Salvare praticamente qualsiasi contenuto Audio/Video presente online

Nota bene (aggiornata il 22 febbraio 2013): questo articolo è stato scritto diversi anni fa e contiene informazioni non aggiornate. Vi consiglio pertanto di leggere il mio nuovo articolo in merito al salvataggio dei video trovati online.

Se siete interessati a scaricare i video dal portare Rai.tv (o Rai Replay) ho scritto una guida apposita. Allo stesso modo se desiderate salvare i programmi da Video Mediaset potete leggere il tutorial dedicato. Lo stesso dicasi per salvare i video da La7.tv, leggete qui come fare.

Quante volte siete stati su un sito web e avete trovato un bel video che avreste voluto salvare per riguardarlo sul telefonino o magari farlo vedere agli amici? Tante scommetto.

Ebbene, sappiate che al di là di poter salvare un video da Youtube (sono capaci anche i bambini di 3 anni) si può salvare praticamente ogni file audio o video su Internet a parte in alcuni casi in cui è molto difficile. 😀

Per prima cosa vi dovete procurare questa estensione per Firefox ed installarla. Dopodiché modificate le sue opzioni come segue: Nella prima scheda abilitate tutte le caselle di spunta, nella seconda le prime tre, nella terza tutte, e nella quarta la seconda.

Ora potete andare su un sito web che contiene il video o l’audio. Io per la prova ho scelto il sito dei video di Mediaset.

Scelto il video, lo avviamo (non è strettamente necessario, ma in alcuni casi aiuta). Ora, ci spostiamo in un punto della pagina in cui sia possibile fare click con il tasto destro, e dopo aver cliccato con il destro scegliamo UnPlug.

Comparirà una schermata in cui troveremo vari link (molti sono inutili) e noi dovremo cercare quello che ci interessa, nel mio caso si trattava del link di uno stream:

Ora, se si tratta di un file semplice, possiamo cliccarci sopra con il tasto destro e scegliere Salva destinazione con nome.

Invece, se si tratta di uno stream, possiamo aprirlo con un riproduttore per guardarlo a pieno schermo. Per salvarlo è un po’ più complicato.

Ora è venuto il momento di scaricarlo. Si può fare in molti modi e con molti programmi (ad esempio Mplayer) ma voglio insegnarvi il modo più semplice.

Andate su questo sito ed inserite il collegamento dello stream trovato con UnPlug. Dopodiché scegliete il formato di uscita e le opzioni. Premete il tasto Convert ed aspettate di scaricare il file già convertito. 😉

Guida base al terminale

Ho cercato un po’ in giro per la rete e devo dire che non si trovano delle belle guide che spiegano cos’è e come si usa il terminale. Nessun problema: ci penso io. 🙂

Cos’è

Per prima cosa in Ubuntu potete andare su Applicazioni > Accessori > Terminale; invece in ambiente Kde potete aprire Konsole. In realtà, un terminale è qualunque programma abbiate aperto che vi presenti qualcosa del genere:

utente@computer:~$

Anzi, più precisamente si tratta di un programma (a volte detto emulatore di terminale) che vi permette di avere in una finestra il computer senza interfaccia grafica, ovvero di interagire direttamente con esso attraverso i comandi.

Analizziamo la scrittura che vi appare all’inizio. utente rappresenta il nome dell’utente che state utilizzando in questo momento, computer rappresenta il nome unico con cui il computer viene visto in rete. La tilde (~) vi dice che siete nella vostra home directory (cioè /home/utente/) e il simbolo del dollaro vi dice che siete un utente normale (e non con i privilegi di amministratore).

Perché usarlo?

In realtà, le moderne distribuzioni Linux (soprattutto le più semplici come Ubuntu) forniscono una buona interfaccia grafica che permette di evitare praticamente quasi tutte le manovre da terminale. Infatti si può fare quasi tutto con un interfaccia grafica.

Tuttavia, in rete si trovano spesso (a volte anche qui sul blog) dei comandi da impartire da terminale. Se li si sa interpretare si possono anche sostituire con azioni effettuate dall’interfaccia grafica, ma è molto più comodo copiarli ed eseguirli, inoltre è più rapido.

Come si usa

Per usare il terminale in genere basta inserire un comando, gli eventuali argomenti (ad esempio il file su cui operare) e le eventuali opzioni. La stragrande maggioranza dei comandi corrispondono al nome di un programma che si può avviare anche da interfaccia grafica, ad esempio:

utente@computer:~$ firefox

Premendo Invio si apre Firefox, ma bisogna ricordarsi di non chiudere la finestra del terminale, altrimenti anche il programma avviato si chiuderà.

Usando il terminale bisogna ricordarsi alcune cose:

  • Il terminale fa distinzione tra le maiuscole e le minuscole
  • Si può completare la scrittura di un comando premendo il tasto Tab dopo averne digitato alcune lettere
  • Per alcuni comandi è necessario operare con i privilegi di amministratore, anteponendo sudo al comando da eseguire. Se si esegue sudo bash o sudo -s si trasforma il terminale in un terminale root (ovvero amministratore). Esempio:
    utente@computer:~$ sudo -s
    root@computer:~#

    Notate il cambiamento della stringa del terminale. Tutti i prossimi comandi che verranno eseguiti saranno con i privilegi di amministratore. Se si usa il comando exit si ritorna al terminale (o console o shell) normale.

Questi sono alcuni comandi principali:

ls, mostra il contenuto della cartella dove si trova, o di una eventuale cartella specificata.

cp, copia un file in una cartella. Eesempio:

cp file.txt cartella

mv, come cp, solo che sposta il file. Si può anche usare per rinominare il file. Esempio:

mv file.txt nuovonome.txt

mkdir, crea una cartella.

cd, si sposta in un’altra cartella.

rm, cancella un file semplice. rm -r cancella una cartella ed il suo contenuto. Da notare che -r è un’opzione; i comandi hanno opzioni proprie, che sono diverse da quelle di altri comandi. Da usare con cautela.

locate, cerca ogni file che contiene una certa stringa nel nome o nel percorso. Può generare un output molto lungo.

cat, mostra il contenuto di un file di testo.

man, mostra la guida alle opzioni ed all’uso di un comando, il che è utilissimo. Esempio:

man firefox

Quando si usa il terminale si può anche “passare” il risultato di un comando ad un altro comando. Ciò può essere utile in alcuni casi e si fa con il tratto verticale |. Qui farò un esempio con i comandi grep e less, la stringa del terminale è abbreviata ad $:

$ cat elenco-numeri-telefono.txt | grep Andrea

Qui immaginiamo di avere un file di testo in cui ogni riga contiene un nome, un cognome ed un numero di telefono. Con il comando cat si mostra il suo contenuto, ma prima che ciò avvenga il comando grep filtra l’output mantenendo solo le righe in cui compare la parola Andrea.

$ cat elenco-numeri-telefono.txt | less

Questo comando invece mostra per intero l’output del comando cat ma in una sorta di “finestra” che si può scorrere con le frecce su e giù. Per uscire basta premere q sulla tastiera (questo vale anche per altri comandi che si comportano in modo simile).

Con questo, ho illustrato i concetti base per poter capire ed usare il terminale. Se avete dei dubbi potete sempre lasciarmi un commento. 😉

Prepararsi bene al rilascio di Ubuntu Feisty Fawn

Domani finalmente verrà rilasciata Ubuntu 7.04, o per gli amici Feisty Fawn! 😀

È presumibile quindi che i server saranno intasati di richieste e il download tradizionale diventerà terribilmente lento. Per questo motivo vi spiego come scaricare abbastanza velocemente ed aiutare anche gli altri a fare altrettanto.

Prima di tutto ricordatevi che domani dovrete andare a questo indirizzo: http://releases.ubuntu.com/feisty/

Dopodiché non dovrete cliccare sui titoli in blu, ma andare in fondo alla pagina e cercare qualcosa come ubuntu-7.04-desktop-i386.iso.torrent (per la versione x86) e scaricare quello. Si tratta di un file BitTorrent.

Lo dovrete usare con un client BitTorrent. Se utilizzate Ubuntu ce l’avrete già installato, altrimenti potete usare ad esempio Azureus.

Probabilmente qualcuno si chiederà perché dovrebbe usare BitTorrent. Semplice, perché permette di scaricare dei pezzettini di file da molte fonti diverse, e mentre lo si scarica se ne condivide una parte con gli altri. In questo modo tutti scaricano in maniera più veloce.

Grazie a questo sistema, ogni nodo contribuisce inevitabilmente alla diffusione del file. Maggiore è l’ampiezza di banda in uscita su quel nodo, maggiori sono le probabilità che il file venga diffuso verso altri nodi. Questo metodo ha anche il pregio di ridurre l’impatto della cosiddetta “leech resistance” (in italiano “resistenza della sanguisuga”), condizione che si manifesta nel momento in cui sulla rete sono presenti molti utenti che desiderano scaricare file più velocemente possibile, per poi sconnettersi appena terminato, senza consentire agli altri il prelievo.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Come ultimo consiglio vi suggerisco di scaricare il live CD nel primo pomeriggio, perché c’è molta gente e con BitTorrent questo è un vantaggio! 😉

Installare Linux dentro a Windows

Ovvero, a tutti quelli che hanno paura di provare Linux, con tutto ciò che comporta come ad esempio partizionare il disco: non avete più scuse! 😛

In questa guida spiegherò infatti come creare una macchina virtuale ed installare Linux dentro ad un file in Windows. Di solito non mi piace scrivere di questo sistema, ma spero che possa essere un incentivo a far provare Linux a coloro che sono ancora restii.

Prima di tutto cos’è una macchina virtuale: si tratta di un software che simula un computer per farci girare dentro un sistema ospite. Insomma un computer virtuale dentro ad uno reale.

Il software di cui andrò a parlare è VirtualBox, i cui binari sono disponibili gratuitamente per uso personale. Dalla pagina di download scaricate l’installatore per Windows. Una volta installato e riavviato il computer, aprite il programma dal menù Start.

Dalla barra in alto cliccate su New e seguite le semplici istruzioni per creare una macchina virtuale. Se digitate il nome di Ubuntu, dovrebbe individuare automaticamente il tipo di sistema operativo. Vi basta solo indicare se è a 64-bit o no. Quando dovrete creare un hard disk virtuale selezionate l’opzione dinamica, in modo che il file sia grande solo quanto necessario. Per il resto, potete restare con i valori predefiniti per gli altri parametri.

Finito questo processo, avete a disposizione la macchina virtuale:

schermata1.png

Ora dovete procurarvi una immagine iso di Ubuntu e aggiungerla come disco DVD nelle impostazioni della macchina virtuale.

Avviate la macchina virtuale e aspettate che compaia il menù di Ubuntu. Premete F2 e scegliete l’Italiano. A questo punto cliccate su Avvia o installa Ubuntu e aspettate che si sia caricato il Desktop. Ora potete provare i programmi del Live Cd. Ricordatevi che potete mettere anche la visualizzazione a schermo intero. 😉

schermata5.png

Dopo aver guardato un po’ in giro, potete cliccare sull’icona di installazione sul desktop e seguire le semplici istruzioni a schermo. Quando vi chiede come volete partizionare il disco ditegli di formattare l’intero disco. Dato che stiamo lavorando in una macchina virtuale, verrà formattato quello virtuale, non il vostro vero hard disk.

schermata6.png

Aspettate che sia tutto concluso e poi scegliete di riavviare. Quando vi propone di rimuovere il disco di installazione, usate il menu di Virtualbox per rimuovere l’immagine ISO del DVD.

Ora fate il login e godetevi il vostro sistema operativo! 😀

 

Il telefonino libero

openmoko.png

Oramai il mondo dei computer può contare su un po’ di libertà dataci dal fatto di poter usare i sistemi operativi liberi, primo fra tutti Linux. Ma fino ad ora non era mai esistito un telefono cellulare che utilizzasse solo software libero.

Ora la situazione sta cambiando con il progetto OpenMoko. Si tratta di un sistema operativo libero per cellulari, che verrà montato per la prima volta sul telefono Neo1973, che vedete nell’immagine. 😀 Per adesso il telefono è disponibile per gli sviluppatori che potranno suggerire dei miglioramenti. La versione per sviluppatori (senza fotocamera e wireless) si può ordinare al costo di 350 $ (circa € 260) più le spese di spedizione.

A settembre 2007 la versione definitiva verrà messa in vendita online, e in versione branded (marchiata) con alcune compagnie telefoniche nei negozi; presumibilmente negli USA. Qui sotto potete vedere un’intervista ad un rappresentante di FIC (l’azienda che produrrà il Neo1973) e del progetto OpenMoko:

Clicca qui per mostrare contenuto da YouTube.
Scopri di più nella privacy policy di YouTube.

Inoltre, vi consiglio di vedere una galleria di foto della versione per sviluppatori del telefono. 🙂

Maggiori informazioni:

Estrarre una fotografia dallo sfondo: ora è facile grazie al SIOX!

Quello che si fa più spesso nella grafica digitale è estrarre le immagini dal loro sfondo per poi comporle. Tale operazione può richiedere molta attenzione e tempo, inoltre è spesso molto impegnativa. Per imparare ad estrarre bene le foto ci vuole parecchio tempo, ve lo dico per esperienza. 😛

La situazione sta cambiando grazie ad una tecnologia chiamata SIOX, che è già implementata nella sua forma più semplice in Gimp 2.3.15.

Se non avete installato la versione di sviluppo di Gimp, qui trovate un comodo pacchetto per Ubuntu Edgy. 🙂 Ci sono anche le istruzioni per averlo nel menù di Gnome. Vi ricordo che il pacchetto si installa parallelamente alla versione stabile di Gimp senza interferirci.

Vediamo ora un esempio pratico. Per la prova ho scelto questa foto di un magnifico gattino su Flickr. Dopo averla aperta con Gimp, scegliamo lo strumento di selezione del primo piano e delimitiamo un area che contenga ciò che ci interessa:

Prima selezione
Prima selezione

A questo punto usiamo il pennello nero per selezionare una buona parte di ciò che rappresenta il primo piano che vogliamo mantenere:

Marcatura del primo piano
Marcatura del primo piano

Una volta finito, premiamo Invio e ci troviamo di fronte alla selezione (un po’ approssimativa):

Risultato
Risultato

Possiamo usare la maschera veloce per rifinire la selezione e sfumarla:

Maschera veloce sfumata
Maschera veloce sfumata

Possiamo quindi usare l’immagine ritagliata come preferiamo, anche solo per metterci un ombra:

Immagine finale ritagliata
Immagine finale ritagliata

Che cucciolosità! 😀

Come risolvere i piccoli problemi dopo l’installazione di Beryl

Quando ho installato Beryl ho dovuto mettere il driver Nvidia per avere l’accelerazione 3D (Devo dire che è fantastica anche per fare una partitina a Open Arena…).
Tuttavia, da allora ho avuto sempre dei problemi con la frequenza di aggiornamento del monitor (Io la volevo a 70Hz e partiva sempre a 85Hz).

Tenuto conto anche che dall’applet di Gnome per impostare la risoluzione le frequenze di aggiornamento sono tutte sballate. All’inizio ho cercato su internet e pensavo di dover riconfigurare il server X. Siccome per fare ciò avevo bisogno di varie informazioni sul mio monitor e la scheda video (informazioni che non ho) ho cercato una strada alternativa.

Ho visto che si può usare come aiuto Applicazioni > Strumenti di sistema > NVIDIA X Server Settings, tuttavia da utente normale ciò va rifatto ogni volta e da utente root ti rovina la configurazione di Beryl (fa sparire i bordi delle finestre).

Mi sono anche accorto però che prima di applicare una modifica ti fa vedere l’anteprima, e io ho trovato il parametro da modificare nel file di configurazione del server X.

Quindi ho dato da terminale:

sudo gedit /etc/X11/xorg.conf

Ho cercato la seguente riga (potrebbe essere un po’ diversa):

Option "metamodes" "1024x768 +0+0; 800x600 +0+0; 640x480 +0+0"

E l’ho modificata aggiungendoci una nuova modalità con la risoluzione e la frequenza di aggiornamento desiderata (nel mio caso 70Hz):

 Option "metamodes" "1024x768_70 +0+0; 1024x768 +0+0; 800x600 +0+0; 640x480 +0+0"

L’opzione va aggiunta prima delle altre.

Infine, per vedere la modifica, sono uscito dal mio account e dalla schermata di Log In ho premuto Ctrl+Alt+Backspace per riavviare il server grafico:

Combinazione da premere
Combinazione da premere

Finalmente lo schermo è impostato sulla frequenza giusta! 😀

Con l’anteprima delle modifiche che viene fornita dal pannello Nvidia potrete eventualmente capire come modificare anche altri parametri, ma mi raccomando: procedete con cautela! 😉

Adesso uso Rhythmbox

Tempo fa non lo avrei mai pensato, considerando anche che ho usato Rhythmbox come esempio di applicazione “semplicistica” nel mio post KDE vs GNOME. Eppure dopo aver provato Banshee (del quale ero rimasto piacevolmente stupito all’inizio) e essermi stufato di ricevere continuamente errore tentando di ascoltare i miei CD di Nek ho deciso di ricominciare ad usare Rhythmbox.

Ed ora sono soddisfatto avendo anche abilitato i plugin per la copertina dell’album (anche quello speciale per AWN), quello di Last.fm e quello dei testi delle canzoni.

Quindi… be’ chiedo scusa a GNOME!

Ecco uno screenshot di Rhythmbox in azione con i plugin della copertina dell’album visibili (sia sulla finestra che sul dock). Da notare anche il scintillante gestore di finestre Beryl. 😉

rhythmbox.png

È arrivato il 2007

Eccoci qui, un altro anno è passato, un anno di pensieri, emozioni, paure, riflessioni, momenti per ognuno di noi è volto al termine e ci dobbiamo preparare ad affrontarne uno nuovo.

Per il blog quest’anno si è concluso benissimo, visto che fino al 31 dicembre ha contato 2510 click; un bel numero se si considera che è online da poco.

Per me… be’, è stato un anno complicato ma comunque mi ha dato delle soddisfazioni.

Crediti foto

Kde vs Gnome

Premettendo che questo post non è inteso come una battaglia agguerrita tra i due Desktop Environment e che quello che scrivo è una opinione assolutamente personale, posso iniziare.

Volevo farvi notare la grande differenza tra i due ambienti più famosi per Linux: secondo me è molto meglio Kde (E dire che io uso Gnome)…

Il motivo di questa mia affermazione è semplice: avete visto che funzionalità ha Kde? Molto più della sua controparte Gnome (perché di solito c’è…). Solo per fare un esempio, prendiamo Ubuntu e Kubuntu. La prima viene equipaggiata con Rhytmbox, la seconda con Amarok; e se si confrontano, le differenze si notano eccome. Eppure sono la stessa distribuzione con ambienti diversi.

Ma ci sono anche cose più banali, eppure importanti. Per prima cosa, se provate ad installare un tema su Gnome, dopo dovrete fare i salti mortali per rimuoverlo, io infatti tutti i temi che ho messo li ho tenuti, anche se non li uso, in Kde basta un click e si può togliere un tema.

Questo perché il progetto Gnome porta all’esasperazione il concetto di semplificazione delle funzioni. Pensate che, mentre in Ubuntu 5.10 potevo impostare varie opzioni dello screensaver, nella versione 6.06 posso solo dire dopo quanto tempo deve partire! È assurdo!

In definitiva, anche se Gnome è una manna per i computer vecchiotti come il mio, poi l’utente con un minimo di esigenze si trova a dover installarsi altri programmi per sopperire alle funzioni mancanti, magari creati per Kde.

Ovviamente se avete commenti potete inserirli qui. 😉