Pensare che io credevo la nuova interfaccia mi avrebbe aiutato. Ora WordPress ha delle tinte pastello, grige ed azzurre. Molto sobrie. La piattaforma per scrivere un post, è un po’ come la penna che si usa per scrivere un libro. Più è sobria e scorrevole, maggiore facilità si ha nell’esprimersi.

Sarei uno sciocco se pensassi che si potesse risolvere tutto così. Non può essere la più grande quiete dei toni grigi a trasportarsi in me. Mi sta accadendo qualcosa. Ho paura di questo.

No, non è nulla di pericoloso. Non in senso materiale perlomeno. Già il fatto che abbia parlato di informatica all’interno di un post personale dovrebbe avervi fatto capire che qualcosa di diverso c’è davvero. Una parte del mio modo di essere è stata corrotta, violata, devastata.

È grave? Sì, molto. Di ciò che è accaduto in questi anni vi ho narrato con passione e soddisfazione. Sapete bene quanto io sia stato soggetto a filantropia… Ah, faccio anche ironia stupida. Il dolore è sempre stato ampio e manifesto in moltissime modalità. Ciò che però sta accadendo ora è incredibilmente senza precedenti e spaventa forse più del solito.

Sto diventando più debole. L’avete visto in modica parte prima, ma ve lo dico io stesso: sono stufo. Poi vi spiegherò di cosa. Se ricordate avevo concluso un momento importante, con il primo libro metaforico della mia filoginia. In realtà, successivamente un frangente c’era stato. Col vento caldo che soffiava e dava un senso di nuova realizzazione. Barbaramente scaraventata in un dirupo, tanto per essere originali.

Adesso forse lo capite cosa mi stanca. Non ne posso veramente più di trovare leggi matematiche. Vi farà ridere, ma è questo il mio problema. Oramai posso sentenziare come agirà lei a prescindere. Fornitemi un caso, un paio di dettagli di contorno, e tac. Detto fatto, il verdetto ve lo fornirò immediatamente. Badate, ho detto “lei” in senso generico. Non c’entra F., non c’entra E.*, non c’entra la protagonista. Lei in questo caso vuol dire donna. Punto e basta. Incredibile, utilizzo ancora questa parola. Stilnovistico senso del rispetto.

Questo mi adira. Mi delude, mi umilia, aggiungete quanti verbi volete. Non è concepibile che si possano prevedere le azioni con metodi statistici. Non deve essere!

Invece è.

Non abbiamo ancora toccato la nota dolente. Questo odio: cattivo, perverso, che ancora non riesco a collocare nel mio scarabocchiato disegno matematico. Il loro odio. Fin qui niente di così alieno o nuovo. Ma qualcosa di inedito affiora. Sto decadendo nello stesso regno. Si sta scatenando da dentro me qualcosa che spero non diventi ciò che aspira.

Misoginia. Etimologicamente parlando, è il contrario del libro concluso e di quello che avevo approsimativamente iniziato. Detesto questi difetti. Ci sono dei momenti in cui ho faticato e speso ogni goccia di energia nel cercare di evitare il turpiloquio. Svariati momenti in cui avrei semplicemente preso, aperto un nuovo post e inondatolo di termini scurrili.

Non è dignitoso. Sto diventando un cane rabbioso inasprito dalla cattività. Anzi, dalla cattiveria. Perché tanto non dignitosa è la reazione, quanto lo è il loro assestarci degli energici pugni nello stomaco. E quando siamo piegati passano ai calci. Tutte metafore, ma il sentore è reale.

A me non piace questo odio, la negatività non è l’unico modo per rispondere alla negatività precedente. Qualcuno ha detto che la violenza porta solo altra violenza. Io ho sempre cercato di rompere questa regola.

Mi sento cedere.

Gli spicchi di me che hanno già ceduto, e la loro manifestazione indegna e volgare, hanno trovato a volte spazio nel mio twitter, isolati per fortuna. Esso è assolutamente contrario dal politically correct, a tratti è rozzo e incivile. Se non vi disgusta potreste capire dove rischio di finire.

Per questo post ho cercato a lungo di comporre una buona immagine, o di trovarne una adatta. Desideravo qualcosa di scuro e che grondasse una sensazione di rancore. Alla fine ho deciso di lasciare il post senza elementi grafici. Forse è stato meglio così.

_____

* Che vi ricordo essere la precedentemente chiamata “persona speciale”.