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Libero Mail… “libera” l’accesso IMAP

Recentemente è avvenuta una svolta storica da parte di Libero, un servizio molto usato in Italia che fornisce anche una casella email gratuita. Infatti da qualche tempo è stato reso utilizzabile il servizio IMAP (e anche quello POP) da qualsiasi connettività anche per le caselle gratuite.

Prima di questa modifica, l’utilizzo di IMAP era una prerogativa esclusiva degli utenti Plus e degli abbonati Infostrada. La pagina di supporto riguardante la configurazione dei client riflette l’aggiornamento:

Le caselle email attivate gratuitamente con la registrazione a Libero sono consultabili tramite programmi di Posta (client) in modalità IMAP4/POP3 con qualsiasi connettività.

Accesso ad una casella gratuita Libero Mail tramite IMAP, usando Thunderbird come client

Accesso ad una casella gratuita Libero Mail tramite IMAP, usando Thunderbird come client

La notizia giunge in controtendenza rispetto al comportamento che l’azienda ha avuto fino a questo momento. Dal 2011, uno degli articoli più letti del mio blog riguardava l’accesso a Libero Mail tramite IMAP aggirando le limitazioni con una casella Gmail intermedia. Inoltre, è notizia di pochi mesi fa che Libero ha ristretto i filtri e consente l’inoltro della propria posta solo verso altre caselle Libero Mail. Anche in tal caso, ho scritto un articolo su come aggirare le limitazioni sull’inoltro.

Insomma, dati i cattivi precedenti, si può dire senz’altro che si tratta di una buona notizia. Questo in particolare anche per chi desidera migrare verso una casella email più moderna, spaziosa e funzionale come Gmail.

Tramite IMAP, infatti, è facilissimo usare un client come Thunderbird per trasferire tutti i propri messaggi da Libero a Gmail (o altre caselle dotate di accesso IMAP). Si tratta solo di trascinare col mouse le email selezionate verso la casella di destinazione desiderata. :)

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Risolvere i problemi di riproduzione dei file MKV

Recentemente abbiamo acquistato un televisore LED della LG. Per provare la funzionalità di riproduzione USB, ho messo sulla chiavetta alcuni video di trasmissioni televisive.

Ho usato sia dei programmi RAI, che si possono scaricare seguendo le mie istruzioni, sia alcuni episodi dei Cesaroni, scaricati da Video Mediaset con il procedimento di cui vi ho parlato in quest’altro articolo.

Nel primo caso, si trattava di file MP4, e ho verificato che funzionano perfettamente. Posso riprodurre i filmati, usare l’avanzamento veloce (anche fino a 16x), riavvolgere, saltare a un punto preciso, eccetera. Il problema invece è sorto con la fiction salvata da Video Mediaset.

Come ben sapete, quando salvate filmati Silverlight utilizzando ismdownloader, il programma produce in uscita un video in formato Matroska, con estensione MKV. Il televisore lo riproduce, tuttavia i problemi iniziano quando si tenta di usare l’avanzamento veloce.

Nel tentare di superare la velocità 2x, un triste messaggio appare in mezzo allo schermo:

Messaggio di errore del televisore tentando di usare l'avanzamento veloce su un filmato MKV

Messaggio di errore del televisore tentando di usare l’avanzamento veloce su un filmato MKV

Ancor peggio, quando si vuole riavvolgere il filmato, si riceve la stessa risposta:

Funzione al momento non disponibile

Questo è scomodissimo, perché se per qualche motivo non abbiamo capito una frase e la vogliamo sentire nuovamente, non possiamo. Se per sbaglio premiamo stop dopo aver visto mezz’ora di filmato, non siamo in grado di riprendere la riproduzione se non dopo 15 minuti di avanzamento a velocità 2x.

Un problema assai simile succede anche con alcuni software di riproduzione: mentre VLC e Totem riescono a farci vedere il video e ci permettono di saltare in qualsiasi punto (operazione chiamata seek), Mplayer non lo permette.

Ho cercato di trovare una soluzione al problema. Ovviamente, fare la ricodifica dei video è fuori discussione. Non solo per la perdita di qualità, ma anche per il tempo necessario. Alla fine ho trovato una risposta in questo forum, dove viene suggerito l’utilizzo del programma MKVToolNix, in particolare dello strumento mkvmerge.

Questo software consente la ricostruzione del contenitore MKV (operazione definita muxing) senza ricodificare i flussi audio e video. Questo permette di compiere l’operazione in pochi secondi per un intero video (circa 20-30, dipende dalla velocità del computer).

Con un apposito parametro, si può risolvere il problema dell’avanzamento veloce e del seek!

Innanzitutto, provvedete a installare il software necessario. Dovreste trovare il pacchetto di mkvtoolnix nel gestore pacchetti della vostra distribuzione (ad esempio, su Ubuntu potete cercarlo nell’Ubuntu Software Center).

A questo punto, vi basta invocare il programma con il parametro risolutivo, in questo modo:

mkvmerge -o file_corretto.mkv --clusters-in-meta-seek file_originale.mkv

Ovviamente adattate il comando con il nome del filmato di partenza e il nome finale che desiderate. ;) Nel giro di poco, il software produrrà il video corretto a partire da quello originale, creando una piccola sezione alla fine del file che consente la corretta riproduzione.

Lo stesso video, riprodotto a 8x dopo il procedimento di "riparazione"

Lo stesso video, riprodotto a 8x dopo il procedimento di “riparazione”

Se volete uno script che converta tutti i filmati di una cartella, potete usare quello che ho creato per me:

#!/bin/bash

echo "MKV fix for fast-forward and seek"
echo ""

for i in "$@"; do
    echo "Fixing $i"
    mkvmerge -o "${i}_fix.mkv" --clusters-in-meta-seek "$i"
    mv -f "${i}_fix.mkv" "$i"
done

echo ""
echo "Done!"

Attenzione: questo script sovrascrive i video originali dopo la “riparazione”!

Salvatelo in un file mkv_fix.sh, dategli i permessi di esecuzione, e poi richiamatelo sui file che volete, per esempio così:

mkv_fix.sh *.mkv

Infine, c’è anche la possibilità di usare il parametro di cui vi ho parlato tramite l’interfaccia grafica del programma. Ovviamente tale metodo è più lento e scomodo, perciò non lo spiego, ma potete leggere come si fa in questo topic. :P

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Inoltrare le email da Libero Mail a qualsiasi altro indirizzo

Da quando ho pubblicato (nel 2011) il mio articolo su come usare la casella email di Libero tramite IMAP, usando Gmail come ponte, tale post ha ricevuto più di 98900 visite. Supponendo che in 1 caso su 100 il mio post sia stato utile, significa aver aiutato quasi 1000 persone a evitare l’uso della terribile interfaccia web di Libero Mail, o ancor meglio aver permesso la migrazione definitiva verso un servizio di qualità come Gmail.

La mia guida si basava sull’uso dei filtri per l’inoltro della posta verso Gmail. Non sono rimasto perciò molto sorpreso quando una persona mi ha comunicato che recentemente non era possibile seguire la mia guida, in quanto Libero ha cambiato le carte in tavola permettendo l’inoltro della propria posta solo verso altre caselle Libero.

La figura mostra cosa succede quando si prova a creare un filtro di inoltro verso una casella email non fornita da Libero:

Avviso: i tuoi dati sono nelle nostre mani!

Avviso: i tuoi dati sono nelle nostre mani!

Di fatto è stata attuata una vera e propria politica di vendor lock-in, vale a dire il fenomeno per cui un fornitore di servizi incatena i propri utenti, impedendo ai medesimi di “scappare” coi propri dati verso altri servizi.

Se mi è consentito usare un eufemismo, non è che questa cosa sia esattamente da considerarsi gradita e simpatica… Specialmente quando un ignaro utente si rende conto di non poter passare a un altro fornitore email avendo la tranquillità che i messaggi mandati all’indirizzo vecchio saranno inoltrati. ;)

Per questo motivo ho analizzato il sito di Libero Mail e ho trovato un metodo abbastanza pratico per disattivare il blocco. Si tratta di uno user script per il browser, vale a dire un minuscolo programma che viene avviato quando visitate il sito di Libero Mail.

Per usarlo, dovete installare l’estensione adatta per il vostro browser. Questa cambia a seconda del software che utilizzate per navigare:

  • Firefox → Greasemonkey
  • Chrome/Chromium → Tampermonkey
  • Opera → Violent monkey
  • Safari → NinjaKit (potrebbe essere incompatibile, ad alcuni non funziona)
  • Internet Explorer → cambiate software e iniziate a usare un browser decente :P

Una volta installata l’estensione, potete provvedere a scaricare lo script aprendo la pagina di download, tramite il seguente pulsante:

Download — Libero Mail forward to ANY address

Ovviamente poi cliccate su Install this script.

Potete quindi recarvi sul sito web di Libero Mail e creare i filtri di inoltro che più vi aggradano, senza messaggi fastidiosi, inopportuni e offensivi che vi bloccano. :)

Una nota importantissima che voglio aggiungere: non è assolutamente escluso che in futuro Libero aumenti le limitazioni e queste pratiche “incatenanti”. Vi raccomando perciò di usare i filtri di inoltro per ricevere i messaggi sulla vostra casella di un provider più funzionale, e avvisare alla svelta chi vi scrive che possedete un nuovo indirizzo.

Migrate prima che sia troppo tardi. ;)

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Visualizzare e scrivere le emoji con la tastiera in Linux

Le emoji sono le famose faccine nate originariamente in Giappone parecchi anni fa, e portate più recentemente al successo da applicazioni mobili come Whatsapp, Facebook Messenger e Google Hangouts.

Praticamente chiunque possieda uno smartphone avrà usato almeno una volta la faccina sorridente ☺,  il pollice in su 👍 o, perché no, anche la “cacchetta” 💩. :P Tutto ciò è reso possibile dal fatto che questi simboli fanno parte di un vero e proprio standard , ovvero sono contenute nella versione 6.0 dello standard Unicode.

Ciò ha una conseguenza positiva: è stato stabilito un linguaggio universale, esattamente come con le normali lettere dell’alfabeto, e ciò permette a tutti i software e sistemi operativi di poter riconoscere tali simboli.

Ovviamente Linux non è da meno, tuttavia nell’installazione predefinita di Ubuntu e altre distribuzioni non è presente un metodo semplice per scrivere questi simboli. Inoltre, a volte manca anche il font per visualizzarle. Vediamo come porre rimedio a tutto ciò. :)

Partiamo dalla visualizzazione. Esiste un carattere chiamato Symbola che contiene tutte le icone. Su Ubuntu si può installare tramite il pacchetto ttf-ancient-fonts, se usate altre distribuzioni verificate voi il nome del pacchetto. :)

Fatto ciò, dovreste essere in grado di visualizzare le emoji sulla pagina di Wikipedia (potrebbe richiedere un riavvio del browser). Ora è il momento di abilitare l’inserimento semplificato delle icone, vale a dire la possibilità di digitarle senza copiarle dalla tabella caratteri. Ciò che otterrete alla fine sarà un menu di questo tipo:

Menu di inserimento assistito per le emoji

Menu di inserimento assistito per le emoji

Come vedete nella figura, digitando un pezzettino della descrizione dell’emoji desiderata (in questo caso l’inizio della parola sunglasses), appare un menu che consente di scegliere la faccina voluta: 😎

In molte distribuzioni, avrete notato che sulla taskbar avete un menu a tendina che consente di cambiare la tastiera (per esempio da Italiana a Americana), questo è reso possibile grazie al software IBus. Di seguito vi spiegherò come aggiungere un’altra “lingua” tra quelle disponibili, ovvero UniEmoji.

Innanzitutto bisogna scaricare il codice, magari in una cartella temporanea, e poi scompattarlo. I comandi da dare nel terminale sono i seguenti:

cd /tmp
wget https://github.com/lalomartins/ibus-uniemoji/archive/master.zip
unzip master.zip
cd ibus-uniemoji-master

L’ultimo comando vi fa spostare nella directory corretta.

A questo punto dovete installare il pacchetto checkinstall, che vi consiglio perché permette una eventuale disinstallazione in modo assai pulito. Su Ubuntu basta fare:

sudo apt-get install checkinstall

Ora potete procedere alla compilazione del pacchetto:

sudo checkinstall

Appariranno delle domande. La prima recita Should I create a default set of package docs? [y] e voi dovrete premere semplicemente Invio. La seconda vi invita a inserire una descrizione al cursore >>, premete sempre Invio. La terza vi mostrerà un riepilogo dei dati del pacchetto, tra cui:

[...]
2 - Name: [ ibus-uniemoji ]
3 - Version: [ master ]
4 - Release: [ 1 ]
5 - License: [ GPL ]
[...]

Voi dovete premere 3 per modificare la versione. Quando vi chiede di inserirne una nuova, scrivete semplicemente 1 e premete Invio. Premete nuovamente Invio al successivo riepilogo, e attendete. Presto vedrete un messaggio che inizia per:

Done. The new package has been installed and saved to [...]

Ora è quasi fatta! :) L’icona predefinita di UniEmoji è bruttina, pertanto vi consiglio di rimpiazzarla con un bello smile sorridente. Per fare questo, andremo a modificare un file del programma, col seguente comando:

sudo sed -si "s/\/usr.*svg/emblem-cool/g" /usr/share/ibus/component/uniemoji.xml

A questo punto dovete terminare la sessione, e poi entrare di nuovo col vostro account utente. Cliccate sull’icona della taskbar dove normalmente scegliete la lingua della tastiera e andate su Impostazioni inserimento testo. Quest’ultima è la voce che si trova su Ubuntu, ma immagino che altre distribuzioni abbiano nomi simili, eventualmente guardate nelle preferenze di sistema. ;)

Premete il tastino + per aggiungere un nuovo metodo, e cercate UniEmoji. Cliccate su Aggiungi e verrà inserito nella lista. Vi consiglio di metterlo appena sotto al metodo che usate di solito, poi spiego perché.

Aggiunta di UniEmoji come secondo metodo di input

Aggiunta di UniEmoji come secondo metodo di input

A questo punto avete terminato i passi necessari! ;)

Selezione del metodo di input

Selezione del metodo di input

Quando volete inserire una emoji, vi basta cliccare sul menu a tendina e selezionare UniEmoji. Dopidiché, iniziate a digitare una parola chiave che descrive l’emoji (in inglese) e il menu suggerirà quelle corrispondenti. Potete trovare le descrizioni di tutte le faccine su Emojipedia.

Poche righe sopra vi ho consigliato di inserire UniEmoji al secondo posto. Il motivo è presto detto: IBus permette di cambiare metodo di inserimento tramite la combinazione Windows + Spazio, passando alla successiva. Shift + Windows + Spazio invece permette di tornare alla precedente.

Ciò significa che quando volete inserire una emoji, potete digitare la prima combinazione ed attivare subito UniEmoji. Alla fine, potete premere la seconda combinazione e tornare alla lingua che usate di solito. :)

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Installare ed utilizzare i font Latin Modern su LyX

LyX è una applicazione con interfaccia grafica per la redazione di documenti. Utilizza un proprio formato di file, ma è essenzialmente basato sul motore \LaTeX e dipende da esso per funzionare.

Tale tecnologia, oltre ad essere software libero, è anche lo standard utilizzato per le pubblicazioni matematiche e più in generale scientifiche. In occasione del Linux Day 2013, noi del GrappaLUG abbiamo anche realizzato un intervento per imparare ad usarlo. Potete vedere il video del talk cliccando qui.

Il successo e la versatilità di questo vero e proprio linguaggio di programmazione per documenti non deriva solo dal fatto che sia facile scrivere cose come \sum_{i=0}^\infty \frac{1}{2^i} = 2, bensì dalle numerose funzioni avanzate come la gestione automatica delle figure e della bibliografia, la sillabazione e in generale perché la resa grafica è semplicemente stupenda.

LyX “nasconde” la difficoltà di imparare il linguaggio vero e proprio, e consente di scrivere documenti \LaTeX con un editor visuale, il documento finale può essere prodotto con un click. Ecco una pagina di esempio che ho scritto usando LyX, con la classe documento article (AMS):

Aspetto del PDF prodotto da LyX

Aspetto del PDF prodotto da LyX

Come potete vedere la qualità del risultato è già apprezzabile. Lasciate perdere che nel testo io abbia commesso un paio di errori di ortografia e abbia scritto “carattere senza grazie” invece di “carattere con grazie”, lo scopo era riempire la pagina. :D

Dalla figura potete notare che di default il font utilizzato somiglia un po’ ad alcuni caratteri famosi, come ad esempio il Times o il Georgia. In realtà il font che vedete si chiama Computer Modern ed è lo standard predefinito. Di per sé questo carattere è leggibile, tuttavia si presenta un problema con i documenti prodotti da LyX (e spesso anche usando direttamente \LaTeX): i font utilizzati sono bitmap.

Che significa? In sostanza i caratteri non sono vere e proprie forme geometriche come capita di solito, bensì immagini molto grandi. Cosa succede quando il documento viene zoomato esageratamente? La figura seguente illustra l’effetto sui font bitmap e su quelli vettoriali (vale a dire geometrici).

Differenza tra i font bitmap e quelli vettoriali

Differenza tra i font bitmap e quelli vettoriali

L’aspetto “brutto” in realtà non si presenta soltanto zoomando intensamente, bensì anche nella chiarezza del testo nei visualizzatori PDF. Se si usano font bitmap il carattere sembra un po’ spigoloso anche dove dovrebbe essere liscio.

In linea teorica sarebbe possibile installare una versione “migliorata” di Computer Modern, su Ubuntu e distribuzioni simili il pacchetto si chiama cm-super. Tuttavia, questa soluzione è sconsigliata, e viene suggerito invece di usare il nuovo carattere Latin Modern, che è un Computer Modern completamente ridisegnato in vettoriale e arricchito di nuovi simboli. Su Ubuntu si può installare con il comando:

sudo apt-get install lmodern

Occupano anche meno spazio su disco rispetto ai cm-super. ;) Vi consiglio di impostarli come caratteri dell’anteprima di LyX, andando su Strumenti » Preferenze » Caratteri schermo e attivando rispettivamente Latin Modern Roman, Latin Modern Sans e Latin Modern Mono.

Una volta fatto ciò, è necessario indicare a LyX di usare questo carattere anche nel documento finale. Per farlo, dovrete andare su Documento » Impostazioni » Preambolo di LaTeX. Io vi consiglio di inserire il seguente contenuto:

\usepackage{lmodern}
\usepackage{microtype}
\frenchspacing

Il primo comando importa il pacchetto del carattere Latin Modern, sistemando il problema dei font. Il secondo invece usa un altro modulo, chiamato microtype. Su Ubuntu si trova nel pacchetto texlive-latex-recommended. Esso non è legato ai caratteri vettoriali, tuttavia lo trovo veramente ottimo in quanto realizza delle micro-ottimizzazioni per migliorare l’aspetto della pagina ancora di più, per esempio uniformando il livello di “nero” sul foglio.

Lo fa riducendo le parole che devono essere spezzate andando a capo e facendo “sforare” di poco le virgole e gli altri segni di punteggiatura dal margine della pagina. Questo paradossalmente lo fa sembrare più dritto. :)

L’ultima riga infine attiva la cosiddetta “spaziatura francese”, cioè quella normale se scrivere in italiano. Normalmente in America è consuetudine scrivere uno spazio più lungo al termine di ogni frase. Per avere uno spazio uguale a quello tra le singole parole, dovete attivare la spaziatura francese. Ho usato questo parametro anche nella prima immagine.

Nella finestra di LyX potete applicare le modifiche al singolo documento attivo, oppure anche impostare tale preambolo come predefinito per tutti i documenti futuri. Io la trovo una funzione molto comoda. Ecco lo stesso documento di prima, con il nuovo preambolo:

Aspetto del PDF con le nuove impostazioni

Aspetto del PDF con le nuove impostazioni

Potete vedere che il lettore PDF visualizza molto meglio le lettere, in quanto sono vettoriali. La nitidezza si apprezza anche zoomando la pagina. Oltre ai caratteri migliori, si notano anche le piccole ottimizzazioni messe in atto da microtype, che si evidenziano ancor meglio nella seguente rappresentazione:

Differenza tra i due PDF, in azzurro la versione originale

Differenza tra i due PDF, in azzurro la versione originale

Per concludere, l’utilizzo di Latin Modern e di microtype migliora ancora di più la già alta qualità dell’output prodotto da LyX. Non solo, l’ultimo importante vantaggio è che il testo del PDF risulterà correttamente copiabile e ricercabile, al contrario di quanto accade con i font bitmap! ;)

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Nuova veste grafica per DuckDuckGo, il motore di ricerca più versatile del mondo

Pochi giorni fa è stata pubblicata ufficialmente la nuova versione di DuckDuckGo, un motore di ricerca meno conosciuto di altri giganti come Google e Yahoo!, ma che merita decisamente la vostra considerazione. Vediamo perché.

duckduckgo

Design moderno e minimale

Uso DuckDuckGo come motore di ricerca principale da più di un anno e mezzo e da allora non ho più avuto dubbi sulla scelta. Questo anche perché, come vi spiegherò, non vi obbliga a rinunciare a Google o altri strumenti simili.

Caratteristiche e novità

DuckDuckGo utilizza il proprio algoritmo di ricerca per fornire i risultati. Funziona bene in molti casi, anche se in alcune circostanze i risultati non sono del tutto all’altezza. In particolare, la configurazione predefinita tende a preferire i risultati da siti in lingua inglese.

Questo è un problema facilmente risolvibile: basta un click nelle preferenze per passare da nessuna regione a Italia e quindi scegliere l’area geografica desiderata.

L’interfaccia si presenta molto pulita anche nei risultati di ricerca, inoltre la presenza della pubblicità è assolutamente poco invasiva (quasi non si nota) e ce n’è meno di quella che si può trovare ad esempio su Google.

L’ultimo aggiornamento ha introdotto la ricerca di immagini e video, questi ultimi sono anche visualizzabili direttamente usando la funzione embed di Youtube. Immagino che qualcuno stia pensando:

Ma come? Finora non era possibile cercare immagini o video?

Non è del tutto esatto, con un semplice “trucco” (in realtà un’altra funzione di questo motore di ricerca) era possibile farlo anche prima. Ci arrivo tra poco. Altre novità interessanti includono l’introduzione di mappe, significati alternativi e ricette, a seconda della ricerca effettuata.

Perché è diverso dagli altri

Comincerò l’elenco delle differenze rispetto a Google, Yahoo! e altri da una caratteristica intrinseca: DuckDuckGo non vi traccia. Proprio così: è stato costruito per non registrare le attività di un utente.

Né DuckDuckGo, né i siti che visitate, associano la vostra persona ai termini che cercate. Non esiste una cronologia storica delle ricerche che avete effettuato in settimane o mesi al fine di mostrarvi pubblicità più interessanti. Non viene verificato quali sono i risultati su cui effettivamente fate click oppure no. Nulla di tutto questo.

Anzi, gli autori stessi di DuckDuckGo gestiscono un sito web dove spiegano come aumentare la privacy del proprio browser verificandone alcune impostazioni.

Un altro punto di forza molto interessante è che DuckDuckGo è veloce. Questo non solo in termini di rapidità della ricerca, che ormai si ritrova in tutti i motori famosi, bensì anche nella possibilità di avere una risposta immediata.

Vediamo un esempio semplice: supponiamo di voler verificare qual è l’indirizzo IP della nostra connessione ad Internet. Ci sono numerosi siti che consentono di farlo, quindi possiamo scrivere la seguente query in un motore di ricerca:

my IP address

Google vi restituisce una lista di siti web che consentono di ottenere questo dato. Anche DuckDuckGo lo fa, con la differenza che in cima alla pagina, in un riquadro grigio, inserisce la cosiddetta “risposta istantanea”:

Esempio di risposta istantanea

Esempio di risposta istantanea

Bene, ora so che il mio IP è quello riportato nel riquadro e posso conoscere anche la città da cui “esce” il mio collegamento ad Internet.

Esistono risposte istantanee per più o meno qualsiasi cosa e molti esempi sono riportati nella pagina descrittiva. Avete presente quando su Google scrivete 2+2 e vi restituisce in risposta 4? Ecco, è la stessa cosa però con uno spettro estremamente più ampio di possibilità che spazia dai quesiti matematici, all’informatica, alla geografia, eccetera, grazie all’integrazione con altri siti come ad esempio WolframAlpha.

Personalmente mi è capitato numerose volte di utilizzare questa funzione, ad esempio cercando informazioni legate alla programmazione o ad altri campi dell’informatica. Spesso non ho dovuto neppure cliccare il primo risultato, essendo sufficiente leggere le poche righe scritte nel riquadro grigio. :)

L’ultima funzionalità di cui vi voglio parlare è quella che rende DuckDuckGo un concentrato di tutti i motori di ricerca. Esiste infatti la possibilità di aggiungere una breve parola o sigla in mezzo ai termini ricercati, tra le tante disponibili chiamate !bang.

Bang in inglese è uno dei nomi per il punto esclamativo, ma è anche il suono di uno sparo. Infatti l’uso di queste scorciatoie permette di saltare in un lampo ai risultati di un altro motore di ricerca.

Per esempio: volete cercare Linux su Google? Non aprite una nuova scheda solo per visitare la home page del motore di ricerca di Mountain View, semplicemente scrivete su DuckDuckGo:

Linux !g

Ci penserà quest’ultimo a rimandarvi alla pagina dei risultati su Google, usando la versione Google encrypted che aumenta un pochino la privacy della vostra ricerca. Altri esempi:

  • !a — Amazon
  • !yt — Youtube
  • !w — Wikipedia
  • !vimeo, !evernote — si descrivono da soli

Ce ne sono più di un centinaio, potete trovarne una lista completa cliccando qui. L’utilizzo dei !bang diventa in breve tempo parte integrante dell’uso di DuckDuckGo e penso che dopo un po’ non si possa fare a meno della loro comodità.

Conclusione

Cambiare motore di ricerca per alcuni può non essere una scelta banale, e a volte richiede di superare un periodo di “smarrimento” iniziale. Tuttavia, DuckDuckGo secondo me merita sicuramente di essere provato per più di una manciata di minuti, e il fatto che permetta all’occasione di rimandare la ricerca su altri motori più familiari è un vantaggio che ne facilita l’adozione.

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Nouveau e i freeze di Xubuntu 14.04

Di recente ho avuto problemi con due differenti PC aventi entrambi Xubuntu e una scheda Nvidia. Il primo è il mio PC fisso di casa, ormai con qualche annetto, e recentemente è stato aggiornato a Xubuntu 14.04. Va perfettamente, alla faccia dell’obsoleto Windows XP con cui era nato. L’altro è un PC di GrappaLUG, sempre con Xubuntu peraltro reinstallato di recente.

I due hanno manifestato dei fenomeni comuni, come ad esempio:

  • blocco “casuale” del sistema
  • schermata nera al posto del salvaschermo (xscreensaver), da cui non si riesce a uscire
  • a volte neppure la linea di comando va e il sistema è in stallo totale

Entrambi i PC erano configurati con il driver libero Nouveau (che fino alla 13.10 funzionava benissimo) e soffrivano molto meno dei problemi se avviati col parametro nomodeset al boot. Peccato però che tale parametro riduca di gran lunga le risoluzioni disponibili. :P

Gestione dei driver video su Xubuntu 14.04

Gestione dei driver video su Xubuntu 14.04

Alla fine ho dovuto cedere al fatto che usando il driver proprietario Nvidia il mio PC di casa ha ripreso a funzionare senza problemi. L’unica pecca è che la schermata di avvio col logo colorato viene rimpiazzata da una schermata nera con il logo testuale, di pessimo gusto. :D

L’altro PC purtroppo non ho ancora potuto sistemarlo, ma dati i sintomi direi che la soluzione sarà analoga. ;)

Anche a voi sono capitati problemi con l’ultima Xubuntu e le schede Nvidia? O magari su altre distribuzioni? Fatemi sapere!

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ShareLaTeX è diventato open source

LaTeX è una tecnologia libera e open source che consente di creare pubblicazioni di qualità professionale a qualsiasi livello, dai CV ai libri, passando per le tesi di laurea e le pubblicazioni scientifiche. In particolare, la stragrande maggioranza — probabilmente più del 90% — dei libri universitari di matematica e informatica vengono scritti usando questa tecnologia, che non ha eguali nel software commerciale, e permette di inserire formule matematiche in modo facile.

Trattandosi di un vero e proprio linguaggio di markup, che viene poi “compilato” per generare un documento finito (ad esempio un PDF), può risultare difficile ai principianti. Per questo esistono ottimi progetti come LyX, che permettono di usare un editor WYSIWYM (What you see is what you mean — quello che vedi è quello che intendi). Io personalmente ho usato quest’ultimo per la mia tesi di laurea, e il risultato è stato molto soddisfacente.

Per chi lavora in gruppo, è fondamentale riuscire a collaborare sullo stesso documento, anche contemporaneamente. Questo è il motivo per cui sono nati progetti come ShareLaTeX, che permettono di lavorare con lo stile a cui ci hanno abituato suite quali Google Documenti e simili: più persone scrivono insieme e l’anteprima del documento viene mostrata istantaneamente, tutto quanto dentro al browser.

Interfaccia di ShareLaTeX

Interfaccia di ShareLaTeX

Nella figura potete vedere un esempio di relazione di gruppo a cui ho lavorato quando studiavo al DTU. È notizia di circa un mese fa che tutta la parte principale dell’applicazione web è diventata open source, con un annuncio inviato via email a tutti gli iscritti:

We’re starting by open-sourcing the core parts of ShareLaTeX, including the editor, the project and document storage systems, and the backend LaTeX compiler that we use. This is only the beginning of our open-source journey though, and we will be open sourcing much more soon.

Ciò implica la possibilità per tutti quanti di poter leggere e scaricare il codice per conoscere, imparare, e perché no anche installarlo sul proprio server personale. :) Molto interessanti sono anche le motivazioni:

As a small team, we’re constantly receiving feature requests that we’d love to implement but don’t have the time. We’ve also had a lot of offers from willing volunteers who we’ve had to turn away because we didn’t have a framework for people to contribute. We hope that by open-sourcing ShareLaTeX we can empower our brilliant community to help improve ShareLaTeX in the ways that you want, without having to wait for the two of us to work down our todo list.

A lot of people have asked to host ShareLaTeX internally due to company guidelines or data privacy concerns. We don’t have the resources to support licensed installs at the moment, but we also hate having to say no. With an open-source version of ShareLaTeX, now anyone who wants to run it locally can.

Il codice è disponibile su GitHub.

Come sempre, abbiamo un ulteriore esempio di come l’apertura del codice permetta possibilità impensabili con software proprietario. Complimenti pertanto al team di ShareLaTeX!

Vi segnalo inoltre un’interessante prodotto simile, sempre disponibile come applicazione web, ovvero writeLaTeX, ho utilizzato con soddisfazione anche questo. Voi come utilizzate gli editor collaborativi online? Che ne pensate della possibilità di lavorare in gruppo con LaTeX? ;)

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Una lettera aperta su XPocalypse per i LUG

Io e Dario abbiamo pubblicato una lettera aperta rivolta principalmente ai LUG italiani:

Recentemente è stata lanciata l’idea di scrivere una email per invitare i LUG italiani a partecipare alla realizzazione di un 5 aprile, ovvero una giornata dedicata a XPocalypse, in modo simile a quanto faremo noi del GrappaLUG. Dario Cavedon, il nostro amico presidente di AViLUG, ha subito colto la palla al balzo.

via Lettera aperta su XPocalypse rivolta ai LUG italiani | GrappaLUG.

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L’ultimo saluto a Windows XP — #conlinuxpuoi

Oggi è un giorno doppiamente speciale. Non solo è la festa delle donne (auguri a tutte le lettrici!), ma segna anche un mese esatto alla fine ufficiale, definitiva e assoluta di Windows XP, cioè l’8 aprile 2014.

L'XPocalypse è vicina!

L’XPocalypse è vicina!

La data fatidica è stata da molti soprannominata XPocalypse, in quanto dopo l’8 aprile i PC che useranno ancora Windows XP saranno ancor di più a rischio di attacchi informatici e virus (come se non lo fossero già) oltre alla carenza di driver e applicazioni.

Come abbiamo spiegato sul sito di GrappaLUG:

L’8 Aprile 2014 termina il supporto a Windows XP e Office 2003. Microsoft non fornirà più supporto, aggiornamenti, o migliorie per un sistema operativo comunque ormai vecchio di 12 anni.

Tutti i possessori di computer con Windows XP si ritroveranno tra le mani un sistema lento, inaffidabile e facile preda di software malevolo (virus e attacchi informatici). Tutto questo nel giro di poco tempo farà diventare il vostro PC obsoleto e insicuro.

In varie città italiane (tra cui Bassano del Grappa) ci sarà una giornata dedicata a chiunque voglia maggiori informazioni sulla fine del supporto a Windows XP e eventualmente provvedere a un aggiornamento gratuito del proprio computer a Linux.

Potete ottenere maggiori informazioni sul sito Con Linux Puoi, nel quale vengono inserite mano a mano le varie manifestazioni.