Pensate di aver cancellato dei file? I malintenzionati li recuperano, ecco come

Un paio di settimane fa ho finito di pubblicare sul sito del GrappaLUG i video del Linux Day 2014. Abbiamo avuto ben 8 talk e il lavoro di montaggio ha richiesto un po’ di tempo.

Sono stato impegnato sia per l’introduzione all’evento, sia in un intervento tutto mio dal titolo Non prestate quella chiavetta. Il talk aveva lo scopo di far prendere consapevolezza alle persone sulla cancellazione dei file, che troppo spesso è solo un’illusione. Molti infatti non sono consapevoli dei limiti di un gesto come “svuotare il cestino” e dei rischi che si corrono in termini di privacy.

Se volete saperne di più su questo argomento, e sui mezzi che hanno eventuali malintenzionati per scoprire quello che pensavate fosse cancellato, potete rivedere il mio intervento. Ecco la descrizione e il video del talk:

A volte crediamo di aver cancellato documenti e file privati dai nostri dispositivi, ma in realtà non è così. Spesso un malintenzionato può recuperare i nostri dati personali e ledere la nostra privacy.

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Purtroppo avevo un po’ di raffreddore, ma tutto sommato credo che il risultato sia stato positivo. Il pubblico in sala era presente e interessato, nonostante fosse l’ultimo talk della giornata. 😉 Se volete, potete scaricare le slide sul sito del GrappaLUG, cliccando qui.

5 pensieri riguardo “Pensate di aver cancellato dei file? I malintenzionati li recuperano, ecco come

  1. Tutto estremamente interessante e UTILE !!!!! Ho fatto fatica a capire ciò che dicevi, ma secondo me non per il raffreddore, bensì per l’eco che si creava col microfono. Infatti in alcuni momenti la voce arrivava chiara, nitida e comprensibile. Magari era troppo alto il volume. Peccato davvero, ma COMPLIMENTI sinceri per il tuo lavoro.

  2. Carina la storia del PC “ricondizionato” (male). Quello delle password sta diventando un problema sociale ormai, così come l’importanza e la quantità di dati sensibili che ormai seminiamo in giro. Chi si ostina a non volere capire meriterebbe un “esempio pratico” sulla propria pelle delle potenzialità di una password compromessa. Cose da “white hat”, eh, niente di criminoso!

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