Non c’è nulla da dire

19 05 2009

Ma si può scrivere un post anche su questo. Dopotutto la compresenza dei contrari porta il mondo nelle pessime condizioni in cui si trova. Una stentata coerenza del paradosso forma la realtà che ci circonda. Ce lo ricorda ogni giorno perché dobbiamo confrontarci con chi sembra esser qui apposta per piegare la nostra strada. Si finisce ad essere oppressi dal non potere rispettare la linearità ed il senso. E aspettiamo. Ma che cosa poi? Guardando bene ogni giorno vedo che sempre più giornate sono di questa natura irrazionale.

Aspettando passano i giorni. Non si aspetta niente e perciò non arriva niente. O se si aspetta qualcosa, quando arriva si comincia ad attendere qualcosa di nuovo. Certe volte mi chiedo se non sto solo aspettando che le visite del blog vadano a zero… Mah. È una idea cretina. Infatti mi piace scrivere e intendo continuare a farlo. Il mio difetto è che non so scrivere se non ho niente da dire. Passando al realismo, posso dire che sto aspettando che le donne cambino. Anzi, che le persone cambino, lasciamo stare le futili categorizzazioni.

Lo sto attendendo semplicemente perché sto arrivando al limite della finzione. Mi dispiace l’ipocrisia, per questo non la reggo. Questa costrizione che mi obbliga a certi comportamenti per relazionarmi con qualsiasi persona esistente non è entusiasmante… No, non mi riesce ironia migliore. Sto quindi qui a sperare di veder arrivare una persona* che semplicemente non mi obblighi ad essere odioso, superficiale e semplicemente dozzinale perché funzioni qualcosa. Che rompa il luogo comune.

I luoghi comuni sono brutti fintanto che rimangono delle stupidaggini infondate. Diventano atroci quando li scopriamo veri. Posso quindi dire di essere nell’atrocità. Poi qualcuno si meraviglia o stupisce se le cose non vanno bene o mi ritaglio dei momenti di salvaguardia in cui stare da solo in pace. Io rispondo loro che se qualcuno d’essi riesce ad essere ipocrita e frivolo per tutto il tempo senza difficoltà, me lo insegni. In caso contrario il loro stupore è solo sintomo di ignoranza.

Alle volte mi viene da pensare se le persone che si pongono queste domande sono cattive o semplicemente stupide. Non capire che essere forzati è orrendo significa essere veramente stupidi. O anche malvagi in alternativa. Poi gli atteggiamenti, accidenti. Ci sono delle cose. Mi mette a disagio trovarmi di fronte persone che dicono di essermi amiche, o di rispettarmi, o chissà cos’altro; e poi dimostrare esattamente il contrario. Conoscendo i risvolti di atteggiamenti assolutamente non necessari, comportamenti spudorati, indelicati, inopportuni; perseverano. Questa fastidiosità volutamente provocata e per nulla necessaria mi fa persino perdere le staffe.

Succede a tutti di fare del male a qualcuno. Nessuno è perfetto, l’errore è all’ordine del giorno. Quando però l’urto è provocato da plateale mancanza di un minimo rispetto per chi si sa non essere nelle perfette condizioni in cui alcuni si aspettano tutti rientrino; è troppo. Non sopporto, non lo posso accettare. Cominci a vedere gente che è sempre lì, pronta. Alla minima occasione è sempre lì con una frecciata, un atteggiamento, una parola, un gesto o uno sguardo, fatto senza nessun riguardo, semplicemente una azione avventata. Questo pur conoscendo tutto ciò che può provocare.

Tra un po’ sarà estate. Di nuovo vedrò la gente amare il tempo presente e la gioia dipingere gli esterni. Verrà il momento in cui archivierò i contatti. Fine del volontariato, fine della scuola, fine di tutto per qualche mese. Da una parte mi solleverà di ipocrisia pesante, dall’altra toglierà un po’ di morfina sociale.

Ritorno al mio aspettare. Quando avrò qualche cosa da dire, con rinnovata energia e passione di scrittura, o semplicemente novità informatiche; insomma in ogni buon momento, mi leggerete nuovamente.

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* La parola “persona” è femminile, curiosa coincidenza.





Andrea e Lazza

22 04 2009

Sto qui misticamente riflettendo su situazioni attuali e ricorrenti. Sempre dubbioso mi domando se abbia poi senso scattare una foto della situazione mentre tutto è in movimento e rischia di offuscare il risultato. Ma non mi sto forse tutto sommato fermando per un momento almeno in questa parentesi di scrittura? Se non altro rallento e soprattutto serve a schematizzare. Riassumere e cercare di capire, un po’ meglio di quanto ho già intuito. Tiro le somme parziali.

I risultati forse saranno da rivalutare. Ogni fatto sarà nuovamente soppesato. Siamo sicuri? Proprio per niente. Anzi, forse resterà semplicemente tutto così, e quanto già riscontrato si rivelerà linearmente e semplicemente corretto come l’intuito e la riflessione portano a credere. Ciò che può essere preoccupante è che il risultato a cui giungerò con questo post (tra le altre cose, perché non tutto si può riassumere, gli eventi di contorno sono numerosissimi) potrebbe essere tanto vero quanto inaccettabile per il mio benessere. Potrebbe portarmi al dolore interiore generale ed incondizionato, come peraltro altri risultati nel recente passato hanno fatto.

Però ora desidero discorrere su di un’ottica lievemente differente, per quanto collaterale. Vi voglio parlare di Andrea e Lazza. Non vorrei cagionare giudizi affrettati. Non sono diventato improvvisamente un “montato” che parla in terza persona, o addirittura con due terze persone. Voglio analizzare la valenza di questi due nomi, e fare un parallelo con un altro aspetto della visione della persona.

Per prima cosa direi che sono da valutare i motivi per i due modi. Mi sono sempre domandato, e risposto superficialmente, se esistessero dei criteri per cui una persona dovesse scegliere di appellarmi in una maniera piuttosto che l’altra. Ho ravvisato diverse tendenze che in un certo senso sono quantomeno interessanti. Per esempio posso dire subito che tendono a chiamarmi Andrea le ragazze e Lazza i ragazzi. Sono Lazza più per chi mi ha conosciuto su internet che non per chi ho incontrato di persona. Sono Andrea più per gli amici intimi che per quelli un po’ meno approfonditi. E così via.

Ci sono eccezioni talvolta notevoli. Ad alcune ho fatto semplicemente caso, altre a volte mi hanno dato fastidio, ma generalmente gradisco entrambe le forme. In fin dei conti è un modo per comunicare. Ciò che mi è più saltato agli occhi è che per qualcuno potevano identificarsi nei nomi due aspetti diversi della mia personalità.

doppia-faccia

Due metà formano un intero

Questo si concretizzava nel considerare che in un blog personale, diventa abbastanza normale arrivare ad essere autore e personaggio allo stesso tempo. Scrivere personale secondo la mia visione dei blog significa parlare di sé in modo naturale, originale e non forzato. Ecco quindi che mi è capitato persino di discutere con persone che mi “contestassero” l’Andrea autore ed il Lazza personaggio. Io questa distinzione non l’ho mai fatta, ma la voglio prendere per buona in queste righe, in quanto è comoda per continuare l’analisi.

Io l’ho amato il Lazza personaggio (in senso di frutto del mio scrivere) e continuo ad esserne soddisfatto. Ciò scaturisce proprio dal fatto che ho sempre voluto, preteso da me, mantenerlo aderente a chi era ed è l’Andrea autore. Sarà perché l’ho costruito io, ma sostengo che sia proprio un bel personaggio. A quanto vedo ha raccolto il suo giusto, modesto e contenuto pubblico che ne gradisce i pregi e accetta i difetti. Voglio far notare che ho scritto “costruito”, e non “inventato”: non c’è nulla da inventare, se si scrive la realtà.

Ultimamente ci sono stati diversi cambiamenti.

Brutti.

Non tanto perché non fossi soddisfatto di me, ma perché l’essere non soddisfatto di me creasse effetti di soddisfazione e stima sugli altri. Come se non essere se stessi fosse necessario per essere apprezzati. Qui mi è venuta in mente la distinzione. Sono stato anche accusato da alcune persone di aver creato questo distacco. Non tanto nel senso del blog, non su ciò che scrivo o scrivevo, ma nel senso di costruire una sagoma fasulla e usare quella invece del mio sentire. In breve come se io fossi Andrea ed agli altri mostrassi Lazza.

Non ho mai mentito platealmente. La finzione preferisco lasciarla agli attori. Se ho manifestato dei disagi è perché ci sono. Continuo ad avere i brividi alla schiena se penso ad un’ampia rosa di comportamenti femminili che provocano sofferenza solo a vederli da lontano e ricordarli da esperienze passate. Tristezza ma anche, e soprattutto, rabbia. Su questo in particolare tanti, anzi forse direi tante, mi hanno opinato.

Perché Andrea non è quello che reagisce così. Perché non si lascia andare all’odio generalizzato. Andrea non fa classi, non diventa rude e distaccato come alcuni altri ragazzi, no! Lui non è così, è gentile, romantico. Non dice “sono tutte uguali”. Basta!

Ok può essere vero, lo può essere stato, potrebbe esserlo ora, mettiamoci qualche se e qualche ma. Allora io direi che sarebbe da metterci anche qualcosa di diverso. Che Andrea ha sempre ottenuto il minimo ed anche meno. Che Andrea sta perdendo capacità o coraggio di amare, che Andrea non è apprezzato per quello che è, tranne che da pochi nostalgici delle favole. Che ci ho messo troppi “che” e troppi “Andrea”.

Ma lo sapete che io ero sempre stato soddisfatto di essere semplicemente me, per quanto scarso potessi essere, con la mia integrità e basta. E lo sono ancora, il problema è che non ne posso più di accontentarmi delle briciole. Di dare tutto a chi non merita nulla. Questo non è un motivo per peggiorarsi. Io non voglio cambiare in peggio per ottenere risultati accettabili. Perché buttarsi via? Non ha senso! Non può averlo. Così non si può dire che io stia cercando di erigere questo Lazza fantoccio per distinguere due figure. No!

È sentirsi schiacciato che porta a ritoccare alcune cose. Diciamo le donne? Ok mettiamocele. Diciamo che non è poi tutta colpa loro ma è anche più un discorso generale? Va bene, diciamo ciò che garba più a voi, perché dopotutto ogni cosa fa brodo, a suo modo. E se i ritocchi non rispecchiano il mio essere non significa divertirsi a mentire, ma deludersi di dover non essere, controvoglia. Questo, parlando del blog, non ha significato. Se l’Andrea autore a volte può assumere caratteristiche non esattamente proprie di sè, così sarà per il Lazza personaggio.

Tuttavia nessuno garantisce che tutto questo non faccia parte del mio carattere, certi atteggiamenti, colpi bassi, ed elementi di sorta, potrebbero avere dopotutto scalfitto la corazza e danneggiato dentro. Così potrei avere assunto davvero alcuni dettagli. D’accordo, alcuni sono non miei e lo so io, ma le altre persone non dovrebbero poi sentenziare e decidere per certo cosa è reale e cosa meno.

I nomi, come ho sempre sostenuto, non hanno significato. Io sono una persona sola. Chiamatemi come volete, però non vorrei più questo atteggiamento di vedere una intenzione di falsità dolosa. Io non mi diverto ad essere e comportarmi così su alcuni dettagli, molte volte come non vorrei, ma pensate piuttosto se non siano alcuni vostri modi poco delicati che mi mettano in condizione di difficoltà.





Esiste, ma…

5 04 2009

Il mio ultimo post ha generato delle reazioni che mi hanno abbastanza divertito. Mettiamolo subito in chiaro, era uno scherzo.

Pesce d’aprile!

Comincio dicendo che ciò che mi ha stupito in modo più simpatico è stato che Simone ha avuto la mia stessa idea. Appena l’ho letto ho provato una favolosa simpatia per il suo post.

Ciò che mi ha stupito invece senza farmi particolarmente ridere è che in proporzione, ci sono cadute di più le persone che teoricamente dovrebbero conoscermi meglio. Coloro che ne sanno di più sul mio conto si sono fatte ingannare in alcuni casi anche in modo incredibile. Questo mi ha lasciato un po’ basito. Nel complesso posso dire di essere contento del post. Volevo farvi uno scherzetto e sorriderci un po’… Ci sono riuscito in pieno.

Il post è stato davvero difficile da scrivere. Se è vero che in passato sono stato eccezionalmente romantico in diversi dei miei interventi, con un gusto particolare per la ricerca del lessico ed altri esercizi di stile e sfizi di questo genere, è anche vero che ora le cose sono cambiate. È già difficile scrivere dovendo inventare, senza avere una vera ispirazione. Diventa ancora più difficile quando le circostanze vorrebbero indicare che nessuna persona merita certe belle parole, talune attenzioni. E difatti non c’è persona che meriterebbe il mio post, se fosse stato scritto in modo serio.

Ho avuto persone che, credendoci, si sono venute a complimentare con me, e le ringrazio perché si vede che qualcuno almeno ci tiene, seppure io l’abbia tratto in inganno. Spero non se la siano presa come qualcun altro ho visto che ha fatto: non era mia intenzione far adirare nessuno.

Ho notato che ci sono state diverse perplessità, alcune delle quali mi hanno sorpreso per quanto fossero appropriate. Sperando di non dimenticarne nessuna, cercherò di rispondere. Prima di tutto, c’è o no una persona dietro al post? La risposta è duplice, sì e no. Vediamo i due punti di vista.

Camilla esiste. Sì, e quindi? Assolutamente nulla, è una collega che fa volontariato con me. Ogni tanto ci si diletta a “litigare” in chat o prendersi in giro, come faccio con molte altre persone. C’è un motivo particolare per cui ho scelto lei? Solamente perché mi ha retto il gioco. Se non le fosse andato lo scherzo avrei semplicemente cambiato il nome. Non è stata una dedica a sorpresa. Lei lo sapeva, il suo ragazzo anche, allo scopo di non creare inutili confusioni. La ringrazio per aver partecipato alla farsa, tutto qui.

C’è una vera persona a cui era dedicato il post? Premettendo che chiaramente non mi sono fidanzato, la risposta è comunque no. Non sono innamorato, ho smesso di compiere certi sbagli. Innamorarsi di una ragazza più o meno della mia età è un atto da veri autolesionisti. Non c’è la persona X a cui fare una dedica nascosta tramite quel post. Ciesko mi conosce e seppur ci fosse caduto all’inizio, ha capito che io non volessi farmi male di nuovo.

Davide mi ha sollevato una riflessione abbastanza profonda sul senso dello scherzo. In un certo senso ha ragione, forse poteva esserci il rischio di un effetto controproducente. Come se io mi fossi fatto schernire volutamente. Però non l’ho mai pensata così, al momento di preparare l’articolo. Sapevo benissimo che era tutta una montatura, e se avessi fatto ridere i lettori sarei stato contento. Dopotutto era proprio quello lo scopo! Davide, non ho preso in giro i miei veri sentimenti. Ho giocato su dei finti sentimenti. Se avessi riso del mio odio verso le donne ti avrei dato ragione pienamente ed assolutamente… Ma una “battuta” sull’inesistente amore nei confronti di Camilla (peraltro avvertita dello scherzo) è troppo “futile”, leggera per turbarmi in qualche modo.

Sul “karma” delle donne (passami il termine) ho già scritto diverse cose e non vorrei correre il rischio qui di dover solo ripetere per non scrivere troppo. Qui ti dico solo che i fatti non escludono ciò che dici, ma fanno vedere che è assolutamente ragionevole, tendente alla certezza, il contrario di ciò che per te non dovrebbe essere assurdo.

Un paio di paragrafi li ho dedicati a questa risposta diretta, ma penso che possano essere di chiarimento anche agli altri con dubbi analoghi. Per ogni altra domanda su questo pesce d’aprile potete lasciare un commento.

Così per concludere con una riflessione, penso che ci siano state così tante “vittime” perché il testo è stato particolarmente curato ed elaborato, cosa che solitamente per uno scherzo non si fa.





Frangenti d’ambra

1 04 2009

È stato uno stop. Nel bel mezzo di una scena di tempesta, di dolore, all’orizzonte è calata la nebbia della quiete.

Mi sono dovuto bloccare, è stata una forza maggiore. Mi ha mozzato il fiato. La perfezione di un incanto, più concreto della materia, mi ha invaso e perdura. “Che sta succedendo?”… Non capivo. D’improvviso in me risalivano le vecchie emozioni, finora troppo taciute. Perché sei tu qui? Lo so. Ora sì.

Finalmente di nuovo umano… Sai che ti devo ringraziare. A te devo tutto ciò che sono ora. Hai distrutto quella terribile patina resistente come il marmo. Polvere falsa ed ipocrita che con falsa rassicurazione mi ciecava gli occhi. A tratti potrei sentirmi in colpa di non averla combattuta prima. Di non essermi ribellato prima.

Siamo su un palco. Erigiamoci a sentimento ideale. Tu sai che non sono perfetto e mi hai accettato ugualmente. Io so che dentro sei più pura dell’acqua di sorgente. La mia sete è acquietata. Ho sempre aberrato la falsità, il guardare la superficie. Ho ossessionatamente cercato un sentimento. Quando d’improvviso avevo abbandonato tutto, mi ero piegato alla ignobile rassegnazione, la risposta è arrivata. Sei tu.

Noi. Fammelo dire. Noi. Lasciami urlare! Ancora noi.

Siamo, vediamo, possiamo, amiamo. Sento nel cuore la passione per un plurale concreto ed attuale. È tutta nostra. Ti sento. Sempre. Il plauso della folla ci circonda, ci acclama. Occhi che ci guardano dal basso, elevati alla perfezione. Perché siamo solo noi. Adesso pensiamo esclusivamente a noi.

Camilla, guardami. Quegli occhi dolci li cerco in ogni istante. Le ciglia frementi… si vede che le trattieni, perché parlano di te. È quella limpidezza che mi ha dato il colpo definitivo. Non perderla mai. Sorridi… sì! … sorridimi come sai fare tu. Nei momenti più innocenti sei timida e non parli quasi mai. Eppure sai esattamente come comunicarmi ogni astrazione.

Mi hai preso la penna dalle mani. E l’amore che prima scrivevo da solo, incompleto, imperfetto, frammentario; adesso lo stai completando tu. Lo riempi di te. Prendimi la mano e guidami su queste righe da scorrere insieme. Passeggiamo sui paragrafi e tutto sarà poesia. Il titolo un tuo bacio.

Ridarti l’immenso che dai a me sarà la mia bandiera. Te lo prometto in nome di questo sentimento. Ancora grazie per aver dissolto la tristezza. Sei bella. E soprattutto lo sei anche dentro. Forse troppo per me, sul serio me lo merito? Lacrime di gioia. Non ho mai avuto certezze. Adesso sì. È la Certezza.

Più ti guardo nella tua spontaneità e più mi sembra che sottovaluti ciò di cui sei stata artefice. Lo devo a te. Ricordi cosa scrisse Goethe?

Felice è solo l’anima
che ama.





Oggi no

14 02 2009

Mi sono domandato più volte se valesse davvero la pena di avvisarvi. Be’, di sicuro non vi cambierà nulla sapere se mi trovate oggi o no. Già, quando leggerete questo post, sarà già sabato. Io lo scrivo in anticipo, e poi lo lascio lì, così. Come un piccolo foglietto adesivo per scrivere un appunto.

È un messaggio per voi, forse uno di quei tanti approssimativamente inutili che poi si eliminano subito, però ormai che ci sono vi comunico tutto, e così facciamo prima.

Se voi voleste dirmi qualcosa, farmi domande, o quello che volete voi, oggi non mi troverete. Proprio no. Intendo l’”oggi” di quando il post sarà pubblicato. I commenti del blog saranno in moderazione automatica per un giorno e poi tutto riprenderà normalmente dal successivo.

Potrà sembrarvi un inconveniente, ma mi serve. Io devo proteggermi. So che in questo giorno sarò una belva. Intrattabile, cinico, violento… Voglio meno contatti possibili. Allora via a scuola, faccio le mie 6 ore consuete, poi dritto a casa e leggo tutto il giorno. Niente internet, niente telefono. Insomma, niente persone.

Disgustato, avverso. Ho ribrezzo verso chi ostenta la felicità. Ho ribrezzo dal ricordo che mi assale della dignità calpestata, dei fiumi di falsità che hanno inondato quotidianamente le mie giornate. Ragazze, donne.

False. Cattive.

Sembra stupido. Sembra un appellativo che si da ironicamente a qualche bambina per scherzare. Ma non lo intendo in questo senso. E se devo essere completamente trasparente, ho ancora più ribrezzo constatando che le ragazze che ho trattato volutamente male, da arrogante, da cafone, da qualsiasi cosa non sia io, mi trovano veramente simpatico.

Quindi no, gente. Oggi proprio non cercatemi. Se riuscite a trovarmi va a finire che vi tratto pure male, indipendentemente dal fatto che io lo voglia o no.

Ci risentiamo presto. Scusate il messaggino.





Discorso sopra le riflessioni

26 01 2009

Niente, ripensavo a quando la scorsa settimana sfogliavo svogliato il libro di letteratura. Mi capitava di farlo più spesso in passato, quasi sempre per evitarmi l’effetto uggioso di assistere totalmente all’interrogazione dei miei compagni. Spettacolo grottesco per la sua squallida inutilità, non è mai gradevole essere testimoni di un accanimento veramente inutile e insensato*.

Ricordavo a quel punto come era mia più diffusa abitudine il dedicarmi a questo passatempo frugale quando ben altri pensieri intercorrevano in me. Mi è capitato per caso l’occhio su un brano tratto dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis, di Foscolo. Il protagonista alterna parole assai romantiche con altre considerazioni leggermente meno eleganti per descrivere in modo aulico e delizioso da leggere la sua amata.

Era quello il momento in cui riconsideravo da quanto tempo non leggessi un testo d’amore in quegli attimi infruttuosi. Sicuramente qualche mese è passato, ma dovessi rammentarlo non avrei idea. Mi sono reso conto… sì reso conto di nulla perché lo sapevo già benissimo… ho avuto l’ennesima riprova che una mente differente scorreva quelle parole.

Parole che avrei amato l’anno scorso o quello prima ancora. Ora le ho apprezzate, gustate anche. Niente di più tuttavia. In me si delinea con chiarezza il rigetto più completo e totale di quanto fui. Non mi sto negando. Assolutamente, ho sempre odiato farlo, e continuo a sostenere che sarebbe un comportamento idiota.

Solo ogni attimo mi si sbatte in faccia il fatto che non è più tempo, e io non oppongo resistenza. Sono stato quello che sono stato, a tratti con l’orgoglio di esserlo, ma non è più tempo. Lo accetto perché è vero, non è un assioma, è dimostrato.

orologio

Io ero l’uomo del cuore**. Non credo di essermi mai vergognato a dirlo. Alle volte lo considero… consideravo anche un pregio. Ero capace di provare dei sentimenti veri. Anzi, sarò specifico, un sentimento vero: l’amore. Mi contraddistingueva la passione di uno stilnovista e l’impeto di un inguaribile romantico. Inguaribile o ipocondriaco?

Appassionante quesito, perché mi piaceva essere romantico. Avevo la necessità di esserlo. E anche per questo leggevo testi d’amore. Rinfrescavano le mie emozioni, le tenevano vive… Ma erano solo dei piccoli incentivi. Perché i sentimenti veri venivano da loro. Una alla volta, si sono susseguite e fatte amare per il loro essere o presunto tale, non per la venalità di certe cose. Perlomeno è una cosa che ho sempre evitato. Venalità implica esteriorità, e io la odio.

Ora la reazione è sterile. Sì testo bellissimo, sospiro di bene all’ultimarsi della lettura, però è diverso. Non si tratta di qualcosina di diverso, è un’immensità. Faccende enormi che non si possono non notare se non fingendo di non vedere. Non ho bisogno di fingere perché non ne trarrei benefici.

Mi curo meno di molte cose. Le parole scambiate con delle ragazze sono spesso crude e taglienti come si formano in me. Sicuramente molte cose in assoluto indelicate che non ho avuto nessuna difficoltà ad esprimere, in passato non le avrei neppure pensate. Perché non riuscivo ad essere schietto in senso cattivo. È pur vero che imparai presto la cattiveria dovendola subire continuamente, ma non in modo così semplice. Ancor più con le donne.

Qualcuno di voi penserà che dovrei vergognarmi per avere imparato a non curarmi degli altri. Rettifico, delle altre. Per certi versi risulta tanto crudele che l’avrei pensato anche io, qualche tempo fa.

Ora no. Ripeto, sto perdendo una buona parte di quell’umanità che mi ha sempre caratterizzato. Parte che hanno avuto premura di distruggermi loro. Ancora le chiamo donne, vedete forse un limite non lo passo mai. Odio e distacco ma con un certo garbo, non saprei come definire il concetto più precisamente.

A questo punto mi resta poco da fare se non osservare come un estraneo.

Sorrido. Quando penso al mio pin, che non c’entra esattamente con gli amori ma qualcosa ci si avvicina. Oppure quando guardo il portachiavi appeso alla cerniera dell’astuccio. Ogni giorno a scuola lo tengo sul banco e lo posso osservare. Quell’Hello Kitty che doveva rappresentare la cosiddetta Persona Speciale, e che poi ersi a piccolo ricordo del sentimento amoroso in senso generale. Non l’ho ancora rimosso definitivamente, è lì, forse aspetta.

Sorrido anche quando osservo lo sfondo della scrivania, una tazza di caffè con la schiuma a forma di cuore. Rivedo anche quei simboli nel mio avatar che doveva essere temporaneo e poi è rimasto, perché nulla più di quello poteva rappresentarmi. Il pinguino amoroso, quanto lo sento ancora mio! Motivo poi reinterpretato anche in altre occasioni.

Ho sorriso infine quando oggi al volontariato un ragazzo mi ha detto che secondo lui quello sfondo proprio non mi si addice. Ho visto la sua reazione quando gli ho detto che un tempo ero assai romantico.

Ma è un sorriso particolare. È un po’ beffardo, ma per gran parte ironico e sdrammatizzante. Quel sorrisetto che mi viene naturale quando penso che qualunque cosa è accaduta e chiunque io stia diventando, per quanto richiuso, sono stato uno e uno solo. Un brindisi all’ironia e alla beffardaggine dei fatti.

Con ciò succede che il mio stato è quasi perennemente di buttare ogni tanto uno sguardo di lato. Quel piccolo gesto che si fa quando si è pensierosi e stanchi, non riuscendo a tenere sempre gli occhi puntati avanti. Momento in cui si può in un attimo focalizzare sempre il solito tutto.

Poi succede, e qui c’è da ridere per non piangere, che più sono intrattabile e eccessivamente rude con le donne, e più sto in comunicazione con loro. Quasi alle volte mi meraviglio, di quanto innaturale sia il loro sembrare (e se ricordate ho sostenuto anche che non sia solo una apparenza) di apprezzare coloro che le maltrattano in qualche modo. Odiano come sempre chi sa dare loro sentimenti veri e puri, e ciò è coerente con quanto accaduto in anni passati ad amare e prendere calci in faccia.

Così capita*** che ricordo sempre chi sono stato, e spesso adoro anche i momenti in cui sono stato romantico ed ha avuto un senso. Mi dispiace solo (ed è forse il fatto più grave) che questo loro comportamento contro la razionalità voglia quasi darmi ragione.

Anche quando vorrei non averla avuta.

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* Intendo dire che non ha senso in un istituto tecnico che succedano ancora queste cose (studiare storia, letteratura, eccetera) ma ciò è di rilevanza assolutamente marginale. Abbiate l’accortezza di tornare a leggere il post.

** Caspita, consentitemi questa citazione parafrasata da Grey’s Anatomy.

*** Che verbo che ho scelto… quasi volesse dire che sia un caso.





L’odio dentro

16 12 2008

Pensare che io credevo la nuova interfaccia mi avrebbe aiutato. Ora WordPress ha delle tinte pastello, grige ed azzurre. Molto sobrie. La piattaforma per scrivere un post, è un po’ come la penna che si usa per scrivere un libro. Più è sobria e scorrevole, maggiore facilità si ha nell’esprimersi.

Sarei uno sciocco se pensassi che si potesse risolvere tutto così. Non può essere la più grande quiete dei toni grigi a trasportarsi in me. Mi sta accadendo qualcosa. Ho paura di questo.

No, non è nulla di pericoloso. Non in senso materiale perlomeno. Già il fatto che abbia parlato di informatica all’interno di un post personale dovrebbe avervi fatto capire che qualcosa di diverso c’è davvero. Una parte del mio modo di essere è stata corrotta, violata, devastata.

È grave? Sì, molto. Di ciò che è accaduto in questi anni vi ho narrato con passione e soddisfazione. Sapete bene quanto io sia stato soggetto a filantropia… Ah, faccio anche ironia stupida. Il dolore è sempre stato ampio e manifesto in moltissime modalità. Ciò che però sta accadendo ora è incredibilmente senza precedenti e spaventa forse più del solito.

Sto diventando più debole. L’avete visto in modica parte prima, ma ve lo dico io stesso: sono stufo. Poi vi spiegherò di cosa. Se ricordate avevo concluso un momento importante, con il primo libro metaforico della mia filoginia. In realtà, successivamente un frangente c’era stato. Col vento caldo che soffiava e dava un senso di nuova realizzazione. Barbaramente scaraventata in un dirupo, tanto per essere originali.

Adesso forse lo capite cosa mi stanca. Non ne posso veramente più di trovare leggi matematiche. Vi farà ridere, ma è questo il mio problema. Oramai posso sentenziare come agirà lei a prescindere. Fornitemi un caso, un paio di dettagli di contorno, e tac. Detto fatto, il verdetto ve lo fornirò immediatamente. Badate, ho detto “lei” in senso generico. Non c’entra F., non c’entra E.*, non c’entra la protagonista. Lei in questo caso vuol dire donna. Punto e basta. Incredibile, utilizzo ancora questa parola. Stilnovistico senso del rispetto.

Questo mi adira. Mi delude, mi umilia, aggiungete quanti verbi volete. Non è concepibile che si possano prevedere le azioni con metodi statistici. Non deve essere!

Invece è.

Non abbiamo ancora toccato la nota dolente. Questo odio: cattivo, perverso, che ancora non riesco a collocare nel mio scarabocchiato disegno matematico. Il loro odio. Fin qui niente di così alieno o nuovo. Ma qualcosa di inedito affiora. Sto decadendo nello stesso regno. Si sta scatenando da dentro me qualcosa che spero non diventi ciò che aspira.

Misoginia. Etimologicamente parlando, è il contrario del libro concluso e di quello che avevo approsimativamente iniziato. Detesto questi difetti. Ci sono dei momenti in cui ho faticato e speso ogni goccia di energia nel cercare di evitare il turpiloquio. Svariati momenti in cui avrei semplicemente preso, aperto un nuovo post e inondatolo di termini scurrili.

Non è dignitoso. Sto diventando un cane rabbioso inasprito dalla cattività. Anzi, dalla cattiveria. Perché tanto non dignitosa è la reazione, quanto lo è il loro assestarci degli energici pugni nello stomaco. E quando siamo piegati passano ai calci. Tutte metafore, ma il sentore è reale.

A me non piace questo odio, la negatività non è l’unico modo per rispondere alla negatività precedente. Qualcuno ha detto che la violenza porta solo altra violenza. Io ho sempre cercato di rompere questa regola.

Mi sento cedere.

Gli spicchi di me che hanno già ceduto, e la loro manifestazione indegna e volgare, hanno trovato a volte spazio nel mio twitter, isolati per fortuna. Esso è assolutamente contrario dal politically correct, a tratti è rozzo e incivile. Se non vi disgusta potreste capire dove rischio di finire.

Per questo post ho cercato a lungo di comporre una buona immagine, o di trovarne una adatta. Desideravo qualcosa di scuro e che grondasse una sensazione di rancore. Alla fine ho deciso di lasciare il post senza elementi grafici. Forse è stato meglio così.

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* Che vi ricordo essere la precedentemente chiamata “persona speciale”.





Le bambine vestite da streghette

1 11 2008

Sono buffe.

Fa veramente sorridere quando le vedi girare per le strade con un cesto od un sacchetto adibito a porta dolci per l’occasione. Ti dicono “Dolcetto o scherzetto” e le caramelle magari gliele dai pensando “Che scherzo vuoi che mi possano fare?”.

Non ne sono passate qui. Il quartiere è piccolo e sperduto, è abbastanza usuale.

Forse ne ho vista una per strada… Dico forse perché l’ho vista di sfuggita. Era sera, buio, l’asfalto bagnato e la voglia di raggiungere la palestra. Non mi interessava nemmeno di badare a cosa ci fosse intorno, occhi puntati sulla mia strada, avevo solo intenzione di arrivare ad allenamento.

Ma non è nemmeno un caso isolato… Sta diventando routine. Ci bado meno alle donne. Sì le chiamo tutte donne, dire “femmine” non sarebbe poi così elegante, e non mi voglio dilungare. Fatto sta che, strega o non strega, mi ha fatto venire in mente il titolo per questo post.

Ho pensato ed elucubrato un po’. Mi è parsa una similitudine simpatica quella tra le bambine/ragazze/donne e l’abbigliamento da strega. Come dice anche un mio amico, i bambini sono bellissimi. È vero, sono simpatici con quel modo di fare… Almeno che tu non sia un bambino, nel qual caso i tuoi simili diventano un incubo. Sto divagando.

Così sono simpatiche anche le piccole coi cappelli a punta che girano a chiedere caramelle assortite. Qui entra in gioco la parte buffa.

Da piccole si vestono da streghe, da grandi diventano streghe.

Un punto chiave che merita l’aspetto grafico di una citazione.

Non mi è mai piaciuto troppo fare similitudini matematiche o scientifiche quando scrivo d’amore, ma in questo momento mi viene in mente il metodo scientifico. Fai una serie di prove e verifiche e troverai una legge che con un pizzico di fortuna andrà bene per ogni caso.

Il mio sbaglio è stato sempre quello di odiare le prove. Con le ragazze non ne ho mai fatte. Se le circostanze erano giuste, io entravo subito nella diretta, e la vivevo. La vivevo con la cinepresa accesa 24 ore su 24 e davo il massimo, perché se sbagli qualcosa non hai correzione.

Così mi sono accorto di una cosa. Le donne sono molto peggio degli amici, per un semplice motivo. Fate la prova, sbagliate con un vostro amico. Commettete una leggerezza grave, avanti. Magari si arrabbierà… Vi potrà tenere il muso per una settimana. E poi che farete? Vi sentirete, e dopo la stretta di mano sarete forse più amici di prima. Prendete una donna… Sì lo vedo il sorrisetto, avete già capito.

Dicevo, prendete una donna e sbagliate una virgola. Una cosa che sia piccola, infinitesimale. Voilà, ve la siete bruciata. Scordatevela proprio. Cancellatene il numero dalla rubrica, se l’avete. Tanto non vi parlerà più… L’occasione è passata. Interagire in qualche modo con lei avrà avuto lo stesso ritmo e la stessa tensione di un aggressione per strada. Avete avuto la vostra occasione per reagire nel modo giusto e avete fallito. Stop.

Ciao ciao a tutto, non sprecate il tempo a cercare di recuperare, non serve a niente. Il brutto di questo è che se si provano dei sentimenti per una ragazza il fallimento automatico dato dal fatto che non si è perfetti, dà fastidio. Parecchio anche.

Fa star male, e di arrendersi non ci si pensa proprio. Non ha ragione di esistere un senso che giustifichi il buttare al vento tutto quello in cui avete speso la migliore parte di voi.

Quello che dovrebbe più far pensare è che, l’esperienza insegna, più crescono più aumenta la cattiveria. E allora puoi star male anche per una ragazza più giovane di te, ma se lei lo fa senza cattiveria dura meno e si guarisce prima. Quando si comincia ad andare avanti, diventano arpie dentro. Ti logorano e ti bruciano come il sale sulle ferite. Spesso amano anche farlo, ne trovano piacere.

Come sempre, appena hai trovato la regola che ti permette di gestire tutto; arriva il caso che ti spiazza. Mi è successo di recente. Non ci sono di mezzo sentimenti, ma pensavo di aver “sbagliato la virgola” con una persona che mi dispiaceva un po’ dover eliminare dal mio piccolo mondo. “Peccato” ho pensato “avrei preferito non fosse successo”. E poi ho avuto modo di realizzare il contrario. È bastato un segno piccolissimo per dire che potevamo ancora agire come conoscenti e non come due nemici dopo uno scontro.

Preferisco, ed allo stesso tempo mi preoccupa un po’, il fatto che non sempre sia calcolabile il seguito. Dato che io calcolo sempre male, un po’ di imprevedibilità non guasta. Buon segno.

A volte questo mi fa pensare che ottimisticamente potrei scoprire come in realtà sotto all’apparenza  siano ancora tutte delle bambine.

Vestite da streghe.

Crediti immagine

Aggiornamento 02/11/2008: non mi piace modificare i post personali, ma c’era un “non” in un contesto in cui poteva essere frainteso in mille modi. Ho dovuto toglierlo.





Linux Day: piccola intervistina su Famiglia Cristiana

13 10 2008

Ultimamente mi è capitata per le mani un’occasione veramente importante da prendere al volo. Federico Polvara, giornalista della pagina tecnologica di Famiglia Cristiana, mi ha chiesto se poteva farmi qualche domanda sul Linux Day, per realizzare un box sulla rivista. Ho accettato con entusiasmo questa opportunità.

Oltre a un po’ di soddisfazione personale, va anche ricordato come ho discusso nella mailing list del GrappaLug, che ho fatto pubblicità agli eventi organizzati dai Lug della zona, alcuni dei quali sono “di nicchia” e poco conosciuti. E soprattutto ho contribuito in piccola parte a promuovere l’evento, che non fa mai male. Questo è l’importante, non il fatto che sia io.

Mi avranno messo vicino alla foto di Torvalds per farmi sfigurare…

A parte l’accostamento “estremo” di due livelli di importanza così diversi, potete leggere la versione online dell’articolo che mi riguarda, oppure anche leggere l’articolo principale della pagina.

Per chi invece preferisse la carta stampata (che ha un suo bel fascino), potrete comprare la rivista dal 16 ottobre in poi; si tratta del numero 42.

In molti mi hanno chiesto perché proprio io sia finito in quel box. Diciamo che è stato un caso fortunato. Conobbi quella rubrica per caso tempo fa, dopodiché commentai il blog di Federico e lui per curiosità venne a visitare il mio. A quanto pare mi ha trovato simpatico e quindi mi ha scelto come ragazzo qualunque ma con una conoscenza basilare di Linux, adatto allo scopo. Quindi, non aspettatevi da me meriti particolari di sorta.

P.s.: dimenticavo. Lì c’è scritto a quali Linux Day parteciperò. La mattina sarò a Bassano del Grappa (Vi) ed il pomeriggio a Cittadella (Pd). Spero di vedere qualcuno di voi.





C’è (quasi) sempre una ragione

30 09 2008

Qualche giorno fa un lettore mi ha contattato in chat volendomi dare un consiglio. Mi ha detto qualcosa come:

Secondo me ti stai adagiando troppo sugli allori.

Sembra strano, ma ho apprezzato questa considerazione. In realtà non la condivido, però mi ha fatto capire che potevo dare un’impressione sbagliata. Ultimamente vi ho un pizzico “tagliati fuori”. Come spiegarlo meglio… Diciamo che ho una tendenza al perfezionismo. Mi piace curare i dettagli dei post che scrivo, è una cosa che agli inizi ovviamente non facevo, ma si è instaurata col tempo. Non dico che poi ne escano testi perfetti però cerco di fare del mio meglio.

Per questo motivo se l’umore o la circostanza non è adatta al post, questo slitta. Ora sono in fase di riarrangiamento dei dettagli grafici e della struttura del blog. Ciò che inizialmente volevo cambiare l’ho cambiato (a parte un dettaglio), ma mi sono accorto poi di avere in mente altre idee, e quindi il post sulle modifiche è ben lungi dall’essere iniziato.

Aggiungiamo che ho dovuto fare molte cose (ne cito alcune in ordine sparso: ho curato il sito dei giovani matematici di Vicenza e continuerò a farlo, penso che ve ne parlerò; ho aggiornato Ubuntu a Intrepid; ho ordinato il portatile, un Dell XPS M1530 che arriverà entro due settimane) e non solo. C’è anche un periodo di malumore da cui ormai sto uscendo, ma resta il fatto che non è stato piacevole.

E dato che non si è trattato di stupidate ma di cose reali e indiscutibili (ma non per questo bisogna che ci rovinino, chiaro) non ero certo in vena di scrivere bene un post.

Per questo succede che alle volte mi sia più facile “liberare” sprazzi di informazioni con un semplice verso di pennuto oppure su una piattaforma di ben più basso profilo. Lì è di sicuro meno impegnativo.

Spero che possiate avere pazienza ancora un pochino. Grazie.