Unire i puntini

Oggi ho la febbre, perciò sono dovuto rimanere a casa, e ne approfitto per scrivere questo post che pensavo già da alcuni giorni. È da parecchio che non pubblico qualcosa di personale, credo di aver già “abbandonato” da un po’ il bell’equilibrio che c’era sul blog, cioè quello di mantenere un bilanciamento con contenuti riguardanti l’informatica e cose personali. Sono contento quindi di rimediare almeno un pochino.😉

Ripensavo un attimo al famoso discorso di Steve Jobs a Stanford nel 2005, e ricordo che in particolare una parte mi era piaciuta parecchio, e dato quello che succederà entro poco tempo, penso che mi si addica:

Again, you can’t connect the dots looking forward. You can only connect them looking backwards, so you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever — because believing that the dots will connect down the road will give you the confidence to follow your heart, even when it leads you off the well-worn path, and that will make all the difference.

Certo attualmente non posso “guardare indietro” di decenni data la mia età, ma mi pareva ugualmente interessante fare un’analisi degli ultimi 4 o 5 anni, e vedere come si è evoluta la situazione. Ma perché voler fare una cosa del genere?

Be’, sostanzialmente credo che il cambiamento che avverrà a breve sarà in qualche modo importante e incisivo. A gennaio andrò in Danimarca, come vi avevo già detto. Partirò il 6, ma non ha molta importanza, quello che conta è che ci rimarrò per sei mesi. Questo significa — tra le altre cose — non poter rivedere Angela per un bel po’ e dover inoltre abbandonare le attività a cui sono abituato.

La mia espressione inglese preferita è it turned out. Ogni volta che penso a come si traduce, mi dico che a quanto pare oppure è risultato che sono delle traduzioni “surrogate” che non potranno mai essere alla pari con l’originale. Purtroppo è così, molto spesso l’inglese ha delle espressioni meravigliose che sono intraducibili senza diventare insipide. Perché vi racconto ‘sta cosa? Be’ in sostanza l’espressione compare nel discorso originale per tre volte, e mi sembra adeguata a ciò che voglio raccontare.

Quattro anni fa ho iniziato a fare volontariato al servizio 118… compiti di Bassano del Grappa. Ricordo ancora di averlo conosciuto per caso: me ne ha parlato una persona e incuriosito ho voluto andare a vedere. Al tempo posso dire onestamente di essere stato meno socievole di adesso. Ero una persona molto “casa e scuola” e la cosa non mi dispiaceva neanche troppo data la mia personalità introversa.

Sarà stato il gut feeling a cui accennava Jobs, o chissà che altro, a convincermi ad essere incuriosito verso questa cosa pur essendo io una persona fondamentalmente molto restia al cambiamento. Fatto sta che it turned out che il far volontariato è diventato, come dicono anche altri miei colleghi, una “droga”. Ma una droga che fa bene!😛 Infatti ricordo bene di essere andato due volte a settimana durante tutto un anno, quando la disponibilità che ci veniva richiesta era di una sola volta.

Inoltre ha aperto la strada a moltissime altre opportunità, mi ha permesso di conoscere altre associazioni. Con una di queste sono persino finito a Mirandola dopo il terremoto, è stata un’esperienza particolare. E la cosa forse più importante, ho conosciuto “un macello” di gente: moltissimi colleghi (con i quali ci si diverte talmente che val la pena andare solo per quello) e anche la mia migliore amica.

Non sarà divertentissimo dover abbandonare il volontariato. Ma la parte positiva che mi sembra di cogliere è che tutto ciò è venuto fuori perché quella volta mi è saltato il matto di andare a vedere di cosa si trattasse. Penso che ciò mi aiuterà molto a superare lo scoglio iniziale dell’Erasmus.

Ok sarò lontano da casa e da tutti, mi rimetto nuovamente “apposta” in una situazione nuova e a cui non sono abituato. Però se ha funzionato una volta potrebbe funzionare di nuovo.

Potrei farvi altri esempi. Domenica ho superato l’esame di cintura nera primo dan (pratico Karate Shotokan) e anche in tal caso ci sarebbe tanto da dire su cosa turned out. Diciamo che questa sarà la cosa forse meno problematica, in quanto continuerò la pratica trovando una palestra in Danimarca, almeno manterrò qualcosa di familiare, che può essere una buona cosa.😉

Ma non voglio dilungarmi troppo. La conclusione di tutto ciò è che sono contento di come si stanno unendo i puntini finora. E spero vivamente che continueranno ad unirsi anche con questa nuova esperienza, se non altro le buone premesse ci sono. Speriamo bene!

4 pensieri su “Unire i puntini

  1. Bello rileggerti dopo parecchio tempo.
    Appena ho letto il titolo nei feed mi è subito saltato in mente il discorso di Steve…😀

    In bocca al lupo per l’Erasmus!😉

  2. Pingback: Far funzionare bene Skype su Ubuntu a 64 bit « Il blog di Andrea Lazzarotto

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