Spero che non vi stupiate per il titolo a effetto (che miracoli vi farò mai fare?) però installando Linux sia ad amici che a persone incontrate alle install fest, mi sono reso conto che quasi sempre la maggior parte del tempo che si perde per creare un dual boot è quello speso a preparare Windows a “subire” l’intervento.

Mi sembra banale dire “ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare” (non so se la citazione sia esatta, tra l’altro) però me ne sono capitate veramente di tutti i colori. Quando installo Linux in dual boot mi trovo di fronte a sistemi disastrati, pieni di software installati e non più utilizzati, “inutility”, file residui sparsi in giro, ed un disco frammentato in maniera improponibile. Se poi il sistema monta Windows Vista (o successivo), ci si mette anche il sistema operativo a impedirci di ridimensionare con tranquillità le partizioni.

Tutto ciò mi è già capitato di persona ed è stato abbastanza snervante, più che altro per la perdita di tempo. La prima domanda a cui rispondere è: perché mai ci si dovrebbe impegnare a ripulire Windows? Non possiamo lasciare all’utente il disastro e semplicemente installare Linux? La risposta è: avere spazio e guadagnare sicurezza.

Le schifezze e i software inutilizzati occupano spazio. A volte parecchio spazio. A un’install fest è venuto un amico che aveva l’hard disk praticamente pieno (forse il caso peggiore che abbia mai visto). Solo facendogli usare un pulitore abbiamo tolto 3 giga di file. Sì, ho detto 3 gigabyte. Un altro amico mi ha chiesto di allargargli la partizione di Ubuntu e ridurre quella di Windows. Gli ho detto che non c’era tanto spazio e che volevo togliere del software inutile, chiedendogli se usava alcuni dei programmi più grossi. Una volta avuto il via libera, alla fine ho tolto qualcosa come 15-20 giga (poi vi spiegherò perché ci sono cose, a volte, che occupano così tanto).

Da cosa deriva la sicurezza? Partizionare è una operazione ormai abbastanza sicura, ma non infallibile. Inoltre, a seconda di come è ridotto il disco, richiede più o meno tempo. Una partizione contenente molti file, ed eccessivamente frammentata, potrà essere ridimensionata con molta fatica. Tutto ciò oltre a provocare già di suo un calo di prestazioni da parte di qualsiasi sistema voglia accedere a quei file.

Preparazione del materiale

Per essere sicuri di poter procedere in sicurezza durante tutto il processo, ci si avvalerà di tutta una serie di software. Sul lato Windows saranno richiesti alcuni software non liberi (ma gratuiti). Mi dispiace, ma non c’è molta alternativa, altrimenti ve l’avrei detto. In sintesi tutto ciò che ci servirà è indicato nel seguente elenco:

  • Parted Magic modificato aggiungendo delle utility Windows
  • Windows Vista recovery disc (se il sistema è Windows Xp ci rende più semplici alcuni passaggi, però è sempre meglio averlo dietro così se capitano utenti con Vista si può lavorare lo stesso)
  • Un disco con la distribuzione che vogliamo installare

In totale quindi sono 2 cd e un terzo cd oppure un dvd (dipende dalla dimensione della distro scelta).

Per la preparazione del disco modificato di Parted Magic servono alcuni “ingredienti”. Per prima cosa scaricate la iso più recente dal sito ufficiale. A questo punto dovete procurarvi le versioni portable di questi software per Windows: CCleaner, Defraggler, Revo Uninstaller. Ripeto una seconda volta, assicuratevi che siano le versioni portable, ovvero quelle che non richiedono installazione. Scompattatene gli archivi zip e tenete a portata di mano le tre directory (io le ho anche rinominate per avere un nome più comprensibile).

A questo punto è necessario installare Isomaster sul vostro sistema Linux (leggo sul sito ufficiale che esiste anche per Windows… ma voi usate Linux, vero? ). Questo software serve a modificare la iso di Parted Magic per aggiungerci le tre cartelle dei software di cui sopra. Io ho creato una directory chiamata “Windows” nella radice del disco e li ho messi dentro lì. Non mi dilungherò sull’uso di Isomaster, è molto intuitivo. Non sono neppure presenti delle grandi guide online.

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In pochi click la iso è pronta per essere creata e masterizzata

Per quanto riguarda il Windows Vista recovery disc, è bene tenerlo nel “kit del perfetto installatore pinguino” anche se ci sono persone che hanno ancora Windows Xp. È sempre meglio avere tutto a disposizione, piuttosto che trovarsi ad aver fatto una modifica di cui ci si pentirà. Questo disco altro non è che una versione ridotta del disco di installazione di Windows Vista (non installa nulla, anche se presenta ancora l’apposito bottone, che restituisce errore). Ai tempi della beta di Windows Vista si poteva creare con un apposito strumento del pannello di controllo (dopotutto non è nulla di strano, visto che non porta con sè una copia di Windows ma può solo ripararne di già installate).

Nelle versioni definitive di Windows Vista è stata rimossa questa possibilità, tuttavia il disco è disponibile al download via torrent (pesa 120mb). Io tuttavia non ero riuscito a far andare quel torrent ad una velocità accettabile, ed avevo ripiegato per cercarlo sui siti di file hosting, trovandolo qui. Ribadisco che l’unica utilità di questo tipo di disco è quella di ripristinare una installazione di Vista rovinata.

Presentazione del “caso”

Non avendo a disposizione una licenza di Windows Vista (come sapete, sto chiedendo il rimborso), ho utilizzato la RC pubblica di Windows 7, il prossimo sistema di Microsoft. La cosa “fantastica” è che da gli stessi problemi di Vista per fare il dual boot. Quindi le indicazioni che darò per Windows 7 sono le stesse che per Windows Vista, nessun problema. Anche in Windows 7 si può creare un disco di ripristino, ed è disponibile dal pannello di controllo. Leggete qui per come fare. Eseguendolo in macchina virtuale, ho dovuto utilizzare Virtual CD per avere un masterizzatore che salvasse in iso. L’usabilità di questo software è pari a zero.

Ora che avete preparato tutto il materiale, siete pronti ad affrontare qualsiasi pc con Windows Xp o Vista senza particolari problemi. Rimane sempre buona la raccomandazione di fare un backup e installare tutti gli aggiornamenti. Vi presento ora la macchina virtuale che utilizzerò per questa guida:

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Carina, vero?

Si chiama Discarica. È una macchina virtuale con 1 giga di ram e 30 giga di hard disk, che ho moderatamente “torturato” simulando un utilizzo continuo e medio di Windows (quando in realtà è stata aperta solo poche ma intense ore). Ho installato Windows 7 e l’ho sporcato un po’. Poi ce l’ho reinstallato sopra nuovamente in modo da simulare un aggiornamento da precedenti versioni di Windows (causa di grande spreco di spazio). Ho installato diversi programmi assolutamente inutili oppure ridondanti (avrei potuto fare molto peggio, ma è un esempio e non volevo fosse troppo esagerato), e ho navigato in lungo e in largo seminando cache ovunque. Ho anche riempito il cestino di file.

Fortunatamente Discarica è solo una macchina, altrimenti con tutte le “violenze” che ha subito mi avrebbero denunciato. Scherzi a parte, come ho ridotto la macchina è veramente poco in confronto a come diventano i sistemi di chi generalmente chiede di avere un dual boot.

C’è quindi un assaggio di tutti i problemi riscontrabili:

  • file inutili
  • registro con chiavi corrotte
  • software installato e inutile
  • partizione frammentata

Prima pulizia dei file e del registro

Prima di tutto, si evidenzia che il disco è troppo pieno per poter accontentare subito la richiesta dell’utente (dividere il disco al 50% tra i due sistemi operativi).

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Metà disco è occupato

Naturalmente ripeto che è solo un esempio, 15 giga occupati non sono molti, però fingeremo che siano di più, e ci concentreremo sul “metà disco è troppo”. È giunta l’ora di avviare CCleaner e fare una prima passata. Inseriamo il disco di Parted Magic che vi ho fatto modificare prima, e apriamo CCleaner portable.

Nella prima schermata premiamo Analyze, e vediamo come la sporcizia occupi tranquillamente qualche centinaio di megabyte. Premendo Run cleaner e accettando l’avvertimento i file inutili verranno rimossi.

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Qui ho 332,1 mb da cancellare

Il passo successivo è la pulizia del registro. Aprendo la scheda Registry si potrà analizzare il registro cliccando su Scan for issues. Per rimuoverle, clicchiamo su Fix selected issues, e poi su Fix all selected issues. Rispondete pure negativamente alla richiesta di creare un backup del registro.

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“Solo” 30 chiavi corrotte nella macchina di prova

Ora è il turno del pulitore interno di Windows. Non utilizzeremo tutte le sue funzionalità subito, ma una buona parte sì. Lo strumento dovrebbe essere raggiungibile tramite Start > Programmi > Accessori > Utilità di sistema > Pulitura disco (più o meno, avendo il sistema in inglese traduco io). Dopo una prima analisi lo strumento vi presenterà ciò che è possibile cancellare. Selezionate tutte le caselline, e poi cancellate. Il processo ci metterà un poco. Se avete delle installazioni di Windows precedenti vedrete che occupano davvero molto!

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Altro spazio liberato

Rimozione del software inutile

Il software, si sa, è utile solo se viene utilizzato. Su Windows esistono un sacco di programmi che spesso vengono installati e poi nella pratica non servono a nulla. Esistono svariate situazioni, e poi con l’esperienza si comincia a capire se un certo programma serve o no a ogni tipo di utente. Una lista di esempi, per niente esaustiva, può essere questa:

  • toolbar per i browser
  • strumento di connessione adsl di una certa azienda, quando l’utente usa un router con dhcp
  • software pubblicitario
  • software demo il cui periodo di prova è scaduto
  • videogiochi vecchi che l’utente non usa più
  • presenza in contemporanea di Office e OpenOffice quando l’utente usa solo ed esclusivamente quest’ultimo
  • 4 o 5 browser diversi e il pc non appartiene a uno sviluppatore web

Avviate Revo Uninstaller dal cd e verificate la situazione per quanto riguarda i programmi installati. Ecco un esempio:

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Non ho voluto esagerare

Mi sono trattenuto, e ho solamente installato un sacco di browser e la Toolbar di Yahoo!. Potevo fare di peggio (e sicuramente vi capiterà di peggio). Vi mostro come si usa il software solo per rimuovere la Yahoo! Toolbar. Prima di tutto c’è da dire che Revo Uninstaller combina le sue tecniche di disinstallazione con la disinstallazione classica fornita dal programma che si vuole rimuovere. In primo luogo crea un punto di ripristino di sistema (li toglieremo dopo), poi analizza i dati dell’applicazione. Fa partire la disinstallazione normale del programma (anche se non funziona non importa), e infine parte la scansione post-disinstallazione.

Voi scegliete sempre il metodo avanzato per fare la rimozione. Nella fase di rimozione standard del programma, ricordatevi di rifiutare qualsiasi riavvio del computer che vi propone, altrimenti non potrete finire l’opera con Revo. Nella post-rimozione, la regola generale è di eliminare tutte le chiavi di registro che trova (sempre che siano sotto alle 500-600 al massimo, se vedete che comincia a scorrerne un numero elevatissimo lasciate stare che è meglio). Infine rimuovete i file che vi propone (controllate magari prima). Ricordate che oltre a selezionare gli elementi dovete premere il pulsante Delete.

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Chiavi di registro… qui saremmo già altini!

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File residui

Ho rimosso altri programmi ed ecco ciò che è rimasto dopo la cura:

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Potevo rimuovere anche altre cose

Seconda pulizia dei file

Ripetete quanto detto su CCleaner per i file, e soprattutto per il registro. Molto probabilmente non troverà nessun problema di registro, perché Revo Uninstaller funziona molto bene. A questo punto riaprite lo strumento di pulitura disco di Windows, ma stavolta andate nella scheda Avanzate. Lì c’è un pulsante per pulire i punti di ripristino e le copie shadow. Fatelo senza pietà.

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Nessuna pietà!

Deframmentazione del disco

Siamo a buon punto. Avviando Defraggler dal disco, possiamo constatare subito come l’occupazione di spazio su disco sia ragionevolmente calata:

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Il grafico a torta parla chiaro

Premendo Analyze tuttavia si riscontra come la disposizione dei file su disco sia relativamente pietosa. Forse un giorno alla Microsoft decideranno di usare qualche filesystem decente, come ad esempio ext4. Lo so, sono troppo ottimista.

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I file sono poco frammentati, ma lo spazio lo è molto

Dopo la deframmentazione la situazione è molto migliorata:

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I file sono quasi tutti all’inizio del disco

Guardate la piccola zona viola nella prima parte del disco. Quella è la MFT, un punto vitale per il filesystem NFTS. Nessuno strumento di deframmentazione la può spostare mentre il sistema è in esecuzione. Nel caso in esame essa si trova sorprendentemente ad inizio disco, di fatto rendendo molto facili le cose, nel senso che se ci si limita a ridurre la partizione spostando la fine, difficilmente si corromperà l’avvio del sistema (può succedere lo stesso). In tutti i computer che mi sono capitati la MFT era più verso la fine del disco, complicando notevolmente le cose. Ho pertanto usato un espediente per generare la situazione d’errore, ve lo spiegherò in seguito.

Aprendo lo strumento di partizionamento incluso in Windows (è veramente basilare e scarso, non mi spreco nemmeno a dirvi come accedervi), si può vedere che dopo la deframmentazione, mi lascia ridurre di pochissimo la partizione:

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Duec… duec… duecento cosa?

Ecco, egregi lettori, quanto mi permette di guadagnare in spazio il partizionatore di Windows, dopo aver anche deframmentato il volume. 281 megabyte. E che ci faccio io, un micro-swap? A risolvere il problema ci pensa Parted Magic.

Partizionare l’hard disk

Riavviate il computer con il cd ancora inserito e fate fare il boot a Parted Magic.

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Se potete (e sicuramente potete), avviate la prima voce, che carica tutto in ram e fa andare il sistema come una scheggia!

Si presenterà un desktop ricco di strumenti ottimi per gestire tutto ciò che riguarda dischi e partizioni. A noi interessa solo lo strumento Partition Editor, avviabile con un doppio click dal desktop.

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Gparted è un ottimo strumento

Il partizionatore è molto semplice da usare. Fate le modifiche sul grafico delle partizioni, e poi cliccate su Apply. Ovviamente attenti a non fare sciocchezze. Io ho dimezzato (a occhio) la partizione, e l’ho messa alla fine del disco. In questo modo sono sicuro che la MFT si sposta, e Windows Vista (o superiore) va in errore (devo pur mostrarvelo).

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La situazione dopo le modifiche

Contenti dell’opera riavviate il computer e vi apprestate a verificare il corretto avvio di Windows… Se il computer ha Xp potete stare tranquilli, in genere non succede nulla. Ecco però cosa accade su Windows Vista o Seven:

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La solita eleganza spartana degli errori di avvio

Non vi resta altro che inserire il recovery disc (visto che serviva?) e riavviare il computer. Quando richiesto, premete un tasto qualsiasi per avviare il disco. Se si tratta di quello di Vista, dopo avere inserito la lingua dovrete scegliere Repair your computer. Il disco di Seven invece richiede semplicemente la lingua.

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La scansione alla ricerca dei sistemi Windows

Nella quasi totalità dei casi, spunterà un pop up come questo:

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Intelligente, dopotutto!

Premendo Repair and restart, in un attimo il computer si riavvierà. Stavolta lasciate che parta Windows e sarà tutto a posto. Se invece dopo la scansione il pop up non compare, aspettate che vi indichi il sistema installato, cliccate su Next e scegliete Startup repair. Questo impiegherà un paio di minuti ma avrà lo stesso effetto.

Questo è quanto. Ora potete tranquillamente installare la distro prescelta con la sicurezza che avete già un adeguato spazio libero su disco non allocato, nel quale adagiare le partizioni. Io ho scelto di installare Ubuntu Pure remix:

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Ubuntu confonde Windows 7 con Vista, ma non fa nulla

Spero che la guida vi possa essere utile nelle prossime installazioni che farete. Sono cose che ho fatto più volte sempre in modo un po’ disordinato e frammentato, e quindi aiuta anche me avere stilato delle linee guida che potrò seguire le prossime volte.