Anche se non mi sembra, mi devo sempre ricordare che non è cambiato niente.

La terra è ancora rotonda, gira ancora intorno al sole e… ah già anche su se stessa. I miei capelli sono ancora neri, la notte è ancora buia, il mio cuore è ancora un muscolo…

Il regalo è ancora lì chiuso. Ed è l’unica staticità che stona.

A parte quello, è sempre un oggetto, come qualche giorno fa. Non me ne deve importare. Al massimo mi deve importare del pensiero, di cui sono stato lo stesso ringraziato; al di là di tutto.

Tutto, dicevo, è ancora uguale a prima. Normale. Non è cambiato da ieri, né da ieri l’altro. E non sarà cambiato domani. Né dopodomani.

Anche se tutto intorno sembra beffarsi di me, le pubblicità alla tv, domani il logo di Google, e le grandi visite che in questi giorni sto facendo per quel maledettamente fantastico momento di felicità che mi ha tirato su in un periodo per niente brillante.

Nonostante ciò, è tutto normale. A volte dà fastidio, stavolta rallegra. Ho ricominciato un po’ a correre. Senza poi motivo. Non è ancora una corsa veloce per fortuna.

Un po’ di ragione la uso ancora, dopotutto. Stamattina era stranamente appropriata la canzone alla radio, specialmente in un punto:

Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani 

E anche se il tema originale di “Pensa” di Fabrizio Moro è completamente differente, proprio quelle parole mi sono sembrate così attinenti.

Perché succederà. Cosa? Tutto tornerà a scorrere come sempre. Non cambierà nulla. Non in meglio, assolutamente non in peggio. Torneremo a chattare ogni tanto come persone normali. I miei film non staranno più tra i piedi… Non romperanno più le scatole.

Ci vuol soltanto un pochino… Stavolta non inciampo. Mi fermo io.*

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* Ma ciò non vuol dire che abbandono, altrimenti le cose cambierebbero. Semplicemente la smetto di correre seguendo false tragiche prospettive. Al diavolo i castelli in aria.