Se c’è una cosa che mi dà fastidio è quando mi vengono in mente una decina di titoli diversi per un post.

Vi siete mai chiesti come mi vengono fuori i post? Ve lo spiego semplicemente.

Sono figlio unico, ed ho trascorso moltissimo tempo a giocare da solo, a pensare da solo, a disegnare da solo, ecc… ecc… Fin da piccolo, oltre a dedicarmi ad ardite prodezze architettoniche con i mattoncini Lego, ho avuto l’abitudine di pensare ad alta voce, tanto che a volte arrivavo a parlare proprio come se avessi di fronte un interlocutore reale. Questa attività serviva a chiarirmi le idee su quello che mi ronzava in testa e a affievolire la mancanza di compagnia.

Questa caratteristica si è mantenuta ed evoluta fino ad ora anche se sostanzialmente è la stessa nonostante i cambiamenti. Man mano che gli anni passavano sono transitato dal pensare ad alta voce a fare discorsi in testa. Quando penso spesso è come se mi costruissi la presenza virtuale di qualcuno a cui devo dire qualcosa. Ci sono cose che ho detto a certe persone solo in questo modo, non avendo il coraggio di farlo per davvero. O magari mi spiego i pensieri da solo.

Al di là di discorsi importanti dal punto dell’amicizia, degli affetti, del rispetto, ecc… è ovvio che la maggior parte dei pensieri discorsivi che faccio riguardano cose più semplici come le considerazioni che puntualmente posto sul blog. Ed è proprio così che scrivo molti post. Il giorno o la sera prima di un post state certi che nella maggioranza dei casi il post l’ho scritto nella mia testa, l’ho recitato a mente come un oratore di fronte ad una folla di spettatori.

La maggior parte delle volte poi, quando mi trovo a doverlo scrivere a computer, gran parte del contenuto è modificato, o addirittura viene riscritto da capo. Per esempio, quello che ho scritto fino a questo paragrafo non pensavo nemmeno di inserirlo ieri, l’ho aggiunto adesso di getto, come faccio sempre per tutto quel che scrivo. Non penso troppo ai dettagli (qualcosa sì, ma non tanto); scrivo e basta.

Il vantaggio di tutto ciò è che i contenuti che trovate qui tendono ad essere i più genuini possibile; senza buonismi, forzature, alterazioni o altre modifiche indesiderate (in qualche caso a leggero svantaggio della effettiva comprensione). Il mio impegno è sempre quello di trascrivere in italiano prosastico quello che originariamente altro non è che un flusso di coscienza; senza però alterarne i riferimenti, le allusioni, i significati nascosti o sottintesi ma anche quelli palesi. Insomma senza alternarne l’essenza ed il messaggio.

È una cosa molto difficile, io ci provo; poi se mi riesce sono contento. Il rischio di fraintendimenti è alto ma è con la pratica che riesco piano piano a migliorare nel mio intento. Del resto gli evidenti limiti tecnici (non vedere l’espressione del viso e non sentire il tono delle parole sono enormi limiti) non permettono un risultato perfetto.

Uno dei pochi svantaggi è quello che man mano che i contenuti fluiscono nella testa mi vengono in mente tantissimi titoli di varie tipologie (titoli belli, titoli brevi, titoli curiosi, titoli attinenti, ecc…) e mi costringono a fare una scelta.

Per questo post è stato particolarmente vero, anche perché i titoli sono condizionati un po’ dall’umore, e tra ieri ed oggi ho passato moltissimi umori diversi tanto che adesso non so nemmeno io come mi sento.

Andiamo con ordine. Pensate che questa parte è stata solo la premessa!

Ieri è stata una giornata impegnativa. Per chiunque altro sarebbe stata una cosa normale, per me è stata impegnativa. Ciò dipende da come sono fatto, e se leggerete fino in fondo capirete perché.

Ieri ho iniziato un’attività estiva. Sì una di quelle che si fanno con un gruppo di ragazzi e degli animatori, avete capito bene, io ho iniziato una cosa del genere.

Quando io faccio una cosa del genere è per mettermi alla prova e migliorare. In questo caso è stato per abituarmi a quello che per tutti è normale: la compagnia di altri ragazzi per una giornata. Non sto parlando di una stupidata di moda, sto parlando del relazionarsi, e questo deve essere normale. Lo deve. Me lo impongo.

Come i lettori abituali sapranno, le passate esperienze hanno fatto sì che io tendessi con un effetto marea a chiudermi a guscio e a ridurre la mia fiducia verso gli altri. Quando esploro un nuovo ambiente mi sento tanto un carabiniere durante un’irruzione… Pistola alla mano, guardia alta, sempre pronto a difendersi e a sparare in caso di pericolo. E poi tensione. Tanta tensione e paura.

Ammiro molto i ragazzini, soprattutto quelli piccoli, perché per loro bastano due minuti per sorridere e si sentono perfettamente a proprio agio con gli altri per giocare, correre parlare, ecc…

Io no. Parto sempre in modo sbagliato. Penso a schivare gli attacchi. L’esperienza mi ha abituato ad aspettarmi cattiveria e pericoli dalle persone. Anche quando chiunque con un po’ di buon senso direbbe che basta solo rilassarsi e lanciarsi. È molto facile… a parole.

È assurdo! Non mi spavento minimamente a dover fare con carta e penna delle moltiplicazioni di numeri a 5 cifre e mi spavento per delle persone che non conosco!

Per qualcuno è inconcepibile il concetto di timidezza, altri addirittura ti rivolgono la parola e ti fanno sentire a tuo agio.

Dicevo, lo faccio per abituarmici, perché è inconcepibile che non sia una cosa normale. Eppure per me la fase dell’ambientamento è alquanto critica per i motivi di cui sopra.

Ieri tanto per cambiare ho cominciato male. La mia naturale insicurezza, addizionata dal fatto della delusione di essere stato assegnato ad una squadra in cui non conoscevo nessuno mi hanno fatto essere non proprio radioso e cordiale.

Abbiamo fatto tre partite di un gioco che credo si faccia solo lì, in cui ogni membro di una squadra (in realtà la partita si fa con due squadre che sono contro altre due) ha un numero. Inizialmente il meccanismo di gioco mi rendeva discretamente perplesso, ad una prima analisi superficiale mi pareva che ai numeri più bassi toccasse un ruolo di secondo piano, quasi inutile. In realtà non è così, tutti sono importanti per vincere. Però bisognava giocarci per capirlo.

Nella prima partita mi hanno assegnato un numero, e poi sono stato rimproverato per averne preso uno più alto al momento del cambio. Io volevo solo far prendere un po’ di punti alla squadra…

Non ho giocato la partita successiva perché ci sono rimasto male e mi sono sentito un po’ usato. Ho cominciato a fare i soliti discorsi un pochino paranoici con due accompagnatori.

La terza partita è andata molto meglio. Avevo l’impressione che l’atmosfera fosse cambiata, in realtà non era proprio così. Ero io che mi ero tranquillizzato e avevo abbandonato le ipotesi segregazioniste. Inoltre avevo capito un po’ meglio l’importanza di tutti i ruoli dei giocatori, compresi i numeri bassi.

Anche se non ho avuto molto da fare in quella partita, mi ha permesso di trarre un bilancio positivo della giornata. Penso… spero… ritengo che la fase di ambientazione sia finita con successo.

Inoltre, come ultima cosa, l’aver saputo di dover star tranquillo anche se ho fatto arrabbiare una persona, e che non era poi una cosa così importante, mi ha molto tranquillizzato. Mi è anche scappato un sorriso (ma questo a casa).

Comunque sia, la grande stanchezza mi impediva di sentirmi allegro, solo tranquillo e senza più un grande peso.

Oggi volendo avrei potuto trascorrere una giornata in piscina con i medesimi ragazzi e ragazze tuttavia la giornata di ieri mi ha stancato, per me le giornate così sono sempre molto impegnative perché non ci sono abituato. Il disagio iniziale, le piccole tensioni (anche se non succede niente io ci rimango male quando litigo con qualcuno, anche per l’altra persona), lo stare sotto il sole, sono tutte cose che insieme mi distruggono fisicamente e mi fanno sentire la testa gonfia.

Pur stando a casa, per far passare il senso di stanchezza in testa a pranzo ho dovuto prendere un caffè, cosa che di solito non faccio mai a casa.

Anche ora, sento sempre che è stato un grande sforzo. Non sento una particolare allegria. Il solito senso di tranquillità che sembra quasi non essere in sé una sensazione, ma il semplice vuoto.

Alla fin fine la giornata è stata positiva, come ho già detto. È questo quello che conta.

Almeno credo.

Aggiunte successive:

Ho scritto questo post circa mezz’ora fa, solo che mi era saltata la connessione. Rileggendolo ho visto che come al solito non è perfetto ma ciò è normale per i motivi già spiegati. Cercate di apprezzarlo ugualmente.

Per gli stessi motivi ho volutamente evitato di cambiare il testo già scritto, a parte per gli errori di distrazione.

Domani comunque mi aspetta un’altra avventura!