L’odio dentro

16 12 2008

Pensare che io credevo la nuova interfaccia mi avrebbe aiutato. Ora WordPress ha delle tinte pastello, grige ed azzurre. Molto sobrie. La piattaforma per scrivere un post, è un po’ come la penna che si usa per scrivere un libro. Più è sobria e scorrevole, maggiore facilità si ha nell’esprimersi.

Sarei uno sciocco se pensassi che si potesse risolvere tutto così. Non può essere la più grande quiete dei toni grigi a trasportarsi in me. Mi sta accadendo qualcosa. Ho paura di questo.

No, non è nulla di pericoloso. Non in senso materiale perlomeno. Già il fatto che abbia parlato di informatica all’interno di un post personale dovrebbe avervi fatto capire che qualcosa di diverso c’è davvero. Una parte del mio modo di essere è stata corrotta, violata, devastata.

È grave? Sì, molto. Di ciò che è accaduto in questi anni vi ho narrato con passione e soddisfazione. Sapete bene quanto io sia stato soggetto a filantropia… Ah, faccio anche ironia stupida. Il dolore è sempre stato ampio e manifesto in moltissime modalità. Ciò che però sta accadendo ora è incredibilmente senza precedenti e spaventa forse più del solito.

Sto diventando più debole. L’avete visto in modica parte prima, ma ve lo dico io stesso: sono stufo. Poi vi spiegherò di cosa. Se ricordate avevo concluso un momento importante, con il primo libro metaforico della mia filoginia. In realtà, successivamente un frangente c’era stato. Col vento caldo che soffiava e dava un senso di nuova realizzazione. Barbaramente scaraventata in un dirupo, tanto per essere originali.

Adesso forse lo capite cosa mi stanca. Non ne posso veramente più di trovare leggi matematiche. Vi farà ridere, ma è questo il mio problema. Oramai posso sentenziare come agirà lei a prescindere. Fornitemi un caso, un paio di dettagli di contorno, e tac. Detto fatto, il verdetto ve lo fornirò immediatamente. Badate, ho detto “lei” in senso generico. Non c’entra F., non c’entra E.*, non c’entra la protagonista. Lei in questo caso vuol dire donna. Punto e basta. Incredibile, utilizzo ancora questa parola. Stilnovistico senso del rispetto.

Questo mi adira. Mi delude, mi umilia, aggiungete quanti verbi volete. Non è concepibile che si possano prevedere le azioni con metodi statistici. Non deve essere!

Invece è.

Non abbiamo ancora toccato la nota dolente. Questo odio: cattivo, perverso, che ancora non riesco a collocare nel mio scarabocchiato disegno matematico. Il loro odio. Fin qui niente di così alieno o nuovo. Ma qualcosa di inedito affiora. Sto decadendo nello stesso regno. Si sta scatenando da dentro me qualcosa che spero non diventi ciò che aspira.

Misoginia. Etimologicamente parlando, è il contrario del libro concluso e di quello che avevo approsimativamente iniziato. Detesto questi difetti. Ci sono dei momenti in cui ho faticato e speso ogni goccia di energia nel cercare di evitare il turpiloquio. Svariati momenti in cui avrei semplicemente preso, aperto un nuovo post e inondatolo di termini scurrili.

Non è dignitoso. Sto diventando un cane rabbioso inasprito dalla cattività. Anzi, dalla cattiveria. Perché tanto non dignitosa è la reazione, quanto lo è il loro assestarci degli energici pugni nello stomaco. E quando siamo piegati passano ai calci. Tutte metafore, ma il sentore è reale.

A me non piace questo odio, la negatività non è l’unico modo per rispondere alla negatività precedente. Qualcuno ha detto che la violenza porta solo altra violenza. Io ho sempre cercato di rompere questa regola.

Mi sento cedere.

Gli spicchi di me che hanno già ceduto, e la loro manifestazione indegna e volgare, hanno trovato a volte spazio nel mio twitter, isolati per fortuna. Esso è assolutamente contrario dal politically correct, a tratti è rozzo e incivile. Se non vi disgusta potreste capire dove rischio di finire.

Per questo post ho cercato a lungo di comporre una buona immagine, o di trovarne una adatta. Desideravo qualcosa di scuro e che grondasse una sensazione di rancore. Alla fine ho deciso di lasciare il post senza elementi grafici. Forse è stato meglio così.

_____

* Che vi ricordo essere la precedentemente chiamata “persona speciale”.





Le bambine vestite da streghette

1 11 2008

Sono buffe.

Fa veramente sorridere quando le vedi girare per le strade con un cesto od un sacchetto adibito a porta dolci per l’occasione. Ti dicono “Dolcetto o scherzetto” e le caramelle magari gliele dai pensando “Che scherzo vuoi che mi possano fare?”.

Non ne sono passate qui. Il quartiere è piccolo e sperduto, è abbastanza usuale.

Forse ne ho vista una per strada… Dico forse perché l’ho vista di sfuggita. Era sera, buio, l’asfalto bagnato e la voglia di raggiungere la palestra. Non mi interessava nemmeno di badare a cosa ci fosse intorno, occhi puntati sulla mia strada, avevo solo intenzione di arrivare ad allenamento.

Ma non è nemmeno un caso isolato… Sta diventando routine. Ci bado meno alle donne. Sì le chiamo tutte donne, dire “femmine” non sarebbe poi così elegante, e non mi voglio dilungare. Fatto sta che, strega o non strega, mi ha fatto venire in mente il titolo per questo post.

Ho pensato ed elucubrato un po’. Mi è parsa una similitudine simpatica quella tra le bambine/ragazze/donne e l’abbigliamento da strega. Come dice anche un mio amico, i bambini sono bellissimi. È vero, sono simpatici con quel modo di fare… Almeno che tu non sia un bambino, nel qual caso i tuoi simili diventano un incubo. Sto divagando.

Così sono simpatiche anche le piccole coi cappelli a punta che girano a chiedere caramelle assortite. Qui entra in gioco la parte buffa.

Da piccole si vestono da streghe, da grandi diventano streghe.

Un punto chiave che merita l’aspetto grafico di una citazione.

Non mi è mai piaciuto troppo fare similitudini matematiche o scientifiche quando scrivo d’amore, ma in questo momento mi viene in mente il metodo scientifico. Fai una serie di prove e verifiche e troverai una legge che con un pizzico di fortuna andrà bene per ogni caso.

Il mio sbaglio è stato sempre quello di odiare le prove. Con le ragazze non ne ho mai fatte. Se le circostanze erano giuste, io entravo subito nella diretta, e la vivevo. La vivevo con la cinepresa accesa 24 ore su 24 e davo il massimo, perché se sbagli qualcosa non hai correzione.

Così mi sono accorto di una cosa. Le donne sono molto peggio degli amici, per un semplice motivo. Fate la prova, sbagliate con un vostro amico. Commettete una leggerezza grave, avanti. Magari si arrabbierà… Vi potrà tenere il muso per una settimana. E poi che farete? Vi sentirete, e dopo la stretta di mano sarete forse più amici di prima. Prendete una donna… Sì lo vedo il sorrisetto, avete già capito.

Dicevo, prendete una donna e sbagliate una virgola. Una cosa che sia piccola, infinitesimale. Voilà, ve la siete bruciata. Scordatevela proprio. Cancellatene il numero dalla rubrica, se l’avete. Tanto non vi parlerà più… L’occasione è passata. Interagire in qualche modo con lei avrà avuto lo stesso ritmo e la stessa tensione di un aggressione per strada. Avete avuto la vostra occasione per reagire nel modo giusto e avete fallito. Stop.

Ciao ciao a tutto, non sprecate il tempo a cercare di recuperare, non serve a niente. Il brutto di questo è che se si provano dei sentimenti per una ragazza il fallimento automatico dato dal fatto che non si è perfetti, dà fastidio. Parecchio anche.

Fa star male, e di arrendersi non ci si pensa proprio. Non ha ragione di esistere un senso che giustifichi il buttare al vento tutto quello in cui avete speso la migliore parte di voi.

Quello che dovrebbe più far pensare è che, l’esperienza insegna, più crescono più aumenta la cattiveria. E allora puoi star male anche per una ragazza più giovane di te, ma se lei lo fa senza cattiveria dura meno e si guarisce prima. Quando si comincia ad andare avanti, diventano arpie dentro. Ti logorano e ti bruciano come il sale sulle ferite. Spesso amano anche farlo, ne trovano piacere.

Come sempre, appena hai trovato la regola che ti permette di gestire tutto; arriva il caso che ti spiazza. Mi è successo di recente. Non ci sono di mezzo sentimenti, ma pensavo di aver “sbagliato la virgola” con una persona che mi dispiaceva un po’ dover eliminare dal mio piccolo mondo. “Peccato” ho pensato “avrei preferito non fosse successo”. E poi ho avuto modo di realizzare il contrario. È bastato un segno piccolissimo per dire che potevamo ancora agire come conoscenti e non come due nemici dopo uno scontro.

Preferisco, ed allo stesso tempo mi preoccupa un po’, il fatto che non sempre sia calcolabile il seguito. Dato che io calcolo sempre male, un po’ di imprevedibilità non guasta. Buon segno.

A volte questo mi fa pensare che ottimisticamente potrei scoprire come in realtà sotto all’apparenza  siano ancora tutte delle bambine.

Vestite da streghe.

Crediti immagine

Aggiornamento 02/11/2008: non mi piace modificare i post personali, ma c’era un “non” in un contesto in cui poteva essere frainteso in mille modi. Ho dovuto toglierlo.





Linux Day: piccola intervistina su Famiglia Cristiana

13 10 2008

Ultimamente mi è capitata per le mani un’occasione veramente importante da prendere al volo. Federico Polvara, giornalista della pagina tecnologica di Famiglia Cristiana, mi ha chiesto se poteva farmi qualche domanda sul Linux Day, per realizzare un box sulla rivista. Ho accettato con entusiasmo questa opportunità.

Oltre a un po’ di soddisfazione personale, va anche ricordato come ho discusso nella mailing list del GrappaLug, che ho fatto pubblicità agli eventi organizzati dai Lug della zona, alcuni dei quali sono “di nicchia” e poco conosciuti. E soprattutto ho contribuito in piccola parte a promuovere l’evento, che non fa mai male. Questo è l’importante, non il fatto che sia io.

Mi avranno messo vicino alla foto di Torvalds per farmi sfigurare…

A parte l’accostamento “estremo” di due livelli di importanza così diversi, potete leggere la versione online dell’articolo che mi riguarda, oppure anche leggere l’articolo principale della pagina.

Per chi invece preferisse la carta stampata (che ha un suo bel fascino), potrete comprare la rivista dal 16 ottobre in poi; si tratta del numero 42.

In molti mi hanno chiesto perché proprio io sia finito in quel box. Diciamo che è stato un caso fortunato. Conobbi quella rubrica per caso tempo fa, dopodiché commentai il blog di Federico e lui per curiosità venne a visitare il mio. A quanto pare mi ha trovato simpatico e quindi mi ha scelto come ragazzo qualunque ma con una conoscenza basilare di Linux, adatto allo scopo. Quindi, non aspettatevi da me meriti particolari di sorta.

P.s.: dimenticavo. Lì c’è scritto a quali Linux Day parteciperò. La mattina sarò a Bassano del Grappa (Vi) ed il pomeriggio a Cittadella (Pd). Spero di vedere qualcuno di voi.





C’è (quasi) sempre una ragione

30 09 2008

Qualche giorno fa un lettore mi ha contattato in chat volendomi dare un consiglio. Mi ha detto qualcosa come:

Secondo me ti stai adagiando troppo sugli allori.

Sembra strano, ma ho apprezzato questa considerazione. In realtà non la condivido, però mi ha fatto capire che potevo dare un’impressione sbagliata. Ultimamente vi ho un pizzico “tagliati fuori”. Come spiegarlo meglio… Diciamo che ho una tendenza al perfezionismo. Mi piace curare i dettagli dei post che scrivo, è una cosa che agli inizi ovviamente non facevo, ma si è instaurata col tempo. Non dico che poi ne escano testi perfetti però cerco di fare del mio meglio.

Per questo motivo se l’umore o la circostanza non è adatta al post, questo slitta. Ora sono in fase di riarrangiamento dei dettagli grafici e della struttura del blog. Ciò che inizialmente volevo cambiare l’ho cambiato (a parte un dettaglio), ma mi sono accorto poi di avere in mente altre idee, e quindi il post sulle modifiche è ben lungi dall’essere iniziato.

Aggiungiamo che ho dovuto fare molte cose (ne cito alcune in ordine sparso: ho curato il sito dei giovani matematici di Vicenza e continuerò a farlo, penso che ve ne parlerò; ho aggiornato Ubuntu a Intrepid; ho ordinato il portatile, un Dell XPS M1530 che arriverà entro due settimane) e non solo. C’è anche un periodo di malumore da cui ormai sto uscendo, ma resta il fatto che non è stato piacevole.

E dato che non si è trattato di stupidate ma di cose reali e indiscutibili (ma non per questo bisogna che ci rovinino, chiaro) non ero certo in vena di scrivere bene un post.

Per questo succede che alle volte mi sia più facile “liberare” sprazzi di informazioni con un semplice verso di pennuto oppure su una piattaforma di ben più basso profilo. Lì è di sicuro meno impegnativo.

Spero che possiate avere pazienza ancora un pochino. Grazie.





Due righe

15 09 2008

Oggi ho ripreso la scuola. Lo spirito era all’incirca quello dell’anno scorso. Anzi, dirò di più, forse l’atteggiamento era più positivo. Che “pesi” il sentore di positività dopo l’esperienza di Paderno? Può darsi.

Per ora non dico molto, è il primo giorno e per i giudizi è presto. Solo mi sento di fare un augurio particolare alle tre temerarie (di numero) che hanno deciso di iscriversi in prima nella mia scuola. Probabilmente vorranno fare informatica. Non sarà facile, ma penso che ce la faranno.





Quattro giorni da non dimenticare

31 08 2008

Era in programma da un bel po’, e vi avevo anche avvisato che ci sarei stato. Ho fatto il misterioso, lo ammetto, mi piace farlo. E col senno di poi sinceramente credo di avere fatto bene.

Non è la prima volta che ho partecipato agli stage organizzati dall’Associazione Industriali della provincia di Vicenza. Ne ho fatti altri. E senza ipocrisia, sempre ottimi. Loro si occupano di noi ragazzi meritevoli in maniera veramente piacevole. Ci offrono dei corsi interessanti e qualche volta pure divertenti. Basta vedere a volte che personaggi ci fanno lezione.

Tuttavia, mai mi sarei aspettato che sarebbe stato così. Vi spiego, gli stage di solito sono così: si arriva lì, si chiacchiera con i soliti due o tre che si conoscono, si fanno le lezioni con la pausa caffè in mezzo, e si torna a casa. Bellino, ma non perfetto.

Un campo scuola matematico è un’altra cosa. È la prima volta che è stato organizzato, e ci è piaciuto da matti. Se il primo giorno ognuno di noi conosceva in media 2-3 persone al massimo, a metà del secondo giorno ci si conosceva praticamente tutti!

Complice il fatto che il mio socio di stanza, Damiano, mi dava lezioni anti timidezza. Da lì poi mi sono fatto fautore del “festino” della prima sera. Ho mandato Luigi e Federico (grandissssssssssssimi!) a fare da “pusher”, ovvero a comprare biscotti e sfogliatine con tanto di bibite.

Siamo rimasti in circa una dozzina nella nostra stanza (il fatto che fosse grande il doppio delle altre ha contribuito) a giocare a carte e conversare. Un modo per divertirsi innocuo e piacevole. Del resto era sempre uno stage d’elite. Eravamo nel collegio Filippin a Paderno del Grappa (TV), gestito casualmente da personalità del clero cattolico (qui mi risparmio la polemica sulla loro abilità nel maneggiare denaro).

Comunque la prima sera è andata alla grande. Le sei ore al giorno di matematica sono fluite abbastanza bene, nonostante la media del riposarsi fosse di 3,5 ore a notte.

Le future promesse matematiche di Vicenza…

Il secondo giorno ho attaccato bottone praticamente con tutti (e, non cosa da poco, con tutte* ) e sembra essere andato molto bene. Tutti sapevano che la stanza 438, ormai il centro dell’istituto, era l’anima della notte Padernense**. A parte il fatto che quel giorno non avevamo cibo, e che all’una di notte il capo di tutto il posto ci ha pizzicati in 23 nella stanza, la serata è andata grandiosamente.

La terza sera siamo andati in giro per Paderno, un posto veramente tranquillo. Anche troppo. In compenso, come noi del gruppo sappiamo, abbiamo le foto compromettenti di Chiara che beve lo spritz e Damiano con una forcina enorme nei capelli. E non è poco.

Tutto ciò, coadiuvato dal fatto che ho potuto parlare con diverse persone, addirittura con le ragazze, di informatica in modo abbastanza naturale. Non dimentichiamo una lezione magnifica con il software libero Pari/Gp.

L’ultimo giorno, finita la lezione, ci siamo dati a scrivere assurdità sulla lavagna, come ad esempio un pi greco con decine di cifre dopo la virgola, rigorosamente inventate ed altre cose. Tuttavia, ciò che di veramente molto particolare mi ha colpito è stato il sistema:

\begin{cases} y \ge |x|-\sqrt{1-x^2} \\ y \le |x|+\sqrt{1-x^2} \end{cases}

Che se disegnata da origine ad un cuore la cui area è π, abbastanza centrato sull’origine. Non ricordo chi l’ha mostrata, comunque io l’ho chiamata Formula dell’amore ed ovviamente si deve trattare di un complemento al Teorema di Ferradini.

Ma la cosa più straordinaria che abbiamo realizzato è stato un Triangolo di Tartaglia umano!

Almeno Silvia e Valentina ingentiliscono un pochino la foto! Fotografia CC BY SA di Nicoletta Venco, usata con il suo consenso. Modifiche migliorative di Andrea Lazzarotto.

Infine ci siamo fatti la foto di gruppo, e poi siamo andati nella sede della provincia, a Palazzo Nievo, dove ci sono stati consegnati degli attestati ufficiali di partecipazione allo stage.

Parlano di noi… cliccare per credere

Concludo dicendovi che l’esperienza ci è piaciuta talmente che abbiamo un documento Google dove abbiamo tutti i nostri contatti, e sto preparando il nostro sito web con tanto di forum (ma per ora non ve lo mostro). Eh ma l’anno prossimo si replica, né!

_____

* Non fraintendete, però!

** Lo so, esagero.





Pausetta

24 08 2008

Domani parto e starò via fino a giovedì. Si tratta di una cosa un po’ particolare: una vacanza mista ad allenamenti di matematica.

Saremo trattati da vippini credo, il che non è affatto male.

Comunque casomai vi racconterò poi.

P.s.: Ricordatevi che potete commentare ma i vostri messaggi si vedranno solo dopo approvazione, quindi saranno visibili quando sarò tornato. È una misura precauzionale necessaria.





Ermetico

11 08 2008

Tanto so che non ve la bevete. Dopo due settimane di silenzio c’è poco da essere ermetici. Fin troppo da dire.

Questo è il punto. Mi sono trovato in questo particolare periodo della mia vita. Un appuntamento annuale gradito che ho iniziato solo un anno fa. Con questo di argomenti da trattare ne ho avuti anche eccessivamente, ma il tempo era veramente poco. Mi sono ritrovato con i fatti che mi ricoprivano come un’onda anomala e non mi lasciavano un attimo. Non in senso negativo, assolutamente, ma non avevo mai un momento abbastanza calmo e duraturo per sedermi tranquillo a scrivere qualcosa.

Mi piace scrivere se sono in condizione di farlo senza interruzioni, in quanto le odio.

Ripetere l’esperienza mi ha alquanto stupito. La prima giornata sono andato con la solita tensione, tanto più che due miei amici non potevano venire per cui era già una circostanza diversa. Poi è bastato poco. Ho notato con grande piacere che sono diventato capace di ignorare totalmente la presenza di colei che ho a lungo definito persona speciale, e che da donna ha avuto il grande talento di farmi patire le pene dell’inferno.

L’avevo detto: libro chiuso. Mi ci sono attenuto, mi fa piacere.

Dopo un anno ho finalmente rivisto anche una persona che aspettavo con impazienza. Sono stato contento. Abbiamo passato dei bei momenti insieme.

Qualcuno anche un po’ incerto. Ho dubitato di diverse cose. A volte troppe ed a volte troppo poche. Le stesse che l’anno scorso mi avevano convinto ad ignorare semplicemente qualsiasi “idea assurda” che potesse venirmi in mente. Ricordo che questo termine lo usavo spesso quando parlavo tra me e me. Come si dice, al cuor non si comanda. Non uso altri proverbi, è presto per parlare di amore. Non amo essere avventato, affatto.

In un’occasione ho anche scritto uno dei miei post più belli. Forse, magari esagero, ma ecco… potrebbe anche essere il più bello di tutti. Non credo lo leggerete mai. È stato in forma di una bellissima email diretta alla protagonista della poesia. Su, non dite che non l’avevate capito. L’ha capito persino lei, e senza bisogno di leggere il post.

Ok, avete ragione, è diverso. Comunque se state pensando ad una lettera d’amore siete fuori strada, non lo era e non voleva esserlo. Non c’era necessità e poi serviva a spiegare uno screzio che c’era stato precedentemente quel giorno. Lei ha capito, sono contento. La protagonista è una persona straordinaria. Con lei posso parlare, scherzare, ridere. Senza problemi e senza doppi fini. E soprattutto è in grado di capire le persone.

Ecco, in questo periodo ho anche pensato a come indicare la sua persona nel qual caso volessi parlare ancora di lei in futuro. Farò come sopra: la protagonista. Può non essere il massimo, ma ciò che conta è che non sia banale e anonimo. Si deve capire che parlo di una persona in particolare, che non ha niente a che vedere con altri soggetti precedentemente incontrati.

Sto divagando. Ciò che mi ha colpito di più è stato non sentire la pesantezza delle giornate, come invece accadde l’anno scorso. Penso dipenda dal fatto che avevo meno preoccupazioni ed era una cosa meno insolita passare del tempo in compagnia. Bene, no?

Ora che è finita, per quest’anno, non è passato molto però un po’ mi manca. Tutti i sorrisi e le linguacce, le battute e i calci e pugni (scherzosi) che mi beccavo. E poi mi manca la coda di cavallo che non voleva mai sciogliere, tranne l’ultimo giorno, e ancora i magnifici occhi azzurri. Ma soprattutto, il poter parlare senza paura.

Fermo l’enumerazione finché ce la faccio, sennò proseguirebbe ad oltranza. Mi auguro che potremmo vederci anche fuori da questa attività, anche con gli altri amici, certo, perché no!

Insomma, mi è stato chiesto di scrivere come sto. Sono contento che qualcuno me lo chieda. Sto bene. Nulla di eccezionale, ci sono un sacco di cose che si potrebbero cambiare, ma questi frangenti di normalità sono gradevoli. Molto.

Ultime due cose. L’8 luglio era il secondo compleanno del blog, pensateci non me ne sono nemmeno ricordato. A questo piccolo spazio mi sono così affezionato che a volte dimentico le ricorrenze. Inoltre il codice Lazza è stato violato. Sto parlando sempre del post riguardante la poesia. Forse vi sembra strano, ma ciò mi riempe di gioia. Sono contentissimo che sia successo. Significa che qualcuno ha apprezzato a tal punto gli enigmi che lancio da riuscire a risolverne uno. Ce ne sono ancora altri in giro, ma a me va bene anche così.





Preposizione semplice*

16 07 2008

Fra le folte fronde sfrecciano forti le raffiche

flebile e ferma fischia fra le foglie la fringilla**

già finiscono di infierire le folate, diventano fiati

felice è la fine di una inflessibile fase.

_____

* A volte è meglio aspettare un poco per produrre qualcosa, ma quando scatta l’ispirazione, è questione di un attimo.

** Sì, è un termine latino per definire il fringuello. Mi suonava meglio.





Dare a Cesare quel che è di Cesare

17 06 2008

Ho voluto aspettare a parlare della fine di questo anno scolastico per poter dare un giudizio complessivo totale. È stato un anno glorioso, il primo del triennio di informatica. L’atmosfera era diversa certo, le inutili materie del biennio non si facevano più sentire (a parte le odiose storia e ginnastica) e quindi ero più tranquillo e produttivo.

È stato impegnativo, non come in altre scuole dove ci si adagia sugli allori. In un istituto tecnico si lavora sodo per arrivare. Se ne sono accorti i moltissimi bocciati o rimandati a settembre della nostra scuola. Tuttavia, il nostro Itis è una scuola di grandi valori morali e di tradizioni… E la tradizione vuole che l’ultimo giorno sia di svago!

Naturalmente non potevamo eguagliare l’esperienza dello scorso ultimo giorno, ovvero quella del grande match con la professoressa d’inglese. Nelle tre ore di sabato 7 giugno (uno strappo alla regola rispetto alle solite sei) è successo di tutto e di più. Con lo zaino carico di cibo sono giunto a scuola. Qui ho trovato una parte dei miei compagni (quegli altri asociali hanno preferito rimanere a casa o andare altrove ).

Il divertimento non è mancato. La prima ora doveva essere di laboratorio di sistemi informatici e… in un certo senso… Abbiamo giocato a Frets on Fire con una chitarra di plastica realizzata per Guitar Hero!

Ecco Pesa, il proprietario della chitarra finta nonché nostro migliore performer, mentre si esibisce! Dietro di lui Kevor osserva curioso, mentre in basso a sinistra c’è Hate Key e a destra B22j!

Hate Key (il proprietario del laptop utilizzato) è abituato col basso, ma anche con la chitarretta non se la cava male. Non ho messo una foto del volto perché farebbe spaventare i lettori più giovani! Scherzo…

Alla seconda ora, in cui avremmo dovuto fare ginnastica… be’ effettivamente l’abbiamo fatta. Alcuni di noi si sono dilettati col calcetto, mentre altri col ping pong.

B22j Vs Hate Key… Andréééaaa* fa finta di arbitrare!

Alla terza ora siamo tornati in laboratorio (avremmo dovuto avere informatica) e abbiamo proseguito con la chitarra; nonché onorato il cibo che io e qualcun altro avevamo portato. Al suono della campanella c’è stato il solito urlo emozionato ma pacato e siamo usciti sentendo la libertà sulla pelle!

Oggi è stato giorno di pagelle, periodo nefasto per qualcuno… Per me no.

Come sempre vi indico la mia pagella:

Italiano 8
Storia 6
Matematica 9
Inglese 10
Probabilità e statistica 10
Elettronica 9
Informatica 9
Sistemi informatici 10
Educazione fisica 6
Media 8,55
Crediti maturati 8

Con mia gioia, meglio ancora del primo quadrimestre. Inoltre la media dell’8,5 mi ha permesso di prendere 8 crediti e mi farà avere una borsa di studio di 260 euro l’anno prossimo dal mio comune.

Insomma, posso dire che l’anno si è chiuso fantasticamente come desideravo.

Un pizzichino di sana vanità…

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* Non ha un soprannome ma lo chiamiamo con un accento molto particolare ed enfatico. Mi perdoni Vitto se l’avevo scambiato per lui…