Recensione di BytePac, il case SATA ecologico

Circa tre settimane fa sono stato contattato dalla divisione tedesca di CONVAR, un’azienda che si occupa di soluzioni professionali di Data Recovery. Mi hanno scritto per propormi una recensione del loro nuovo prodotto, chiamato BytePac. Non mi capita spesso di fare recensioni di prodotti, ma avendone letto le caratteristiche e visto un video del suo utilizzo, mi ha colpito particolarmente ed ho deciso di accettare facendone una prova imparziale e critica.

Oltretutto, con GrappaLUG spesso e volentieri ci troviamo a lavorare per il recupero e la reinstallazione di PC più o meno vecchi. Per questo utilizziamo frequentemente dei cavi di collegamento da IDE/SATA a USB prodotti perlopiù in Cina (almeno quello che possiedo io). Avere la possibilità di riceverne uno tedesco e valutarne la qualità mi è sembrato parecchio interessante.

Cos’è BytePac?

A una prima impressione si potrebbe dire che “BytePac è un case per hard disk SATA”: fin qui non sembra nulla di entusiasmante né innovativo. Basta però dire che è fatto totalmente in cartone e già la cosa si fa interessante! Infatti è un prodotto unico nel suo genere, viene spedito imballato in una scatola che è essa stessa parte del kit e può essere utilizzata per archiviare fino a 3 dischi.

La scatola del BytePac kit

La confezione contiene tre BytePac in cartone e l’insieme dei cavi di collegamento (quindi si può usare un’unità alla volta, il che è perfettamente ragionevole).

Nel video ufficiale di presentazione del prodotto lo potete vedere direttamente in azione:

Come si può notare il kit è estremamente semplice e veloce da utilizzare. Inoltre contiene ciò che serve, senza inutili fronzoli che si trovano solitamente nei vari tipi di case per hard disk.

Differenze rispetto a prodotti simili

Non avrei scritto questo post se non avessi notato qualche differenza rispetto ad altri prodotti dello stesso tipo (sarebbe stato inutile annoiarvi con cose già viste). Però secondo me le differenze ci sono e sul sito ufficiale potete trovare un decalogo dettagliato dei vantaggi di BytePac. Io vorrei soffermarmi solo su quelli che personalmente trovo più interessanti:

  • Rispetta l’ambiente A questo tengo decisamente molto: raramente si può dire che un prodotto informatico sia costruito in modo sostenibile ed ecologico. Come vi dicevo, BytePac è totalmente di carta (a parte il cavo, è ovvio) e perciò del tutto riciclabile: è il motivo principale per cui ho deciso di provarlo e per il quale lo trovo assolutamente interessante.
  • È etichettabile e personalizzabile L’aspetto di cartone “grezzo” non gli dà soltanto un look inconfondibile, ma permette anche di etichettarlo in modo molto pratico. Si può anche ordinare una custodia BytePac completamente personalizzata.
  • Viene prodotto con una politica equa e solidale CONVAR si impegna ad evitare la concorrenza sleale e pagare un prezzo onesto ai suoi collaboratori. Citando direttamente dal sito, leggiamo che vengono coinvolte anche istituzioni sociali: “BytePac viene prodotto a Pirmasens, in collaborazione con la fondazione Heinrich Kimmle”.

Forse ho un po’ divagato, però mi sembravano gli aspetti più importanti. Dal punto di vista tecnico comunque si può dire che la “struttura” in carta è stata davvero ben pensata, fornendo un’ottima areazione al disco e allo stesso tempo un collegamento con cavi di ottima qualità. Il fatto di usare un adattatore intermedio consente di cambiare tipo di connessione in futuro (ad esempio da USB2 a USB3 oppure Thunderbolt) assicurando di poter sempre accedere ai dati.

Aspetti da migliorare

Come tutte le cose, anche BytePac ha alcuni lati negativi. Vi elenco le mie impressioni in merito:

  • Il prezzo è lievemente alto Se verificate la disponibilità presso i rivenditori autorizzati, come ad esempio Amazon Italia, vedrete che il kit costa €39,95. In effetti può sembrare esagerato per dei “pezzi di cartone” con un semplice insieme di cavi. La mia idea è che la critica è in parte fondata, il prezzo potrebbe essere abbassato. Tuttavia bisogna anche tenere in considerazione l’ottima qualità del collegamento e la produzione di tipo sostenibile. Spero (e credo) comunque che col tempo il prezzo si abbasserà un po’, come succede sempre nel settore tecnologico.
  • Manca il supporto IDE Certo, alcuni potranno dire che ormai l’IDE non lo usa più nessuno. Però questa è una carenza che altri tipi di cavi non hanno, perciò va sottolineata. Inoltre personalmente mi capita di avere ancora a che fare con dischi IDE per i motivi che ho illustrato all’inizio dell’articolo. Mi è stato però comunicato che è disponibile all’acquisto un adattatore IDE a parte.
  • L’involucro esterno è un po’ scomodo Nulla di particolarmente grave, ma la “fascia” che avvolge il BytePac vero e proprio è faticosa da sfilare e a volte c’è la paura di romperla.

Conclusioni e foto

Secondo me BytePac è davvero un prodotto interessante, sotto punti di vista che non riguardano solamente l’ambito informatico. Penso che alla fine gli aspetti migliorabili non ne pregiudichino affatto la qualità complessiva. Voi che ne dite?

Qui in fondo metto la galleria completa delle foto che ho fatto durante il test, così potete vedere bene come è fatto e come funziona.

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VirtualBox 4 si rinnova in salsa open source e fornisce il supporto USB 1.0

In effetti questa notizia è alquanto vecchia (22 dicembre) però sinceramente non ci ho fatto caso per diverso tempo, probabilmente sarà stato dovuto al fatto che ero impegnato con l’università e soprattutto che quando VirtualBox cambia versione Synaptic non lo aggiorna da solo. 😛

Ad ogni modo il rilascio di VirtualBox 4 secondo me porta diverse novità parecchio interessanti perciò mi fa piacere parlarne. Innanzitutto c’è da dire che il grande cambiamento è relativo alla licenza del programma: tutte le aggiunte proprietarie sono state “isolate” in una estensione e i binari del programma per tutte le piattaforme sono rilasciati sotto licenza GPL, mentre prima ciò avveniva solo per i pacchetti OSE su piattaforma Linux.

Ciò significa che ora anche gli utenti di altri sistemi possono installare, usare e modificare VirtualBox per scopi commerciali senza pagare nulla e liberamente, basta semplicemente non installare l’estensione facoltativa.

Oracle today released VirtualBox 4.0, a new major release. It now has an open architecture using extension packs and the base package is under GPLv2.

In realtà non si tratta solo di questo, ci sono anche altre novità succulente in termini di funzionalità. Non posso elencarle tutte (per quello vi rimando al Changelog) però eccone un estratto:

  • Reorganization of VirtualBox into a base package and Extension Packs
  • Major rework of the GUI (now called “VirtualBox Manager”)
  • Storage: support for resizing VDI and VHD images
  • GUI: add configuration dialog for port forwarding in NAT mode
  • NAT: port forwarding rules can be applied at runtime
  • Linux host USB support: introduced a less invasive way of accessing raw USB devices
  • Guest Additions: Shared Folders now can be marked as being auto-mounted on Windows, Linux and Solaris guests
  • Linux Additions: Shared Folders now support symbolic links

La lista di funzioni dell’estensione ha colpito la mia attenzione per un attimo. Leggendola si nota che aggiunge il supporto USB 2.0. All’inizio ho pensato che fosse come sempre, cioè la versione open source senza USB e quella proprietaria con supporto completo. Poi però ho provato e verificato che invece l’USB 1.0 funziona! Questo permette di usare alcune periferiche come ad esempio le chiavette senza avere la versione proprietaria.

La cosa fondamentale da fare dopo aver installato (o anche aggiornato) VirtualBox è controllare di essere nel gruppo utenti vboxusers.

Autorizzazione degli utenti all'uso di VirtualBox

Se il vostro utente non era attivato è di fondamentale importanza riavviare il sistema prima di provare a usare le macchine virtuali.

Si può a questo punto attivare l’USB 1.0 nelle impostazioni della macchina virtuale ed avviarla.

L'impostazione è singola per ogni macchina virtuale

Come sempre le periferiche USB si attivano dal menu Dispositivi > Dispositivi USB. Mi pare che sia ancora presente il bug per il quale le periferiche con PCI ID nullo (0000:0000) non vengono viste dal menu a discesa, però non ho testato approfonditamente. Ricordate che quando un dispositivo viene attivato in VirtualBox il sistema host non lo vede più, quindi state attenti ad evitare perdite di dati.

Di seguito potete vedere un esempio di macchina virtuale Lubuntu che accede ad una chiavetta.

Memoria USB vista dalla macchina virtuale senza estensione proprietaria

In conclusione vi consiglio di provare subito la nuova versione di VirtualBox, è un’ottima occasione per abbandonare la vecchia versione PUEL e godere di tutte le nuove funzionalità, che vanno ben oltre quelle di cui vi ho accennato all’inizio. Buona virtualizzazione! 😉

Cambiare l’etichetta di una chiavetta usb, in modo chic

Qualche tempo fa, avendo necessità di nominare con il mio cognome la chiavetta usb da usare per i file del laboratorio a scuola, ho cercato un po’ su Google e mi sono imbattuto nel post di Aldolat.

Ho deciso quindi di fare in quel modo, e funziona perfettamente. Adesso, visto che volevo provare un po’ di Bash, ho fatto un piccolo script per rendere un po’ più automatica la cosa. Ecco come fare.

Salvate nella vostra home il file etichetta-usb.sh con il seguente contenuto:

#!/bin/sh
echo "   Questo script rinomina l'etichetta di una chiavetta usb   "
echo "   (è consigliabile inserirlo con l'iniziale maiuscola).   "
echo "   Assicurati di aver smontato la chiavetta usb.   "
echo "   Inserisci il nome dell'etichetta da dare alla penna usb:   "
echo "   "
read NOME
echo "   "
echo "   Inserisci il volume (per esempio /dev/sdb1):   "
echo "   "
read DEVICE
echo "   "
sudo mlabel -i $DEVICE ::$NOME
echo "   Finito. Estrai la penna usb e reinseriscila.   "

Dopodiché fate:

cd
chmod a+x etichetta-usb.sh
sudo mv etichetta-usb.sh /usr/bin
sudo aptitude install mtools

Ora, per usare lo script, modificate il menù, e in una sezione a scelta (tipo Strumenti di Sistema) inserite una nuova voce, il cui comando deve essere:

xterm -hold -e /usr/bin/etichetta-usb.sh

Ricordate prima di avviare lo script che dovete smontare la chiavetta se la sua icona compare sul desktop, e che dovete essere tra gli utenti che possono compiere operazioni di amministrazione. 🙂

Ecco, ditemi che ne pensate. 😀