Ma si può scrivere un post anche su questo. Dopotutto la compresenza dei contrari porta il mondo nelle pessime condizioni in cui si trova. Una stentata coerenza del paradosso forma la realtà che ci circonda. Ce lo ricorda ogni giorno perché dobbiamo confrontarci con chi sembra esser qui apposta per piegare la nostra strada. Si finisce ad essere oppressi dal non potere rispettare la linearità ed il senso. E aspettiamo. Ma che cosa poi? Guardando bene ogni giorno vedo che sempre più giornate sono di questa natura irrazionale.

Aspettando passano i giorni. Non si aspetta niente e perciò non arriva niente. O se si aspetta qualcosa, quando arriva si comincia ad attendere qualcosa di nuovo. Certe volte mi chiedo se non sto solo aspettando che le visite del blog vadano a zero… Mah. È una idea cretina. Infatti mi piace scrivere e intendo continuare a farlo. Il mio difetto è che non so scrivere se non ho niente da dire. Passando al realismo, posso dire che sto aspettando che le donne cambino. Anzi, che le persone cambino, lasciamo stare le futili categorizzazioni.

Lo sto attendendo semplicemente perché sto arrivando al limite della finzione. Mi dispiace l’ipocrisia, per questo non la reggo. Questa costrizione che mi obbliga a certi comportamenti per relazionarmi con qualsiasi persona esistente non è entusiasmante… No, non mi riesce ironia migliore. Sto quindi qui a sperare di veder arrivare una persona* che semplicemente non mi obblighi ad essere odioso, superficiale e semplicemente dozzinale perché funzioni qualcosa. Che rompa il luogo comune.

I luoghi comuni sono brutti fintanto che rimangono delle stupidaggini infondate. Diventano atroci quando li scopriamo veri. Posso quindi dire di essere nell’atrocità. Poi qualcuno si meraviglia o stupisce se le cose non vanno bene o mi ritaglio dei momenti di salvaguardia in cui stare da solo in pace. Io rispondo loro che se qualcuno d’essi riesce ad essere ipocrita e frivolo per tutto il tempo senza difficoltà, me lo insegni. In caso contrario il loro stupore è solo sintomo di ignoranza.

Alle volte mi viene da pensare se le persone che si pongono queste domande sono cattive o semplicemente stupide. Non capire che essere forzati è orrendo significa essere veramente stupidi. O anche malvagi in alternativa. Poi gli atteggiamenti, accidenti. Ci sono delle cose. Mi mette a disagio trovarmi di fronte persone che dicono di essermi amiche, o di rispettarmi, o chissà cos’altro; e poi dimostrare esattamente il contrario. Conoscendo i risvolti di atteggiamenti assolutamente non necessari, comportamenti spudorati, indelicati, inopportuni; perseverano. Questa fastidiosità volutamente provocata e per nulla necessaria mi fa persino perdere le staffe.

Succede a tutti di fare del male a qualcuno. Nessuno è perfetto, l’errore è all’ordine del giorno. Quando però l’urto è provocato da plateale mancanza di un minimo rispetto per chi si sa non essere nelle perfette condizioni in cui alcuni si aspettano tutti rientrino; è troppo. Non sopporto, non lo posso accettare. Cominci a vedere gente che è sempre lì, pronta. Alla minima occasione è sempre lì con una frecciata, un atteggiamento, una parola, un gesto o uno sguardo, fatto senza nessun riguardo, semplicemente una azione avventata. Questo pur conoscendo tutto ciò che può provocare.

Tra un po’ sarà estate. Di nuovo vedrò la gente amare il tempo presente e la gioia dipingere gli esterni. Verrà il momento in cui archivierò i contatti. Fine del volontariato, fine della scuola, fine di tutto per qualche mese. Da una parte mi solleverà di ipocrisia pesante, dall’altra toglierà un po’ di morfina sociale.

Ritorno al mio aspettare. Quando avrò qualche cosa da dire, con rinnovata energia e passione di scrittura, o semplicemente novità informatiche; insomma in ogni buon momento, mi leggerete nuovamente.

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* La parola “persona” è femminile, curiosa coincidenza.