Ho messo nel lettore cd Cleptomania, degli Sugarfree. Una base mista tra tranquillità, sentimento e passione è esattamente quello che mi serve per scrivere bene questo post. Un post che avrei dovuto scrivere già da un po’ per la verità, ma dopo l’ho un pochino messo da parte. Pazienza, va benissimo anche adesso.
Una premessa è però necessaria. Il termine “segni” utilizzato nel titolo di questo post è da intendersi più come i simboli e i riferimenti, o volendo i dettagli, un po’ come spiegato nel post Il codice Lazza.
Ad essere sinceri non sono riuscito a trovare un vocabolo che rappresentasse precisamente questo concetto perciò mi dovrò, anzi, ci dovremo accontentare di questa parola.
Riflettendo sui segni zodiacali si può constatare che non siano del tutto casuali. Capita spesso che corrispondano al carattere di una persona. Ma non certo per magia o chissà cosa. Semplicemente gli antichi avranno osservato i caratteri delle persone a seconda del periodo dell’anno in cui sono nati e dopo è bastata un po’ di pareidolia per riconoscere negli ammassi casuali di stelle (lontanissime tra loro) delle figure mitologiche o altro.
Per questo motivo si può spiegare in qualche modo la coerenza con il quale mi è toccato il segno zodiacale della Bilancia.
Infatti ho già spiegato bene la mia necessità di mantenere un costante equilibrio in tutte le cose che faccio, che mi succedono, ecc… ecc…
Questo anche nelle relazioni con gli altri. Insomma in tutto. ![]()
Ovviamente ciò non è sempre facile, a volte costa fatica, a volte non si sa fino a che punto spingersi.

Ce la faccio! Ce la faccio! Ce la faccio! ![]()
Una parte importante della necessità di equilibrio è la relazione tra passato e presente.
Voglio dire: fino a che punto si deve ricordare il passato senza entrare nelle paranoie, nei “avrei potuto fare meglio”? E dall’altro lato: fino a che punto è giusto chiudere il passato, è giusto dimenticare?
In una personalità che tiene fortemente alla simbologia come me, tutto questo si esterna immancabilmente nei “segni” nominati in apertura.
Ci sono varie cose che simboleggiano o simboleggiavano il mio passato. Si pensi ad esempio che la password che uso sul computer (quella di Ubuntu è diversa da tutte le altre password che ho) e il mio codice Pin sono entrambi legati a delle cose che risalgono alla quinta elementare. Il fatto che io gli abbia conservati significa che ci tengo. ![]()
Poi ci sono i capelli che ho tenuto fino alla fine della prima superiore o un po’ di più (poi ho cambiato pettinatura), che mi ricordavano la maschera aggressiva che avevo costruito e potenziato fino all’apice in seconda media.
Il mio nick stesso, Lazza. È stato stabilito di comune accordo tra me e i miei compagni verso la fine della seconda media se ben ricordo; perché non mi piaceva tanto essere chiamato per cognome. Io ero soddisfatto e loro pure.
Prima di approfondire questi simboli, voglio rispondere alla domanda che ho posto inizialmente. È sbagliato dimenticare. Perché? Ora spiego.
Sapete, alcune persone mi hanno consigliato di dimenticarmi di quello che è stato, di non darci nessuna importanza. No. Semplicemente è questa la mia risposta. Perché è la mia vita. È importante ricordare perché quello che è stato (bello o brutto non ha importanza) è ciò che ha permesso che ora io sono quello che sono. Se ora ho un carattere forte, se ho un grande rispetto degli altri, lo devo solo a quello. E anche se non fosse, è comunque sbagliato cancellare il passato. Perché è prezioso, è il tesoro di ognuno di noi. ![]()
Bisogna fare tesoro di tutte le esperienze e imparare. Quante volte avrete sentito la frase “non si finisce mai di imparare”? ![]()
La mia ricerca si focalizza sull’equilibrio tra i segni da tenere e quelli da accantonare.
Soprattutto quelli più importanti che ho detto sono rappresentativi per quello che intendo.
Partiamo dalla password e il pin: li ho conservati appunto perché ricordano delle cose belle, non ho molto da aggiungere. Non mi piaceva l’idea di cambiarli. Ci sono affezionato.
La pettinatura: ecco, questa è una chiave essenziale. Molti pensano che abbia cambiato il modo in cui tengo i capelli perché prima mi stavano male e a loro dire assomigliavo a Elvis Presley. La verità è ben altra. Non mi è mai importato niente di quello che pensavano, del resto, non sapevano neanche il perché di quei capelli. Come pretendevano di sapere il perché li ho cambiati? Il motivo è che avevo bisogno di chiudere con il passato. Ho detto chiudere, non dimenticare: è molto diverso. Ho meditato molto se farlo o no, poi ho deciso che mi sarebbe servito ad alleviare il dolore. La differenza tra il chiudere ed il dimenticare è che chiudere significa avere una solida consapevolezza di quello che è stato, accettarlo senza problemi però demarcare con decisione il fatto che si tratti di cose passate, insomma evitare i rimpianti o i ricordi che ti ancorano.
E ora veniamo al nick. Paradossalmente l’ho tenuto per lo stesso motivo. Mantenere l’equilibrio. Vedete, se l’avessi cambiato non sarei stato più io. Avrei buttato al vento tutte le esperienze che mi hanno fatto crescere; che mi hanno fatto imparare. Ciò non sarebbe stato onesto. Onesto nei confronti di me stesso e nei confronti degli altri.
Questa è la sorte che tocca ad ogni segno: viene inserito e sistemato al meglio nell’equilibrio! ![]()
C’è chi mi dice di dimenticare, c’è chi mi dice che io sono troppo ancorato al passato e vivo nei rimpianti, si sbagliano tutti.
Non cado né in un estremo né tanto meno nell’altro, ricordo con soddisfazione e affronto con tranquillità quello che deve venire. Dopotutto posso dire di avere un kernel solido. ![]()
Nota finale: questo post è stato scritto anche (o forse soprattutto) per quelli che non hanno interpretato in modo corretto alcune cose che ho detto, e per chi ha letto della negatività o della tristezza dove non era stata inserita. Spero che questo chiarimento serva a rendere più esplicito il mio reale stato d’animo nelle diverse circostanze in cui scrivo.























