Archive for febbraio, 2008


Il futuro di Openmoko in una intervista

Solitamente non m’è d’uopo segnalare notizie presenti già sul web da altre fonti. A meno che ovviamente non si tratti di cose di interesse elevatissimo e magari anche un po’ di nicchia, alle quali non è stato dato il risalto che meritano.

È questo il caso di un’intervista a Michael Shiloh, il mediatore tra la comunità ed Openmoko. Un ruolo affascinante per una persona interessante.

Oltre che informatico è anche insegnante

Nell’intervista Michael parla del suo ruolo in Openmoko, delle modifiche che si prevedono di fare all’hardware del Neo1973 evoluto in Freerunner, dei cellulari computer ibridi del futuro; di cosa ne pensa di Android di Google e di un sacco di altre cose molto coinvolgenti.

Di sicuro è una lettura consigliata.

Crediti immagine

Ti voglio bene


Sono sicuro che ci sarà un’occasione più adatta per dartelo

Buon San Valentino

 

Grazie per il tempo pieno
grazie per la te più vera
grazie per i denti stretti
i difetti
per le botte d’allegria
per la nostra fantasia

Il pensiero di te è come una nuvola da
cui nasce l’arcobaleno. Soffice, piccola
e dolce mi riempie di gioia.

Continua a scaldarmi il cuore.

Andrea

 

Perché non leggerò più tali famosissimi blog

Senza fare nomi. Senza nemmeno mettere link. Devo essere sincero, avrei preferito fare nomi e link, ma questo avrebbe comportato un grave effetto collaterale: tutti mi avrebbero additato come un lurido invidioso che parla male degli altri per farsi pubblicità.

Avrebbero avuto ragione sugli effetti, forse, ma non certo sulle intenzioni.

A dirla tutta in questi giorni, come vi avevo già accennato, le visite sono tenute piacevolmente alte dalla query “San Valentino”. Di farmi pubblicità poco mi importa.

Per questo motivo spero che capiate lo stesso l’oggetto del post, e se non lo capite al limite chiedetemi spiegazioni in privato. Non nei commenti. Allora, da dove devo cominciare?

Diciamo che questo post riguarda tre blog assai famosi, tutti e tre fino a qualche tempo fa presenti nel medesimo sito che ospita me attualmente. Due in particolare, uno marginalmente. Partiamo dal primo. Il primo è il blog di una persona a cui piace dire la sua opinione su varie cose.

È capitato che eccedesse con le critiche, una volta o due. Nel complesso è un buon blogger. Un ottimo blogger. Ovviamente, dato che è un blogger bravo e ha molte ma molte visite, il suo blog è frequentato anche da una parte di lettori saltuari od abituali completamente idioti (è sintomo di bravura e successo questo). La maggior parte dei lettori comunque è buona.

La parte marcia dei lettori è di due tipi. Il primo tipo è della specie bavosa. Ovvero si pongono in uno stato perenne di adorazione incondizionata del loro idolo, il blogger appunto, e non lo contraddicono mai. Anzi, magari lo criticano quando egli stesso dice di aver sbagliato. La seconda parte è della specie invidia. Non indivia come l’insalata. Tali creature odiano il blogger e gli danno dell’incompetente solo perché lui ha successo, mentre gli invidiosi di cervello ne hanno zero.

Il secondo blogger invece è un po’ meno famoso del primo. È ugualmente un blogger di alta qualità, con bollino e denominazione di origine controllata. Egli scrive per conto suo senza badare troppo a quello che scrive il primo. Pure lui ha le stesse categorie di lettori, anche se ovviamente la parte marcia è inferiore essendo il suo blog un po’ meno visitato.

Il terzo blogger è un buon blogger tanto quanto gli altri due. Tuttavia parla di un argomento considerato da alcuni un po’ troppo di nicchia, oppure monotematico. Per questi motivi viene letto meno degli altri due.

Tutti e tre sono ottimi elementi, di cui in passato ho apprezzato parecchio la qualità dei post e delle idee. Tuttora li stimo ed apprezzo.

Però c’è un però.

Ultimamente stanno accadendo un po’ troppo frequentemente delle cose che vanno a colpire la parte buona dei lettori, e che in dei blog non si dovrebbero verificare. Il primo ed il secondo sono da tempo in rivalità. Invece di risolvere la questione come persone normali, il secondo scrive in continuazione articoli che in modo più o meno implicito danno del farabutto incompetente (e anche di peggio) al primo. Puntualmente i bavosi del primo considerano il secondo un invidioso e lo riempiono a loro volta di insulti, molto più espliciti questa volta. Capita qualche volta che il primo alluda anche ad alcune vicende che accadono tra loro due, usando anch’egli toni poco buoni anche se più pacati.

La questione va avanti a lungo. Ed ora è pure peggio. Il secondo stamani ha pesantemente criticato tutta la categoria e ovviamente intendo quella di noi blogger. Allora posso capire che alcuni hanno dei blog indegni di essere chiamati tali, ma sentire un collega che insulta così non mi è gradito.

Sentire poi che non apprezza chi critica solo per avere visite, quando poi lui ha spesso e volentieri lasciato intendere della sua pessima opinione del primo mi pare ipocrita. Con queste allusioni infatti ha per forza guadagnato delle visite, e poi lui di visite ne fa parecchie. Dice poi che tutti i blogger sono persone assolutamente di parte, prive di ragione e ideologicamente vuote.

A questo punto vorrei dire due parole a questo secondo, seppur io lo apprezzi. Io scrivo per “Ubuntu Semplice”. Non sparo a zero su determinate aziende solo perché sono quelle aziende. Io le mie 1000 visite quotidiane (in media ovviamente) me le sudo. E me le sudo scrivendo buoni post, senza tirare in basso i colleghi dando loro degli incompetenti. Anche in questo post ho manifestato più volte l’apprezzamento per i tre.

Potrei andare avanti ancora a lungo. Meglio che mi fermi qui.

Devo ancora spiegare che ha il terzo. Qualche giorno fa è successa una cosa. Un fraintendimento tra il terzo ed il primo. Il primo ha giustamente chiesto spiegazioni su un fatto al terzo, seppur usando mezzi sbagliati (ovvero scrivendo addirittura un post). Il terzo se l’è presa con lui invece che con il responsabile diretto dell’accaduto, scrivendo un altro intervento. Ed il primo ha replicato con un terzo post. Tutto risolto, ma a quale prezzo?

Al prezzo che i poveri utenti si sono dovuti beccare un flame che non li riguardava minimamente e leggere tre post che si potevano evitare, solo per le impulsività dei due.

Ed è questo essenzialmente ciò che non mi garba. Se hanno dei problemi, se li risolvano tra loro. Email, telefonate, quel che gli pare. Ma ciò non deve condizionare la loro passione. Oramai i contrasti li distolgono quasi dall’ottimo ruolo che svolgono nella blogosfera. Hanno talento, e lo sprecano in rivalità inutili.

E poi l’ipocrisia. Ma dai! Criticare chi parla male degli altri dopo aver già commesso svariate volte questa azione…

Il succo del discorso è semplice. Stimo i tre, e penso che abbiano scritto dei contenuti di qualità. Ma i loro blog hanno perso quel qualcosa che non so come definire. Hanno perso un po’ della loro brillantezza. Si sono appannati sprecando energie e post per litigare e criticarsi in modo non costruttivo a vicenda.

Sinceramente non credo che ciò sia del tutto professionale per noi che dovremmo far sentire per lo meno a loro agio i lettori, che sono il pane del nostro vivere.

Li stimo. Ma non li leggo più.

È tutto normale

Anche se non mi sembra, mi devo sempre ricordare che non è cambiato niente.

La terra è ancora rotonda, gira ancora intorno al sole e… ah già anche su se stessa. I miei capelli sono ancora neri, la notte è ancora buia, il mio cuore è ancora un muscolo…

Il regalo è ancora lì chiuso. Ed è l’unica staticità che stona.

A parte quello, è sempre un oggetto, come qualche giorno fa. Non me ne deve importare. Al massimo mi deve importare del pensiero, di cui sono stato lo stesso ringraziato; al di là di tutto.

Tutto, dicevo, è ancora uguale a prima. Normale. Non è cambiato da ieri, né da ieri l’altro. E non sarà cambiato domani. Né dopodomani.

Anche se tutto intorno sembra beffarsi di me, le pubblicità alla tv, domani il logo di Google, e le grandi visite che in questi giorni sto facendo per quel maledettamente fantastico momento di felicità che mi ha tirato su in un periodo per niente brillante.

Nonostante ciò, è tutto normale. A volte dà fastidio, stavolta rallegra. Ho ricominciato un po’ a correre. Senza poi motivo. Non è ancora una corsa veloce per fortuna.

Un po’ di ragione la uso ancora, dopotutto. Stamattina era stranamente appropriata la canzone alla radio, specialmente in un punto:

Pensa prima di sparare
Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
Pensa che puoi decidere tu
Resta un attimo soltanto un attimo di più
Con la testa fra le mani 

E anche se il tema originale di “Pensa” di Fabrizio Moro è completamente differente, proprio quelle parole mi sono sembrate così attinenti.

Perché succederà. Cosa? Tutto tornerà a scorrere come sempre. Non cambierà nulla. Non in meglio, assolutamente non in peggio. Torneremo a chattare ogni tanto come persone normali. I miei film non staranno più tra i piedi… Non romperanno più le scatole.

Ci vuol soltanto un pochino… Stavolta non inciampo. Mi fermo io.*

_____

* Ma ciò non vuol dire che abbandono, altrimenti le cose cambierebbero. Semplicemente la smetto di correre seguendo false tragiche prospettive. Al diavolo i castelli in aria.

Come vi avevo già comunicato qui e qui, oramai poco a poco la possibilità di acquistare un computer senza software pattume oppure già con ottimo software libero installato, si fa concreta.

Sempre di più. D’altronde, il fenomeno della capacità di scelta da parte delle persone ha avuto il suo boom con il Web 2.0. Se ha funzionato su internet, è probabilmente destinato a funzionare ovunque.

Da questo punto di vista sembra che per i portatili sia una situazione leggermente meno rosea, ma non di molto. Poco tempo fa, alla faccia di chi dice che la pubblicità AdSense è inutile, ho trovato il sito di una azienda che vende portatili con Linux, e non solo.

Lo slogan la dice lunga

Airone vende online componenti hardware compatibili con Linux, nonché portatili con il sublime già installato. Al momento la lista dei portatili conta 4 modelli, ma presumo che aumenteranno.

I prezzi sono buoni, e le opzioni offerte più che succulente:

Naturalmente ai pinguini bravi interessano solo le prime tre e le ultime due…

A questo punto io direi che val la pena di dare un’occhiatina al catalogo.

Respiro meditativo calmante

Mi sembra di aver preso la brutta piega di parlare con parole altrui. Non sarebbe un male in sé se non fosse che così facendo rischio di perdere la primaria capacità di scrivere di mio pugno.

Speriamo non sia così. Magari serve solo un po’ più di lucidità. Affrontare la transizione ed usufruire del momento adatto alla fase creativa.

Sia chiaro, non sto dicendo che per scrivere bene io debba essere tranquillo. No affatto. Semplicemente non funzionerebbe. L’agitazione, l’emozione, il feeling, ci devono essere. Senza di essi non avrei creato quelle che mi permetto di definire “piccole opere”, senza essere megalomane, ma certi post mi sono riusciti ottimamente.

Tuttavia, tornando al punto, così è troppo. Già, discorso affrontato un mare di volte eh, ma è sempre così. Ci vuole il giusto rapporto. Tra sofferenza, emozione, o quel che sia, e lucidità.

Se sei troppo lucido il post non viene. Se sei troppo triste non viene comprensibile. In questo momento è un po’ troppo. Penso sia questo che mi porta ad aiutarmi un po’ con parole d’altri.

Quindi ora partirei perlomeno da una domanda che vi pongo io, altrimenti che scrivo a fare? Questo quesito ai limiti dell’insolubilità può sembrare quasi ovvio a dire il vero, quando in realtà nasconde delle insidie controverse ben più grandi. La domanda è: si può essere contenti di soffrire per il bene di un’altra persona?

Risposta generale: no. In questo caso mi viene in aiuto Nino Salvaneschi (e ad essere sincero, anche Wikiquote):

La sofferenza non è sempre un castigo, ma spesso un’elezione.

Immagino la frase si applichi esattamente a casi come questo. Molti diranno che capita. Uhm, non è proprio semanticamente esatto. La realtà è che succede sempre. Lo ripeto in una frase a sé stante così risalta meglio.

Succede sempre.

Ad essere sincero, sempre è un po’ troppo anche per me. Succedesse spesso non potrei lamentarmi, ma così un pochino può dispiacere.

Ma la cosa più infame è che non capita mai se prima non ti succede qualcosa di piacevole. È la più orribile delle condanne. Prima qualcosa di bello, poi la stangata. Come a sottolineare la negazione del diritto a un minuto di gioia. No, si vede che non è un mio diritto. Eh pazienza.

Però dice bene Salvaneschi, si tratta di un’elezione. Sì. Certo, il motivo non è specifico, ma sufficiente. Potrebbe essere più preciso, non lo è, ok, dettagli. Di sé e per sé è buono. Avete capito ben poco. Certo, è giusto, devo fare un passo indietro. Altrimenti vi è impossibile continuare a seguire.

Oggi ho fatto l’esame di karate, è andato bene, e mi è stata consegnata la cintura marrone. La contentezza è stata pari, se non superiore, a quella dell’esame precedente. Chiusa la parentesi. Sulla parte bella non credo ci sia da dire altro.

La parte brutta invece è molto più articolata. Naturalmente anche qui merita di essere utilizzata una citazione. Ad essere sincero è una cosa negativa, ma non posso certo odiare Hermann Hesse solo per aver detto una importante quanto spiacevole verità:

Per tutti, anche per i più fortunati, l’amore comincia necessariamente con una sconfitta.

Provate a negarla, abbiatene il coraggio. Comunque sia rientro abbondantemente al di sotto del caso limite (cioè quello di uno a cui va sempre bene tutto) descritto dall’aforisma. Quindi immaginate già che qualcosa di non proprio fantastico è accaduto. Eh già.

Certo, è ovvio, mai sono partito con l’idea che avrei avuto successo. Ho sempre messo in conto come più plausibile l’ipotesi del rifiuto, a volte dell’indifferenza. Ma un’avversità di tale tipologia mai l’avrei potuto prospettare.

Per quanto potesse accadere di peggio, nella sua indescrivibile fatalità stupisce, stupefà, fa restare a bocca spalancata. Attonito. Immobile. Incapace di reagire. Questa è la cosa peggiore. L’incapacità di reagire. Poi, nonostante una motivazione viene data, non è del tutto soddisfacente. Non è facile farsi una ragione del perché lei non voglia ricevere un regalo già comprato per San Valentino. E non sto dicendo che non lo chieda (non avrebbe molto senso chiederlo effettivamente), sto dicendo che lo rifiuti.

Comprendete ora il mio stupore. Comprendete ora anche la mia scelta. Ho deciso di non insistere. Non mi piace forzare le persone. Odio forzare lei. O farle qualcosa di sgradevole in generale. Qui si riconosce l’elezione. Ora soffro perché non sia dispiaciuta lei. Da questo punto di vista ne ho piacere.

Essere contenti di soffrire. Se c’è un motivo sì, è possibile. Qui il motivo c’è. Tutti gli altri discorsi sono chiacchiere. E se volete, un’estensione della motivazione ci viene offerta sempre da Hesse:

L’amore non vuole avere, vuole soltanto amare.

Credete che sarei contento a costringere una persona a cui tengo… proprio quella persona… ad assoggettare la sua volontà per esaudire la mia? Assolutamente no. Così facendo anzi precipiterei nel baratro della più nera infelicità. Non ha senso giovarsi del proprio piacere se si causa del male agli altri.

Una parte del regalo sarò costretto ad eliminarla per motivi tecnici. Cercherò di non leggere le frasi sui bigliettini dei cioccolatini.

Non ci riuscirò. Almeno potrò dire di aver tentato di resistere.

Strumenti ssh anche in terreno nemico

Ssh è un’ottima tecnologia per connettersi al proprio computer da internet e controllarlo completamente in modalità testuale, e volendo, anche grafica. È una tecnologia abbastanza semplice da usare grazie ai vari strumenti in circolazione, ed è anche sicura perché usa dei metodi di crittografia per proteggere i dati.

Nonostante sia stata portata anche verso altri sistemi, su Linux essendo di per sé nativa è molto più integrata e spesso semplice da installare, configurare ed utilizzare.

Per prima cosa vediamo come installare un server ssh sul nostro pingue computer.

Come mio solito utilizzerò le istruzioni per Ubuntu. Il sistema dovrebbe disporre già del client ssh, ovvero il software per connettersi ad altri computer che usano questo protocollo, ma non il server. Per installarlo basta il classico:

sudo aptitude install ssh-server

A questo punto è bene disabilitare l’accesso di root da ssh, in questo modo si impedisce a dei software malevoli di individuarne la password e fare danni. Per fare ciò modificate il file di configurazione:

sudo gedit /etc/ssh/sshd_config

E alla riga PermitRootLogin sostituite yes con no. Riavviate il demone ssh:

sudo /etc/init.d/ssh restart

Ora dovrebbe essere tutto funzionante.

Se utilizzate un router permettete le connessioni alla porta 22 in ingresso, altrimenti il firewall bloccherà tutto. Vi consiglio anche di permettere le connessioni in ingresso alla porta 115, se volete avere la possibilità di trasferire file.

Per provare il funzionamento del tutto, per prima cosa aprite un terminale e date il comando:

ssh localhost

Se vi chiede username e password allora funziona. In questo modo siete entrati nel vostro stesso pc. Non serve a nulla ma è comodo per provare.

Ovviamente potete usare il comando exit per uscire. A questo punto provate anche il trasferimento dei file. Aprite Risorse > Connetti al server e come tipo di servizio scegliete SSH. Immettete il solito indirizzo del server localhost e come nome utente quello del vostro account Linux.

A questo punto sulla Scrivania avrete la cartella indicante la connessione di rete. Quando vi verrà chiesta, inserite la password. Ed ecco a voi, i vostri file! Anche questa volta non serve a tanto, ma è per verificare che funziona.

La comodità che fa tendenza

Ora avrete bisogno di un indirizzo per ricordare semplicemente il vostro computer. Se avete un ip fisso (caso raro) potete anche impararlo a memoria, ma se avete un ip variabile (caso molto frequente) allora è il caso di ricorrere a Dyndns. Se avete un modem seguite le istruzioni che avevo già pubblicato, se invece avete un router cercate di usare la sua funzionalità integrata a riguardo, se ce l’ha, per gestire Dyndns. Altrimenti usate le stesse istruzioni del modem.

Tanto per farvi un esempio io ho scelto lazza.homelinux.com… è terribilmente chic!

Adesso avete capito perfettamente come fare per gestire il vostro computer in remoto. Lasciatelo acceso e connesso, andate su un altro computer con Linux connesso ad internet ed usate le istruzioni precedenti per vedere i file o dare comandi via terminale. Per ssh da terminale vi consiglio l’opzione -X che vi permette di avviare applicazioni grafiche.

Questo se volete, è già di per sé alquanto utile, interessante e divertente.

Ma ovviamente la parte migliore deve ancora arrivare! Infatti, noi siamo pinguini, perciò dobbiamo farci vedere ai nostri conoscenti che usano Windows… ih ih ih.

Ok, sono una serpe, però ho provato di persona la cosa mostrando ad un mio amico come dal suo computer io potessi accedere ai miei file.

Non vi dico la faccia che ha fatto.

Passiamo al pratico.

Per quanto riguarda l’accesso via terminale, abbiamo a disposizione uno strumento eccellente che si chiama Putty. Un’immagine vale più di mille parole, e lascio a voi giudicare:

Dove c’è console c’è casa

Ovviamente il software possiede anche una interfaccia iniziale abbastanza semplice da usare, abbastanza analoga quella della connessione al server di Ubuntu:

Più semplice di così…

Connettetevi e mostrate le vostre prodezze con la shell.

Per quanto riguarda i file, scordatevi l’integrazione che vi offrono gli ambienti desktop su Linux, ma accontentatevi di WinSCP:

Non è male dopotutto

Chiaramente, al di là del fatto di vantarsi con gli amici, può tornare molto utile il fatto di controllare programmi e file da remoto anche quando ci si trova in “territorio nemico”.

Ma la sapete la cosa divertente? Per provare e recensire questi programmi non ho assolutamente usato Windows. Mi è bastato il buon Wine.