Titolo un po’ banale se volete. Io sono dell’opinione che non si debba andare a complicare le cose semplici.

Da un po’ non parlavo di F.

Penso fin da quando sono riuscito a trovare piacevole il suo ricordo, nonostante tutto ciò che è successo. Forse pensavate che non ne avrei scritto più. Se è per quello, lo pensavo anch’io. Però il futuro non si può prevedere, e ora che è presente, vedo che evidentemente mi sono sbagliato.

E forse è stato l’averne tranquillamente parlato con un amico ieri. Non lo so. Con questa notte sono due le volte in cui ho sognato di fare pace con lei. Questa volta però in modo molto diverso.

Uno di fronte all’altra. Gli sguardi uno nell’altro. Nei suoi occhi nessuna lama, nessuna smorfia sulle labbra. Ci siamo guardati. In modo naturale le ho detto che era da un lungo tempo che volevo fare pace. La sua risposta, per quanto sconvolgente non mi ha suscitato una reazione eccessiva. “Anch’io”. Solo due parole. E un apostrofo, ad essere precisi. Poi un altro breve istante di occhiata. Ed è partito un abbraccio. Ma non uno unilaterale, così di circostanza. Uno vero, sincero, scaturito da entrambi. L’ho stretta a me in modo serrato. Quasi a soffocarla. Ho percepito il suo battito, e il mio insieme. Abbiamo versato un paio di lacrime di liberazione, di leggerezza.

E per finire abbiamo chiacchierato da amici. Abbiamo anche riso.

Ok, è stato solo un sogno. Ma mi ha fatto molto piacere. Buon umore che si è miscelato però a un senso di malinconia. Inutile negarlo. Un po’ mi manca. Proprio perché mi ricorda anche esperienze belle. Poche, rarissime, ma anche quelle.

Ed è incredibile come dopo tre anni certi ricordi riaffiorino all’improvviso, ogni tanto, a stupirti un po’.

I sogni sono solo stupide illusioni che non si avverano mai. Ma a me piacciono. Molto.