Sì! Finalmente! Erano giorni che l’aspettavo. Giorni in cui mi sono sentito come un pittore senza ispirazione. Qui, di fronte alla tela bianca, senza la voglia e la capacità di scegliere un colore. Accidenti, perché non riuscivo a decidere? Rosso, arancio, giallo, verde, turchese, blu, viola, bianco, nero… Pure sforando l’arcobaleno non c’era una dannata tonalità da cui partire!

E poi eccola, arrivata dall’alto. Letteralmente.

Plic plic plic… Per quanto eccellente una foto non rende benissimo…

L’azzurro. Alla fine è stata questa la tonalità vincente. La verità è che non mi aspettavo proprio niente. Non avevo proprio idea di che cosa mi avrebbe attivato. Di che tono avrei assunto.

Qualche giorno fa, di sera, ero in giardino. Giusto un minuto, tornato dall’allenamento, mi sono fermato appoggiato al muro di casa. La pioggia cadeva tranquilla, mi sfiorava nonostante la tettoia. Ho guardato le gocce sull’erba, una dopo l’altra. Plic plic plic.

Nonostante la loro cadenza fosse completamente aleatoria, come è naturale che sia, aveva una parvenza di regolarità. Una frequenza che scandiva lo scorrere del tempo. Pareidolia come al solito. Comunque era proprio l’analogia che mi serviva.

Sì perché sto assistendo a questa uniformità. Non capisco. Prima c’erano dei momenti molto interessanti, alternati a momenti di tristezza e raccoglimento*. E andava bene, ve l’assicuro. Può sembrare strano, ma consideravo questo andamento a sinusoide utile. Sì, un sinusoide. Se non sapete cos’è, cercatelo. Ora sempre più la curva sta diminuendo la sua altezza e aumenta l’ampiezza dei tratti, tendendo ad appiattirsi. Quindi anche qui riscontro una tendenza alla regolarità.

Io adoro la precisione, ma quando la regolarità è troppa forse è il caso che si fermi. Lungi da me giudicarla una cosa negativa. Non lo è. Ma nemmeno positiva. Si sta sempre più stabilizzando sullo 0. Quella quiete tanto osannata, maledetta e fantastica allo stesso tempo.

E cosa si conclude? Si conclude che non sono triste, e non sono neanche particolarmente allegro. Solo tranquillo. È un po’ noioso, sapete?

E questo perché? Perché oltre ad aspettare una metafora nuova per ogni post, aspetto anche qualcos’altro. Qualcosa che si delinea abbastanza nella mia mente, ma non arriva mai. È capitato tante volte. Mai così.

Mi spiego. Solitamente quest’attesa si esprimeva chiaramente e puntualmente come una tensione, che si scaricava quando l’oggetto di essa si verificava oppure no. Invece ora si manifesta in un molto più neutro stand by.

Proprio questo è… indescrivibile. Né bello né brutto, insomma il nulla.

Un’altra cosa che non capisco è perché avendo fatto delle cose che andavano totalmente contro i miei “interessi” se così si può dire, non sono assolutamente dispiaciuto. Anzi, quasi mi fa piacere di essere stato utile. Uffa però…

A volte penso che dovrebbe riuscirmi di “giocare sporco”, essere egoista e ottenere quello che interessa a me, fregandomene degli altri. E sapete cosa mi rispondo? Bah! Con lo stesso tono che si usa con se stessi quando si ha una idea cretina.

Non dico uffa perché non sono contento di aver fatto queste cose, ma perché non capisco il motivo per cui mi va bene di essermi comportato così. Faccio prima a lasciar perdere. In fin dei conti questo desiderio di conoscenza in merito a ‘sta cosa è una sciocchezza.

Be’ se non altro ieri ho sorprendentemente visto a scuola G., una mia compagna delle elementari (a quel tempo era la bambina che mi piaceva ). Non chiedetemi che caspita ci facesse lì, non ne ho idea, però mi ha fatto piacere salutarla e vedere che ha lo stesso sorriso di allora.

Come vedete ancora adesso ogni tanto il sinusoide va un po’ su… Meglio di niente, no?

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* Cit. Laura Pausini, nella canzone La prospettiva di me: “altaleno gli ostacoli / ad instanti di serenità”