Filoginia, libro II

11 05 2008

Che peccato, volevo iniziare il post scrivendo che “la storia si ripete”; pur essendo una frase fatta. Peccato però che ripensandoci bene avevo già utilizzato questa dicitura in precedenza. E quindi mi butto qui allo sbaraglio senza un introduzione appropriata. Non so se partire in quarta così sia la scelta più adatta, ma di sicuro è quella che in questo momento mi si addice di più.

Un mese e mezzo fa ormai (il tempo a volte vola pur essendo generalmente lentissimo) ho fatto credo per la prima volta un errore di una platealità ingiustificabile. Ho scritto delle cose false. E pazienza se l’avessi fatto mentendo a voi, con consapevolezza, sarei stato un pessimo scrittore. Purtroppo ho mentito a me stesso, perché ne ero convinto anch’io in un primo momento. Questo non fa di me un pessimo scrittore, fa di me un pessimo ipocrita. Falso con me stesso. Non credo di essermi mai fatto nulla di più grave.

Vi starete chiedendo a cosa mi riferisco credo, anche se non è difficile immaginarlo. D’altronde è l’unico post in cui ho tentato alla peggio di giustificare una mancanza di coerenza nella tesi che stavo sostenendo. Tesi, appunto, che mi è crollata addosso nel giro di poco, perché non poteva reggere.

E ve la liquido qui la spiegazione, in due parole soltanto, in quanto non è il caso di spendere paragrafi interi, pagine, o magari sonetti o arringhe per quel che devo dire. La “grande amicizia” che sembrava un’opzione realizzabile nel post succitato si è tradotta nel fatto che più o meno da quel momento è stato interrotto ogni più flebile contatto che prima sussisteva. E se è pur vero che la vedo con una certa regolarità per una ragione che non è il caso di spiegarvi, pare che uno di noi due sia un fantasma nei confronti dell’altro.

Quindi per la mia ultima assenza ve la risparmio la scusa seppur giustificata che sono stato 4 giorni in Svizzera con il gruppo di karate. Gli unici giorni in cui sono stato bene, dato che era a 400 km di distanza e lì ci divertivamo. Se non ci fossi andato sarebbe stato come tutti gli altri giorni. Un orrore.

Quindi ho covato per giorni tre pensieri essenziali, che sono alla base di tutta questa attesa, dell’incertezza, e della paura. Il primo, e lo ripeto fino alla nausea, è che è impossibile dimenticare. Ecco che alla fine una frase fatta ve l’ho sbolognata. Ma è proprio così, perché in tutti questi anni in cui ho riflettuto su questi temi mai come oggi mi sono stati chiari certi punti. Vi cito solo pochi versi di una canzone di Antonello Venditti, “Ogni volta”:

E mille nuovi amori cercherò
per non amarti più
ma mai nessuna al mondo sarai tu

È la “strategia” che odio. Volgarmente si dice “chiodo scaccia chiodo” ma a me non piace per nulla, perché è fondalmentalmente ipocrita e di ripiego, caratteristiche delle azioni che non gradisco. Ecco, il verbo giusto è questo: io temo che incorrerò in questa situazione. Temo che cercherò qualcun altro non per vero amore ma come mezzo di fuga. E non va bene. Se succederà allora capirò che sarà giunto il momento in cui avrò perso la coerenza.

Il secondo punto è che, inutile negarlo, questo blog ha perso la sua ragion d’essere. O meglio ha perso quella più importante. Almeno per il momento rischio di dover ricorrere solo a quelle minori. Confido nel fatto che questo stato possa essere il più breve possibile.

E terzo punto, l’ultimo, che si ricollega al secondo, devo chiudere. Non voglio, sono costretto. Costretto a chiudere un libro. Ho chiuso il libro in cui l’amore lo esprimevo nella sua piena energia. Perché a forza di prendere le bastonate sto amando sempre meno. La mia capacità generica di esprimere questo sentimento sta calando. Questo il re di tutti i problemi.

Con la poca forza rimasta, devo prendere la penna*, e prepararmi a scrivere un nuovo grande libro. Non ho la minima idea se ne sarò all’altezza, né quanto impiegherò solo per l’incipit del proemio. Lo dovrò fare con calma, e con la cura di non sporcare le pagine col sangue delle ferite laceranti.

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* Certo, è una metafora.




Annullare tutte le modifiche effettuate al menù di Gnome

10 05 2008

Prima che vi scomponiate in qualche reazione più o meno giustificata del tipo “Ecco, adesso pure Lazza comincia a fare post da quattro soldi per i niubbi, e il suo blog diventa spazzatura dozzinale”; lasciatemi spiegare.

O perlomeno spiegare in parte, dato che la mia clamorosa latitanza degli ultimi tempi richiede un post di spiegazione tutto per sè. Il punto qui è che è vero che questo qui è un post relativamente breve, ma vi assicuro che non è così banale come sembra.

Ultimamente ho avuto la necessità di ripristinare tutte le modifiche (poche per la verità) che avevo fatto con Alacarte al menù di Gnome. Pensavo che premere l’enorme pulsante “Ripristina” sarebbe stato sufficiente. Invece no. Ho perso mezz’ora o giù di lì a capire cosa accidenti non andasse…

Alla fine è saltato fuori che è un bug! Quindi se avete cancellato delle voci manualmente e pensate di ripristinarle per via grafica… Tanti auguri.

Perciò, aprite un terminale e digitate:
rm -rf .local/share/applications/*E ora un piccolo pensierino: ma è difficile per gli sviluppatori inserire una cosa del genere all’interno di quel bottone? Mistero.




WinFF non converte più in 3gp: soluzione al problema

8 05 2008

Una delle mie guide più apprezzate (e credo di poter dire meglio riuscite) di sempre è quella sulla conversione dei video in 3gp senza problemi, che poi si traduceva in una vera e propria semplice guida all’installazione di tutti i codec/audio e video utili ad una macchina con Ubuntu.

Ebbene, da un poco di tempo a questa parte mi era capitato che con gli aggiornamenti di WinFF e di FFmpeg il primo funzionasse sempre bene, tranne per la conversione in 3gp per la quale falliva inesorabilmente. Dato che io, e ve l’avrò anche già detto alcune volte, sono spaventosamente e categoricamente pigro, mi sono adattato ad arrangiarmi con la versione per Windows del programma sotto Wine. In effetti non era il massimo.

Oggi incuriosito ho voluto provare ancora una volta a risolvere il problema, stavolta in modo serio però. Alla fine sono riuscito a rendermi conto che il problema non è di FFmpeg dai repository di Medibuntu, bensì di WinFF che richiama il programma con un parametro errato. Infatti nel nuovo FFmpeg il codec audio amr non si chiama più libamr_nb bensì amr_nb. Quindi, basta correggere il file dei presets digitando nel terminale il seguente comando:
sudo sed -i "s/libamr_nb/amr_nb/" /usr/share/winff/presets.xmlA questo punto non resta che rimuovere i presets dalle cartelle dei singoli utenti, in modo che si rigenerino a partire dal file corretto:
sudo rm /home/*/.winff/presets.xmlOvviamente se si erano aggiunti dei presets personalizzati questi vengono cancellati, ma non mi sembra così grave.

Una piccola cosa, se non l’aveste notato, ora WinFF ha un sito tutto suo. Secondo me hanno fatto benissimo.

Per l’utilizzo del comando sed devo ringraziare Monossido.




Resoconto della giornata su Linux… e del mio talk

6 05 2008

Eh lo so… Chissà quanti di voi sono in fermente attesa. Ebbene sì, ieri mi è stato spedito il dvd con la registrazione del mio talk su Gimp che ho fatto il 29 marzo, e dopo aver rippato il video con OGMRip l’ho caricato su Google Video anche se pesava oltre 400mb, grazie al loro desktop uploader (è una piccola applet java poco carina ma funzionale).

Sono molto soddisfatto. La giornata è passata molto tranquillamente, nonostante l’emozione del dover parlare (qualche papera l’ho pure fatta, ma voglio vedere se ve ne accorgete voi…) ed ho avuto il piacere tra le altre cose di conoscere Paolo Didoné. Se non lo sapete, è un big del software libero (cercate online per capire cosa intendo ) e addirittura ho fatto il talk utilizzando il suo laptop!

Poi ho anche avuto l’opportunità di conoscere di persona il mio lettore (e a sua volta autore dato che lo leggo io…) Monossido. Era la prima volta che succedeva ed è stato interessante.

Ah certo, ovviamente il talk è andato bene, ed è durato più del previsto: ben un’ora. Questo è il video, non vi tengo più sulle spine:

Ammirate gente… e siate clementi!

Ho visto poi che è stato pubblicato anche un piccolo video slideshow di alcune fotografie dell’evento. Io sono solo nell’ultima mi sembra, mentre aiuto una ragazza ad installare Ubuntu.

E per finire, vi dico solo che mi hanno regalato tre bellissimi pinguini: due in plexiglass ed uno in metallo.

E non dimentichiamoci la fascetta…




www.andrealazzarotto.com

20 04 2008

Ci sono piccole soddisfazioni che uno ama prendersi. Microsfizi (anche un po’ 2.0 che fa molto trendy ) che quando ti vengono in mente poi non t’abbandonano finché non sono avidamente soddisfatti.

Ed è ciò che ho fatto. Forse i più arguti tra voi avranno già notato la leggera differenza buttando l’occhio alla barra degli indirizzi.

Sweet…

Avrei voluto parlarvi dell’odissea immensa che ho subito per registrare questo dominio, ma alla fin fine quello che conta è il risultato. Solo un piccolo tip: ricordate che se registrate un dominio su Netsons non potete nemmeno modificarne i nameserver, ma la cosa più snervante è che lo scoprite solo dopo aver pagato.

A parte questo, ora il dominio c’è, registrato direttamente qui, ma non dovrete cambiare le vostre abitudini. Tutti i link al mio blog, i feed rss, eccetera continuano a funzionare anche con il cambio di dominio. Rimango sempre su WordPress.com, ricordatelo!

Ho inoltre aggiunto il pulsantino PayPal sulla sidebar. Ho deciso di chiamarlo “Offrimi un tramezzino!” visto che è l’alimento che consumo più spesso alla ricreazione a scuola.

Se avete sempre apprezzato quello che scrivo e le mie guide vi hanno facilitato la pingue vita… Magari un euro o due… Be’ pensateci.




Il salto di qualità: Ubuntu 8.04

16 04 2008

È passata oramai una settimana da quando ho deciso di fare il salto, ovvero di installare Ubuntu Hardy! Munitomi di LiveCD della versione alpha6 ho per prima cosa sistemato manualmente le partizioni. Il mio disco era sistemato in questo modo:

  1. Partizione di Windows (per i miei genitori) da 130 gb
  2. Partizione Linux da 60 gb
  3. Partizione di swap da 1 gb

I numeri sono ovviamente approssimativi.

Ho avviato Gparted dal cd ed ho per prima cosa ridimensionato la partizione Windows a 100gb. Dopo ho creato una nuova partizione ext3 da 15 gb che ho messo all’inizio dello spazio liberato. Ho infine spostato ed allargato la partizione root precedente per riempire lo spazio che avanzava. Alla fine il risultato è stato:

  1. Partizione di Windows da 100 gb
  2. Partizione Root Linux da 15 gb
  3. Partizione Home Linux da 80
  4. Partizione di swap da 1 gb

So che i conti non tornano, ma sono valori approssimati. Lo spostamento della partizione è stata l’operazione più lunga, durata almeno 2 ore!

Ho usato la guida per rinominare partizioni per mettere una label alle medesime (quelle Linux perlomeno) anche se comunque non è il massimo dell’utilità. A questo punto ho montato la vecchia partizione root con i diritti di amministratore ed ho creato una cartella chiamata VecchioDisco in cui ho trascinato tutto il resto.

Infine ho installato Ubuntu, impostando la vecchia partizione come Home e stando attento a non formattarla. In questo modo ora ho uno spazio sicuro per future nuove installazioni, inoltre ho più spazio.

Una volta riavviato il computer, ho avuto le solite litigate con la scheda video. Ho optato per installare EnvyNG, e poi ho modificato a mano la configurazione grafica, per avere una risoluzione sopportabile (1280×1024 su un monitor adatto a 1024×768 è un pizzico eccessivo…).

Mi sono preso lo sfizio di provare subito Last.fm dato che prima con i problemi di audio che avevo trovava il dispositivo audio occupato, ed ovviamente il nuovo Firefox 3.

Oltretutto la funzionalità di zoom reale di Firefox 3 è veramente apprezzabile!

Poi ovviamente ho pensato alle solite cose che si fanno sempre, aggiornamenti, pacchetti della lingua, installare Flash, i codec audio e video (grazie alla mia guida), Awn…

Un poco alla volta ho recuperato i miei file e le impostazioni di Gimp e di Compiz. All’inizio avevo deciso di tenere anche quelle di Firefox con le estensioni e tutto, ma poi ho preferito ripartire da zero. Tanto i segnalibri li ho nell’account del.icio.us.

Ho poi recuperato il mio tema di icone generato a suo tempo con Tango Generator (che mi segnalò il mio lettore Davided) e ho messo Emerald e customizzato un poco Ubuntu a modo mio… Anche se non ho stravolto tutto.

Devo dire in definitiva che questa installazione fresca mi ha fatto proprio bene, il sistema è tornato ad essere pulito e fresco come una rosa.

Vi anticipo, con un’aria misteriosa e incuriosente, che sto preparando un altro piccolo salto di qualità che riguarderà questo blog. Niente che sconvolgerà la fruibilità sia chiaro, solo qualcosina di carino… Sto incontrando qualche problemino in questo, di cui vi parlerò a giochi fatti. Chissà, magari qualche affezionato mi offrirà qualche mezzo euro su PayPal; ciò ridurrebbe sicuramente i tempi.

Ah, e non dimenticate che tra due giorni esce Hardy in versione finale! Ma mi raccomando, evitate categoricamente di aggiornare il giorno stesso, altrimenti ci metterete un’eternità. Se volete un consiglio, per le installazioni fresche muovetevi un giorno prima a scaricare l’ultima beta, mentre per gli aggiornamenti meglio aspettare 5-6 giorni.




Cambiare occhi

6 04 2008

Voglio urlare. Non un urlo di rabbia, ma uno di memoria. Voglio gridare una data per stamparla nella mente, affinché rimanga bene indelebile qui; nel caso io mai la dimenticassi.

Martedì 25 marzo 2008

Prima di sbilanciarmi sul bene o il male che abbia portato questa data, forse è il caso di fare un piccolo passo indietro.

Fino a circa tre anni fa. Quando vidi per la prima volta una ragazza minuta con gli occhiali. All’inizio pensai pure che fosse un po’ più piccola di me. Poi in realtà realizzai che aveva la mia stessa età. Colei che all’inizio non guardai neppure, anche se, come verso tutte le altre, avevo quell’atteggiamento di timida reverenza che mi ha sempre caratterizzato. Ci parlavo solo se c’era anche qualcun’altro.

Poi cominciò a piacermi. Mi colpì il suo modo di fare. Aveva un bel sorriso. A ben pensarci sorrideva spesso, non però quelle smorfie che fanno le “oche” o le risatine stridule di chi ha un’ampia camera d’aria al posto del cervello. Penso che in particolare sia stato l’atteggiamento. Lo spirito di guardare a qualsiasi difficoltà con la testa alta. E di prendere gli schiaffi che riserva la vita rialzandosi ad ogni colpo. Da questo carattere di combattente ho imparato moltissimo.

Che ci volete fare. Le donne che mi insegnano qualcosa sono sempre state la mia debolezza.

Nella fase iniziale considerai la cosa come una predilezione moderata. Credevo fosse arrivata dal mio cervello per dimenticare F. e voltare pagina. Errore. Perché quando divenni in pace con il cuore e il ricordo di F. si chiuse in modo costruttivo, ciò non diminuì. Aumentò, in modo costante e continuo.

Ve ne ho parlato tantissime volte. E tutte queste volte è stato bellissimo parlarne. All’inizio la chiamavo Persona Speciale, poi negli ultimi tempi a tratti è diventata semplicemente lei.

Momenti indimenticabili. Passati ma come fossero presenti ed attuali. Le piccole gioie impagabili ed insostituibili, i battiti che alle volte facevano prendere paura dalla loro velocità. E poi le lacrime amare, odiose, lunghe, incessanti, ma che rispenderei tutte. Se dovessi rivivere da capo le riverserei di nuovo. Anche il doppio, il triplo, e mille volte più. Come le ultime che ho mentre digito. Valgono tutte, nessuna esclusa. Evitarle non sarebbe stato meglio. Forse addirittura peggio. Ho sempre sostenuto che vale sempre la pena di provare un sentimento. Sempre. E se significa piangere, ebbene eccomi. Son qua.

Ma eravamo rimasti alla data giusto? Già.

Quel che è successo quel martedì… È accaduto ciò che rischiava di profilarsi da tempo. Semplicemente c’è stato un chiarimento. Chiaro, definitivo, lampante. Quasi mi vergogno a dirlo. Però abbiamo definito ciò che rimaneva un’incognita, abbiamo “messo i paletti”. Cosa è dentro e cosa è fuori.

Amici. Tutto qua.

Abbiamo definito che lo siamo, e anche che di più non può essere. Da due dubbi una certezza. In fin dei conti ci ho guadagnato. Ora è tutto ben dichiarato, quel che c’è, quel che non c’è. Ora è presente il limite, basta solo non varcarlo. È stata un po’ dura, i primi giorni farsi uscire dalla testa tutti i pensieri in più, che tra amici non ci sono. Ora invece sono più quieto. Ho cambiato l’header, che rappresentava allegoricamente lei. Poi altri piccoli dettagli, sempre riferiti a questo sentimento, non solo sul blog.

Una cosa è certa, avendo dovuto cambiare occhi, e potendo scegliere avrei optato per delle lenti a contatto colorate.

Magari ce le avevano pure azzurre…

Ehi, un momento, ferma! Ciak! Stop! Non credere possa finire qui!

Questo è all’incirca ciò che mi sono detto mentalmente alcuni giorni dopo. Quando c’è stata la ricaduta. Quasi al livello di avere gli incubi, ci mancava poco ormai. E sarebbe continuato il post con uno sfogo forse esagerato. Contro la società, contro le persone povere dentro che vincono sempre a questo mondo. In effetti in parte anche giustificato dai fatti, ma comunque per certi versi ingiusto.

Ripensando a tutti gli attimi, i sentimenti e le emozioni, di colpo strappatemi. Ma non è esattamente così. Come ho potuto verificare, ascoltando in breve tempo tutte le canzoni dei miei cd che parlano di storie finite, di sentimenti dolorosi e affini, anche mettendo il loop infinito è tutto inutile. Non si dimentica. È impossibile. Allora resta solo una cosa da fare: capire una semplice differenza.

Può sembrare contraddittorio, io che ho sempre detto di esserci, di non scappare, ora accetto così questo fatto. No. Sbagliato di nuovo. Il fatto è che qui si tratta di dimostrare quanto si vuole bene ad una persona. E se io sono disposto anche a non dimostrare più sentimenti significa che ci tengo veramente molto al suo bene. Se vogliamo, è meglio anche per me.

Qualche dettaglio in più sull’header. Un gatto nero ed un tramonto. Se vogliamo, il gatto nero sono io, coi miei nuovi occhi risplendenti e sempre all’erta. L’orizzonte perché sono sempre stato animato dal desiderio di guardare lontano. E credo di farlo anche questa volta.

Poi vedete, come tutte le cose alla fine arriva la calma, come nella poesia La mia sera di Giovanni Pascoli. Prende forma in un semplice parlare del più e del meno. O nella sua risposta ai miei auguri di compleanno un paio di giorni fa. Vedete, improvvisamente quando è presente, quando ci parlo, di qualsiasi cosa, la sua naturalissima semplicità mi placa. E l’agitazione scompare. È una sorta di magia. Ed anche da semplice amica sussiste.

Ora sto cercando quindi di avere quel pizzico necessario d’indifferenza. Ironia.




Gestire completamente la Psp con Linux

30 03 2008

Personalmente non amo in modo eccessivo le Playstation, preferisco le console Nintendo. Tuttavia, avendo saputo che mia cugina stava mettendo da parte degli spiccioli per comprarsi il PSP Media Manager (detto anche “buttare via 20 euro”) ho cercato immediatamente una soluzione per evitarle questo gesto incauto.

psp-media-manager.png

Vade retro

Nel giro di qualche minuto ho trovato QPSPManager (che è pure multipiattaforma). Ho poi verificato anche che per gestire foto e musica non c’è bisogno di alcun programma.

Ma andiamo con ordine.

Installazione di QPSPManager

qpspmanager-screenshot.png

Sarebbe il caso di dire agli sviluppatori di mettere degli screenshots del programma in Linux

Ho pensato di scrivere questa guida anche perché compilare questo programma può spiazzare un poco inizialmente, e le informazioni che si trovano in rete non sono molto aggiornate.

Per prima cosa preleviamo il pacchetto dei sorgenti dalla sezione download del sito. Dopodiché scompattiamoli sulla scrivania utilizzando semplicemente l’utilità grafica per gli archivi.

A questo punto apriamo il terminale e spostiamoci nella directory in questione:
cd ~/Scrivania/qpspmanager-2.0.2Ora installiamo le librerie di sviluppo delle Qt4, necessarie alla compilazione:
sudo aptitude install libqt4-devA questo punto eseguiamo la compilazione vera e propria:
qmake-qt4
make
Inutile provare con make install, almeno al momento in cui scrivo, in quanto nel Makefile non è prevista nessuna azione per questa operazione. Il programma è quindi compilato e non ha bisogno di essere installato. Per usarlo basta aprire l’eseguibile che si trova nella cartella bin all’interno di quella dei sorgenti.

Ora un piccolo consiglio da parte mia. Se, come è successo a me, non gradite molto l’aspetto grafico Plastique delle Qt4, allora installate i pacchetti qt4-qtconfig e kde4-style-qtcurve. A questo punto aprite le preferenze delle Qt4 dal menù Sistema > Preferenze e applicate lo stile Qtcurve.

L’integrazione magari non sarà perfetta, in compenso assume gli eventuali schemi di colore di Kde3 ed ha un aspetto molto gradevole.

qt4-qtcurve-ui.png

Un piccolo pezzetto dell’interfaccia: a me non dispiace

QPSPManager gestisce i salvataggi, le applicazioni, i video e le iso. Insomma praticamente tutto ciò che serve. Se per caso c’è qualche problema con la conversione video potete vedere come installare tutti i codec su Ubuntu grazie alla mia guida.

Gestione di foto e audio sulla Psp

Quila faccenda è molto semplice. Collegate la Psp al computer mediante usb e aspettate che compaia sula scrivania. Apritela (se non lo fa in automatico) e entrate nella cartella PSP. Mettete gli Mp3 dentro la cartella MUSIC e le immagini dentro la cartella PHOTO. Ricordate solo di non creare più di un livello di sottocartelle nella directory MUSIC, e presumo anche in quella PHOTO, altrimenti i file contenuti non saranno letti.

Ecco fatto.

Solo un’ultima cosa prima di chiudere, ricordatevi di fare sempre la rimozione sicura del dispositivo prima di staccare il cavo.

Riferimenti:




AllTray funzionante anche con Compiz

30 03 2008

Avevo sentito parlare di questo programmino diverso tempo fa (quasi un anno!) sul blog di Cubox.

Purtroppo non avevo potuto mai usarlo perché con Compiz semplicemente non funzionava. Qualche giorno fa avevo voglia di cercare una soluzione, ed ho trovato questo.

La finestra principale di VirtualBox dà sempre un pochino fastidio…

Un piccolo consiglio, state solo attenti a non cliccare sulla barra del titolo di una finestra, ma dentro la finestra stessa.




Piccolo post flash

27 03 2008

Mi fermo solo 2 minuti qui a postare e poi proseguo. Ora come non mai sento quanto mi trovo in difficoltà a scrivere sul blog.

Per carità è solo da due giorni che non posto, niente di che beninteso. Ma con tutto quello che dovrei postare mi pare un’eternità. In questi ultimi giorni mi sento pieno come un uovo di impegni…

Come sapete sabato ho un talk da fare ed ho finito solo poco fa di scriverne il testo che dovrò ora studiarmi ben benino, poi ho cambiato header e c’è tutto un discorso da fare, ci si è messa di mezzo pure la scuola che ha ripreso ed ho anche dovuto studiare perché domani ho una verifica e pure un’interrogazione… E poi è successa una cosa “da post personale” che mi ha abbastanza scombussolato (e ritorna il discorso dell’header) e nonostante sia una cosa che lascia il segno, sono costretto a fare come se nulla fosse e sudare sette camice.

Accidenti, sento un gran bisogno di un po’ di respiro. Ora meglio che mi prenda una breve pausa.

A presto, contateci.