Già già, già già. Quando meno te l’aspetti, succede. E un’occasione, una stupidaggine, insomma qualcosa capita.

Oggi in effetti è stato così. E si tratta veramente di una piccolezza. Ve la devo raccontare, non tanto perché ci tenga particolarmente a dirvi questa cosa, ma proprio per farvi capire quanto piccola sia.

Oggi stavo uscendo da scuola, e ho visto la Persona Speciale che passava. All’inizio non ero sicuro che fosse lei. Poi mi è passata abbastanza vicino da poterla riconoscere, ma lei non mi ha visto, perché prima ero girato e quando mi sono rivolto nella sua direzione ero già oltre il suo campo visivo. Ci ho messo un attimo di tempo a riconoscerla, e in quell’attimo che stavo per salutarla, puff… Era già passata. E che caspita. Sarà per un’altra volta. In fin dei conti non è mica l’ultima volta che posso salutarla. Capita.

Come vedete è una cosa quasi insignificante. Anche se mi piace molto la considerazione che danno gli stilnovisti all’atto del saluto, non vado mica a preoccuparmi per una cosa così.

Ma qual’è la cosa che conta in tutto ciò? È che, quando meno te l’aspetti, ti scatta una levetta. Tic. Parte. E quel post che avevi annunciato da un mese e non voleva saperne di uscire, ti viene naturale.

Arriva il momento giusto, e tu sperimenti. Scrivi per la prima volta una poesia inserita sola, senza un testo introduttivo e conclusivo. Ogni tanto provare uno stile diverso è bello, no?

Questo ho fatto. Ho voluto scrivere a parte questo post di spiegazione per lasciare isolata la poesia, che per la verità è più tendente al testo prosato. Ma ora forse è il caso che vi spieghi bene il cosa come perché.

Partiamo dal titolo del post. Senhal. Questa parola si riferisce alla letteratura provenzale, quindi siamo nel genere della lirica d’amore (che anche se l’ho dovuto studiare a scuola mi è piaciuto… ) ed era un termine “convenzionale usato per alludere alla donna amata”. Insomma, spero di aver reso l’idea. È come se avessi scritto il suo nome, ma non potendolo fare, ho usato questo trucco che mi è parso molto bello.

Il senso del post, sostanzialmente, è quello di esprimere questo concetto:

Non mi accontenterò delle approssimazioni, come fanno i matematici. Ogni modo di dire le cose che non sia perfetto non mi andrà bene. Perché è importante che quello che ti voglio trasmettere (cioè quello che sento) sia chiaro ed efficacie, e detto nell’esatto modo in cui lo sento io. Se non riuscirò ad utilizzare nessuna forma conosciuta per trasmetterti questo, allora mi ingegnerò e inventerò io un nuovo modo per comunicare, anche solo per darti un unico messaggio. I tuoi occhi mi fanno da guida, come i fari con le navi.

Ecco, ora avete anche la parafrasi. Contenti???

Ho voluto darvi questo contributo per chiarire meglio alcuni dettagli, ed evitare che fraintendeste qualche passaggio magari. Insomma, così almeno ci capite qualcosa…