Archive for gennaio, 2008


Aspe’!

Anf anf anf… Ma dove corri? Dico ti sembra il modo? Guardami! Accidenti guardami! Ho il fiatone. Sudo, ansimo, mi trascino ormai… Perché? Spiegamelo, perché caspita ti è saltato in mente di correre così? Che fai, scappi, insegui qualcuno? Ma se non te ne rendi conto neppure tu… Per carità stai fermo un secondo. Riprendi fiato anche tu. Sei pieno di lividi, riposati.

Questo più o meno è quello che mi devo essere detto tra me e me. In questi giorni in cui una parte inseguiva l’altra, la contrastava. Una l’ombra dell’altra. Si vuole fermare, ma no, l’altra continua a correre. Senza un motivo, senza una meta, senza niente.

Poi l’ombra urla. Ferma! Stop! Alt! E che diamine. Finalmente, eh…

Dentro di me due spicchi, due metà contorte, che si scontrano creando attrito insolito, assurdo e indefinibile. Si alternano. Non so se avete presente il tao? Ecco più o meno è lo stesso, solo che si tratta di due parti agitate, non calme.

È ripreso il sinusoide. Positivo? Sì, in un certo senso… Tuttavia sento queste due parti forse troppo contrastate.

Una parte è felice, all’idea di aver ripreso i contatti con una persona che non sentivo da anni. Bello. Anzi fantastico ad essere sinceri.

E l’altra? Ah, l’altra. Le solite storie. Paure, menate, film, dannate idiozie stupide che non servono a niente. Di niente di niente di niente.

Di niente.

E allora su e giù, di qua e di là. A colpi di strattoni si prevaricano alternamente. E pare di rincorrere sempre qualcosa che non c’è. Qualcosa che forse non ha neanche senso cercare.

Potrebbe andare meglio. Certo, ma di gran lunga anche. Tuttavia non ha senso questo tipo di corsa. Questo tipo di reazione. Non ha significato perché è semplicemente irrazionale, futile.

Quindi dovrei pensare al modo corretto. Già… Scrivere scrivere scrivere, il ritmo di un blogger è l’ideale per farsi venire delle idee. Che poi alla fine diventa più metaforico, cioè la lista delle idee si scrive direttamente a mente, senza supporto cartaceo. Alla fine conta il risultato, non il metodo.

Farsi venire un’idea. Sembra facile. Parlarne con gli altri. Questo è facile.

Parlarne con lei. Dovrebbe essere difficilissimo. Invece è facile. Strano, assurdo. Ok, non chiediamoci il motivo… Constatiamo e basta che funziona.

Ed è un grande aiuto. Sempre e comunque, il segreto della serenità è il dialogo. Funziona. Punto. A volte mi chiedo perché non lo mettano come cura negli ospedali, assieme ai farmaci… Boh.

Al di là di ciò, arriva il momento in cui bisogna urlare. Gridare “Stop”.

Ci si ferma, si beve. E forse, non serve più ripartire.

Nuovo fantastico blog di pura comicità

Ci sto lavorando da un paio di giorni e promette veramente di rivoluzionare la fruizione comica delle masse*.

Il progetto che vi vado ora a presentare in realtà è solo la concretizzazione mediatica di un fenomeno interessante che perdura da anni. Signore e signori, ecco a voi…

Ta dan!

Le boiate a scuola è un blog in cui sto riversando tutte le cose al limite dell’incredibile, ma realmente successe, che ho trascritto fedelmente con cura ed attenzione fin dalla prima superiore. In questo momento l’archivio conta la metà di quelle della prima, ma con un po’ di pazienza le inserirò tutte fino ad allinearmi a quelle che mi segno più o meno quotidianamente.

Le date dei post corrispondono alla data in cui è stata detta una determinata boiata. Naturalmente il mio consiglio è quello di visitare il sito, in quanto contiene delle perle di saggezza di inestimabile valore (comico) ed è molto divertente.

Ah, piccolo aneddoto, sull’immagine dell’header la scritta “Lazza’s” l’ho realmente fatta a mano io, non è un font.

Ultima cosa: prima che diventino troppe leggetele tutte e abbonatevi al feed, altrimenti è un attimo rimanere indietro.

_____

* Ma quanto sono esagerato…

Google Reader non mi stima. Affatto.

Scusatemi, spero che mi perdonerete per il piccolo sfogo da tumble blog… Ma qualche giorno fa ho capito una cosa: Google Reader ha una scarsa considerazione di me.

Ho cominciato ad avere una qualche sorta di sospetto sulla qualità del box delle letture consigliate già quando cominciavano a spuntare cose poco attinenti o comunque di livello abbastanza da newbie… Ma poi un fatto ha dissipato ogni dubbio.

Prego?

Mi sarei immediatamente messo a ridere se fosse stato il primo aprile, conoscendo le fantastiche burle di Google. Tuttavia in un periodo totalmente diverso ho trovato la cosa fuori luogo.

Voglio dire, sono un blogger serio, io.

I miei numeri…

Dato che ormai è diventata una tradizione del blog il pubblicare la mia pagella, eccola qui:

Italiano 7
Storia 6
Matematica 9
Inglese 9
Probabilità e statistica 8
Elettronica 9
Informatica 9
Sistemi informatici 9
Educazione fisica 6
Media 8

Quali sono le novità rispetto all’anno scorso? Be’ anche se la media è lievemente inferiore, ho comunque più voti alti. Che paradosso!

E un’altra novità: stavolta mi va bene, un bel progresso caratteriale, no?

È una cosa che mi sono chiesto subito. Quando è uscito Kde 4, già si parlava da un po’ di tempo dei vari wallpaper proposti e poi accettati per essere quelli ufficiali.

Ovviamente i medesimi sono anche quelli presenti in tutte le versioni comodamente impacchettate del suddetto Desktop Environment. Dopo averlo superficialmente provato, mi sono chiesto dove poter scaricare comodamente i wallpaper per provarli anche sul mio Gnome.

E qui casca l’asino. Sì perché nessuno si è preso la briga di dire qualcosa come “clicca qui per scaricare l’archivio degli sfondi”. Insomma, non volevo installarmi Kde 4 solo per degli sfondi.

Allora, con sofisticatissimi mezzi e dotato di una macchina virtuale ho pensato bene di trovare un pacchetto che li contenesse. Alla fine ho trovato questo. Sempre con software altamente specialistici (detto anche il gestore di archivi di Gnome! ) ho estratto il contenuto del pacchetto e preso solo la parte che mi interessava.

Poi ho manualmente modificato la struttura delle cartelle per renderla più umana. Infine ho compresso il tutto e ora ve lo metto a disposizione.

L’ultimo in basso a destra è il logo di Kde e l’ho messo per chiudere il buco… ovviamente anche col mio logo!

I wallpaper sono presenti ciascuno in varie risoluzioni, widescreen e non.

Ovviamente i miei complimenti vanno agli artisti che hanno creato tali meraviglie. L’archivio lo potete scaricare qui. Enjoy.

State tranquilli, non smetto di bloggare!

Blogosfera, 19/01/2007 – In momenti lunghi e di grande fermento l’intero pubblico di internet sbalordisce alla notizia. La preoccupazione è alle stelle ed il timore alto. La paura e l’apprensione all’opportunità che una delle punte di diamante del panorama dei blog tecnologico-filosofico-sentimental-amorosi italiani possa cessare l’attività. Per sfondare nel business dei gelati e dei semifreddi. Tra i diversi intervistati, spicca un lettore assiduo che desidera rimanere anonimo: «Quando me l’hanno raccontato credevo fosse una freddura, e invece è la gelida realtà.» Parole agghiaccianti che manifestano l’insicurezza di tutti.

Accipicchia! Carissimi lettori state tranquilli, non sono io!

Lazza Ice Creams

In realtà si tratta di una azienda indiana, che però ci fornisce una interessante informazione:

The word ‘LAZZA’ came from an Arabic word meaning ‘all good things in life’.

A voi le conclusioni!

Pensieri piovosi

Sì! Finalmente! Erano giorni che l’aspettavo. Giorni in cui mi sono sentito come un pittore senza ispirazione. Qui, di fronte alla tela bianca, senza la voglia e la capacità di scegliere un colore. Accidenti, perché non riuscivo a decidere? Rosso, arancio, giallo, verde, turchese, blu, viola, bianco, nero… Pure sforando l’arcobaleno non c’era una dannata tonalità da cui partire!

E poi eccola, arrivata dall’alto. Letteralmente.

Plic plic plic… Per quanto eccellente una foto non rende benissimo…

L’azzurro. Alla fine è stata questa la tonalità vincente. La verità è che non mi aspettavo proprio niente. Non avevo proprio idea di che cosa mi avrebbe attivato. Di che tono avrei assunto.

Qualche giorno fa, di sera, ero in giardino. Giusto un minuto, tornato dall’allenamento, mi sono fermato appoggiato al muro di casa. La pioggia cadeva tranquilla, mi sfiorava nonostante la tettoia. Ho guardato le gocce sull’erba, una dopo l’altra. Plic plic plic.

Nonostante la loro cadenza fosse completamente aleatoria, come è naturale che sia, aveva una parvenza di regolarità. Una frequenza che scandiva lo scorrere del tempo. Pareidolia come al solito. Comunque era proprio l’analogia che mi serviva.

Sì perché sto assistendo a questa uniformità. Non capisco. Prima c’erano dei momenti molto interessanti, alternati a momenti di tristezza e raccoglimento*. E andava bene, ve l’assicuro. Può sembrare strano, ma consideravo questo andamento a sinusoide utile. Sì, un sinusoide. Se non sapete cos’è, cercatelo. Ora sempre più la curva sta diminuendo la sua altezza e aumenta l’ampiezza dei tratti, tendendo ad appiattirsi. Quindi anche qui riscontro una tendenza alla regolarità.

Io adoro la precisione, ma quando la regolarità è troppa forse è il caso che si fermi. Lungi da me giudicarla una cosa negativa. Non lo è. Ma nemmeno positiva. Si sta sempre più stabilizzando sullo 0. Quella quiete tanto osannata, maledetta e fantastica allo stesso tempo.

E cosa si conclude? Si conclude che non sono triste, e non sono neanche particolarmente allegro. Solo tranquillo. È un po’ noioso, sapete?

E questo perché? Perché oltre ad aspettare una metafora nuova per ogni post, aspetto anche qualcos’altro. Qualcosa che si delinea abbastanza nella mia mente, ma non arriva mai. È capitato tante volte. Mai così.

Mi spiego. Solitamente quest’attesa si esprimeva chiaramente e puntualmente come una tensione, che si scaricava quando l’oggetto di essa si verificava oppure no. Invece ora si manifesta in un molto più neutro stand by.

Proprio questo è… indescrivibile. Né bello né brutto, insomma il nulla.

Un’altra cosa che non capisco è perché avendo fatto delle cose che andavano totalmente contro i miei “interessi” se così si può dire, non sono assolutamente dispiaciuto. Anzi, quasi mi fa piacere di essere stato utile. Uffa però…

A volte penso che dovrebbe riuscirmi di “giocare sporco”, essere egoista e ottenere quello che interessa a me, fregandomene degli altri. E sapete cosa mi rispondo? Bah! Con lo stesso tono che si usa con se stessi quando si ha una idea cretina.

Non dico uffa perché non sono contento di aver fatto queste cose, ma perché non capisco il motivo per cui mi va bene di essermi comportato così. Faccio prima a lasciar perdere. In fin dei conti questo desiderio di conoscenza in merito a ‘sta cosa è una sciocchezza.

Be’ se non altro ieri ho sorprendentemente visto a scuola G., una mia compagna delle elementari (a quel tempo era la bambina che mi piaceva ). Non chiedetemi che caspita ci facesse lì, non ne ho idea, però mi ha fatto piacere salutarla e vedere che ha lo stesso sorriso di allora.

Come vedete ancora adesso ogni tanto il sinusoide va un po’ su… Meglio di niente, no?

Crediti immagine

_____

* Cit. Laura Pausini, nella canzone La prospettiva di me: “altaleno gli ostacoli / ad instanti di serenità”